nicolas maduro

PER CATTURARE MADURO GLI AMERICANI SONO STATI AIUTATI DA UNA TALPA? - I SERVIZI SEGRETI STATUNITENSI POTREBBERO AVER CERCATO UNA SPONDA ALL’INTERNO DELL’APPARATO MILITARE LOCALE - PER QUANTO IL BLITZ DELLA DELTA FORCE SIA STATO EFFICIENTE, È INEVITABILE IMMAGINARE CHE QUALCUNO ABBIA FACILITATO LE COSE, IN UN PAESE SOFFOCATO DA CONTROLLI AL LIMITE DELLA PARANOIA – IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO HA CONFERMATO DI AVER OFFERTO “PIÙ VOLTE” UNA “VIA D’USCITA” A MADURO. QUALE? NESSUNO LO HA SPIEGATO. E’ STATO OFFERTO UN SALVACONDOTTO PER RISPARMIARGLI IL PROCESSO NEGLI STATI UNITI?

ARRESTO DI NICOLAS MADURO

Estratto dell’articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera”

 

L’operazione «Maduro out» è cominciata la scorsa estate, quando Donald Trump autorizzò la Cia a condurre «azioni sotto copertura» in Venezuela. Nel concreto: spiare i movimenti del leader, studiare le sue basi di appoggio e la sua rete di protezione. Gli agenti della Cia si muovono sotto traccia, coniugando i vecchi metodi di infiltrazione con le tecnologie più avanzate, come i droni.

 

È plausibile, anche se ieri Donald Trump non ne ha fatto cenno nella lunga conferenza stampa da Mar-a-Lago che, nello stesso tempo, i servizi segreti Usa abbiano cercato una qualche sponda all’interno dell’apparato militare locale. Per quanto il blitz americano sia stato efficiente, è inevitabile immaginare che qualcuno abbia facilitato le cose, in un Paese da anni soffocato da controlli al limite della paranoia.

 

Negli ultimi mesi, su una corsia parallela, il segretario di Stato, Marco Rubio, negoziava sotto banco con Maduro e sondava le figure più in vista del regime. Lo stesso Rubio, ieri ha confermato di aver offerto «più volte» una «via d’uscita» all’autocrate di Caracas. Quale?

VENEZUELA - IL DISPIEGAMENTO DI MEZZI PER LA CATTURA DI NICOLAS MADURO A CARACAS

 

Nessuno lo ha spiegato. L’amministrazione Trump era pronta a offrire un salvacondotto al dittatore sudamericano, risparmiandogli il processo negli Stati Uniti? È uno delle diverse zone oscure di questa vicenda. In ogni caso, Washington, si è mossa su due livelli. Da una parte con una trama di spionaggio tessuta dalla Cia e dall’Fbi; dall’altra con un approccio politico.

 

Fallita la trattativa, il team politico, formato da Rubio, dal segretario alla Guerra, Pete Hegseth e dal consigliere per la Sicurezza interna, Stephen Miller, ha pianificato l’incursione, naturalmente insieme con i generali coordinati dal capo di stato maggiore delle forze armate, Dan Caine. Trump aveva approvato il piano quattro giorni prima, subito dopo Natale, ma le cattive condizioni del tempo avevano consigliato di aspettare il momento propizio.

VENEZUELA - L'OPERAZIONE DEGLI STATI UNITI PER LA CATTURA DI NICOLAS MADURO A CARACAS

 

L’ora X scatta quando a Washington sono le 22.46 di venerdì 2 gennaio (in Italia, le 4.46 di sabato 3 gennaio). La mobilitazione coinvolge reparti dei marines, dell’aviazione e soprattutto gli squadroni speciali anti-terrorismo Delta Force. Decollano oltre 150 jet da 20 basi, dislocate sulla terraferma, non solo negli Stati Uniti, o sulle portaerei. Lo schieramento è impressionante, una specie di campionario della potenza Usa: dagli F-35 ai bombardieri B-1, oltre ai droni e gli elicotteri. Per Trump è «la più imponente azione dai tempi della Seconda guerra mondiale».

 

DONALD TRUMP SEGUE IN DIRETTA LA CATTURA DI NICOLAS MADURO

Le informazioni satellitari e le unità di intelligence nascoste a Caracas guidano l’avvicinamento della formazione aerea. È notte fonda quando i jet bombardano almeno quattro obiettivi nella capitale e dintorni: il porto La Guaira, l’aeroporto Higuerote e le postazioni de La Carlota e, infine, il vero obiettivo, il complesso militare super vigilato di Fuerte Tiuna dove Maduro dorme con la moglie Cilia Flores.

 

Per gli americani è fondamentale mantenere il fattore sorpresa: un solo errore e si rischia il fallimento. Il generale Caine ieri ha spiegato che erano stati studiati tutti i dettagli per «minimizzare» i danni ai civili. […] gli elicotteri Apache con a bordo le unità dei Delta Force. Alle 2.01, ora di Caracas (l’una a Washington e le 7 in Italia), gli incursori entrano nel perimetro del compound di Fuerte Tiuna.

 

Fanno saltare la corrente, superano le barriere di protezione e penetrano all’interno.

DONALD TRUMP SEGUE IN DIRETTA LA CATTURA DI NICOLAS MADURO

Trump davanti alle telecamere ha commentato: gli scontri sono stati violenti. […] La coppia presidenziale riposa al piano terra. In 46 secondi, stando alla versione di Trump, i «Delta» irrompono nella camera da letto. Maduro ha solo il tempo per alzarsi e tentare di rifugiarsi in un ambiente attiguo, una specie di bunker con la porta d’acciaio.

 

Ma fa pochi passi, si volta verso la moglie immobile nel letto. Viene bloccato. È già in manette. Sono gli agenti dell’Fbi a notificargli il mandato di arresto spiccato dai magistrati di New York, perché, ha osservato Rubio, questo non è «un atto di guerra», ma «l’esecuzione di un ordine ricevuto dai giudici americani».

 

DONALD TRUMP SEGUE IN DIRETTA LA CATTURA DI NICOLAS MADURO

La missione è quasi conclusa, ma manca il passaggio forse più delicato: portare fuori velocemente i due prigionieri, caricarli sugli elicotteri e uscire dallo spazio aereo del Venezuela. Al largo della costa è in attesa una squadra della marina militare Usa, guidata dalla portaerei Iwo Jima. Alle 4.29 locali (le 3.29 a Washington e le 9.29 in Italia) gli Apache si posano sul ponte della grande nave. […]

DONALD TRUMP E NICOLAS MADURO

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