striscione di auguri a fidel castro a roma

HASTA LA VICTORIA - FIDEL COMPIE 90 ANNI E DUE FAMIGLIE ROMANE GLI FANNO AUGURI CON UN CARTELLONE SULLA VIA CRISTOFORO COLOMBO - BUON COMPLEANNO COMANDANTE!

Articolo di Norberto Fuentes per “la Repubblica” - (Traduzione di Fabio Galimberti)

 

fidel castro nel 1945fidel castro nel 1945

Ho conosciuto un gigante nascosto dietro cortine di eroismo e imbrogli IL 31 agosto 1986, dopo un interminabile viaggio di 17 ore dall' Avana, con scalo a Ilha do Sal, di fronte a Capo Verde, Fidel Castro arrivò a Harare, la capitale dello Zimbabwe, per prendere parte alla conferenza dei Paesi non allineati.

 

Si insediò nel villino alla periferia della città che gli esperti del ministero dell' Interno avevano comprato e preparato per lui, e che successivamente sarebbe servito come residenza permanente dell' ambasciatore cubano.

 

C' era un giardinetto con un muro intorno accanto alla porta principale, e il villino era isolato e il mezzogiorno tranquillo quando Fidel uscì dalla casa nel piccolo cortile, infagottato in una vestaglia viola che gli scendeva fino alle caviglie e con le pantofole.

 

FIDEL CASTROFIDEL CASTRO

Fece qualche passo con le mani infilate nelle tasche della vestaglia quando si accorse della presenza di una dozzina di suoi collaboratori accalcati nel parcheggio adiacente alla recinzione, e rientrò in casa.

 

A quel punto a uscire fu il colonnello Joseíto (José Delgado), il capo della sua scorta, che andò dal gruppetto e disse, in tono di vera e propria supplica: «Signori, cazzo, vi prego di uscire da quell' ingresso e non guardare più da questa parte, così lui potrà credere di essere solo». In tutto il tempo che ho trascorso vicino o insieme a Fidel, questo è il momento più patetico che conservo nella memoria.

 

Troppo intelligente per non sapere che la sua solitudine era impossibile, sembrava accontentarsi di credere in un' illusione. Eppure - e questo si dava per scontato - era una solitudine che veniva garantita con il dispiegamento di una compagnia rafforzata dei ranger delle Truppe speciali, portata dall' Avana per l' occasione e armata addirittura di missili antiaereo portatili.

FIDEL E RAUL CASTROFIDEL E RAUL CASTRO

 

Implicito nella scena, quel vago patetismo (termine che non uso in senso peggiorativo), è debitamente rivelatore di una personalità in lotta permanente per assicurarsi un perimetro di intimità e renderlo inviolabile. Questo veniva espresso, o per meglio dire giustificato ideologicamente, in molti modi, e tra l' altro garantiva alcuni vantaggi inaspettati.

 

L' idea, per usare le parole dello stesso Fidel, era che la sua vita personale non doveva mischiarsi con la sua vita politica. In quel caso, per decantazione, niente di meglio che la sua guardia pretoriana per tracciare e difendere la frontiera.

 

Era qui che faceva atto di presenza la sua vera preoccupazione: disporre del miglior servizio di scorta del mondo. Idea e scorta che più tardi gli sarebbero servite (com' era logico) per darsi alla pazza gioia in festini organizzati sfruttando le sue misteriose case di sicurezza o, come successe in un periodo, per eludere la costante persecuzione che Celia Sánchez, sua compagna di guerriglia sulla Sierra Maestra, gli scatenò contro per tutta Cuba quando seppe dei suoi amoreggiamenti con Dalia Soto del Valle.

bergoglio fidel castrobergoglio fidel castro

 

Per quanto riguarda la sua famiglia, vale la pena di dire, questo concetto di roccaforte protetta fu difeso con un accanimento ancora più forte. Sto parlando della famiglia vera, di questa signora, sua moglie, Dalia, e dei cinque figli che ha avuto con lei, in ordine decrescente: Alex, Alexis, Alejandro, Antonio e Ángel.

