PATRIZIA REGGIANI "SPENNATA" DA CONSULENTI E FINTI AMICI -  IN 8 FINISCONO SOTTO ACCUSA PER CIRCONVENZIONE DI INCAPACE – TRA LORO LOREDANA CANÒ (EX COMPAGNA DI CELLA), AVVOCATI, MANAGER DI SOCIETÀ IMMOBILIARI. LA “FRAGILITÀ PSICHICA” DI PATRIZIA REGGIANI (GIÀ CONDANNATA A 26 ANNI PER IL DELITTO DI MAURIZIO GUCCI) INDOTTA DALLE CONSEGUENZE NEUROLOGICHE DI UN’OPERAZIONE…

Luigi Ferrarella per corriere.it

 

 

patrizia reggiani

Un tesoro ambulante ma influenzabile a motivo della «fragilità psichica» indotta dalle conseguenze neurologiche dell’asportazione di un tumore al cervello, insomma una gallina dalle uova ancora d’oro che, anche una volta tornata libera dopo aver scontato i 26 anni di condanna come mandante dell’omicidio del marito stilista Maurizio Gucci, tanti finti amici e consulenti intorno a lei avrebbero in vario modo e in misure diverse «spennato»:

 

è in questa chiave di lettura sulla sorte di Patrizia Reggiani che la Procura di Milano, in un avviso di conclusione delle indagini iniziate dalla Guardia di Finanza un anno fa, ora formula la contestazione dell’ipotesi di reato di concorso in circonvenzione di incapace a 8 persone in teoria molto distanti tra loro, quali la sua ex compagna di cella a San Vittore , Loredana Canò , installatasi a titolo di «assistente» contrattualizzata e convivente nella favolosa villa milanese di Reggiani, infine «sfrattata» dai magistrati.

LE NOZZE TRA MAURIZIO GUCCI E PATRIZIA REGGIANI

 

 

Poi c’è l’avvocato Daniele Pizzi, legale già alla ribalta delle cronache quale parte civile per la famiglia di Lidia Macchi nei processi per l’assassinio della studentessa 35 anni fa, ma qui indagato quale ex «amministratore di sostegno» nominato dal Tribunale a Patrizia Reggiani nel 2019 su richiesta proprio della madre Silvana Barbieri, timorosa che alla propria morte il proprio patrimonio (tra cui la villa in centro a Milano e un capannone di 10 mila metri quadri in via Mecenate) venisse dissipato dalla figlia erede.

 

PATRIZIA REGGIANI NEL 1998

Altri addebiti sono mossi all’avvocato Maurizio Giani, già legale della scomparsa (nel 2019) 92enne madre della Reggiani, poi suo esecutore testamentario, il quale per i pm si sarebbe approfittato appunto di Silvana Barbieri per indicarsi presidente a vita di una Fondazione che il testamento beneficiò di un complesso immobiliare da almeno 14 milioni dietro la Stazione Centrale (130 tra appartamenti e negozi e box affittati) e del diritto a 4 milioni cash (di cui sinora versati 100.000 euro).

 

Indagati anche il consulente per gli investimenti Marco Chiesa, gli ex vertici di due società immobiliari della Reggiani, Maria Angela Stimoli e Marco Riva, giovane manager dello sport e presidente del Coni Lombardia, e con Pizzi (per l’ipotesi di corruzione nella retrocessione di parte di una parcella)

 

DANIELE PIZZI PATRIZIA REGGIANI

i revisori Mario Wiel Marin e Marco Moroni. L’inchiesta del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e della pm Michela Bordieri era scaturita dalla decisione della giudice tutelare Ilaria Mazzei di disporre verifiche (affidate al nuovo amministratore di sostegno Marco Accolla) sulla congruità dei rendiconti delle uscite per 3 milioni di euro in due anni dal patrimonio di Patrizia Reggiani, e dalla deposizione in Procura di Allegra Gucci, una delle due figlie di Reggiani, alla quale una sentenza della Cassazione del 2020 aveva imposto di corrispondere alla madre (pur mandante dell’omicidio del padre) un vitalizio di 1,1 milioni di franchi l’anno e 35 milioni di arretrati.

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