 

Occasionalmente, negli ultimi tempi, uscivano fuori alcune foto dell' intimità familiare e venivano pubblicate fuori da Cuba, ma la spiegazione delle autorità su queste indiscrezioni era di rassegnazione: normale che succedesse, perché ognuno dei ragazzi era cresciuto e aveva preso la sua strada. In realtà, a guardar bene, nonostante le rare foto pubblicate su riviste scandalistiche fuori da Cuba, si è trattato di un trionfo del servizio di sicurezza personale, perché fino alla maggiore età nessuno aveva mai potuto vedere neanche una foto dei ragazzini.

 

fidel castro con la tuta adidas 659848fidel castro con la tuta adidas 659848

Tutto nasceva, originariamente, da un criterio elaborato da Fidel, che era politico (anche se lui voleva riconvertirlo in una questione di sicurezza): secondo le sue stesse parole, pronunciate molte volte nella cerchia dei suoi amici più stretti, il criterio era non contaminare la sua famiglia con il resto dei suoi subordinati.

 

E non valeva solo per il volgo. Nemmeno Raúl Castro per molto tempo ebbe accesso a quella famiglia e a quelle case. Raúl era pazzo di felicità il giorno in cui suo figlio Alejandro, che aveva già più di vent' anni, conobbe finalmente per caso, a una festa, due dei suoi cugini, figli di Fidel. Fu un momento di esaltazione per il generale dell' esercito e capo delle forze armate (e attuale presidente della Repubblica) quando ne fu informato, e chiamò i subordinati che stavano lì in quel momento e li mandò a cercare della vodka per brindare all' incontro. E non era solo il contatto con qualche cugino.

 

FIDEL CASTRO CON IL ROLEXFIDEL CASTRO CON IL ROLEX

L' accesso di Raúl e dei suoi familiari, come di qualsiasi altro cittadino, alla piscina termica coperta della famosa clinica Cimeq era proibito quando doveva usarla Dalia. Le spiegazioni per la condotta di Fidel e per il manto di protezione in cui faceva vivere la sua famiglia potevano essere molteplici, ma l' argomento di fondo andava sempre a parere, inesorabilmente, sulla Cia. È chiaro che si trattava anche di una spiegazione per l' esterno. Io direi che le ragioni possono essere intime come rivelò il colonnello Joseíto quella mattina a Harare: sentirsi solo.

 

Cosicché, finora, quello che abbiamo avuto è un uomo che emette segnali di distrazione in maniera costante, metodica. Insomma, un uomo rivestito di una corazza di enigmi e che poteva contare sull' apparato repressivo di uno Stato per conseguire il suo obbiettivo. Un obiettivo che ora, con il passare del tempo e nel momento in cui compie novant' anni, domani, ci appare indistinto, rarefatto. In che direzione andava?

fidel castro che guevarafidel castro che guevara

 

O peggio ancora, in che direzione ci portava? Novant' anni, per Dio. Se togliamo dal conto i primi, investiti nella bucolica infanzia del figlio di un latifondista, e nella sua necessaria istruzione, e nella sua attività di campione di pallacanestro sotto l' egida dei gesuiti, il resto, settant' anni e più, da quando cominciò il suo addestramento di politico e pistolero all' Università dell' Avana fino a quando si è guadagnato il posto di ultimo leader del movimento comunista internazionale, quello che ci si para davanti è un gigante, che ci sfugge dietro cortine di fumo, imbrogli, manovre di occultamento e circoli ristretti.

 

1 fidel castro1 fidel castro

 

È curioso che quest' uomo, che tutti noi che siamo stati suoi contemporanei in qualche momento abbiamo venerato, e perfino amato, rimanga ancora un enigma, e che alla fine l' unica cosa che ci lascerà di se stesso sarà un' astrazione.

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