PER UN PUGNO DI EURO – L'ITALIA RISCHIA DI RESTARE INTRAPPOLATA NELLA PROCEDURA UE PER DEFICIT ECCESSIVO PER APPENA 2,3 MILIARDI: È QUANTO VALE QUEL DECIMALE STIMATO DALL'ISTAT CHE PORTA L'INDEBITAMENTO ITALIANO DEL 2025 AL 3,1%, MENTRE PER RIENTRARE NEI PARAMETRI DI MAASTRICHT IL TARGET DA CENTRARE È INFERIORE AL 3% – SE EUROSTAT IL PROSSIMO 22 APRILE CONFERMERÀ QUESTO DATO, L'ADDIO ALLA PROCEDURA SLITTEREBBE AL 2027. UNA BEFFA CHE COSTRINGEREBBE IL GOVERNO A RIVEDERE TUTTA LA STRATEGIA ECONOMICA...
Estratto dell’articolo di Luca Monticelli per “La Stampa”
GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE
L'Italia rischia di restare intrappolata nella procedura Ue per deficit eccessivo per soli due miliardi. Vale infatti circa 2,3 miliardi di euro quel decimale stimato dall'Istat che porterebbe l'indebitamento italiano del 2025 al 3,1%, mentre per rientrare nei parametri di Maastricht il target da centrare sarebbe inferiore al 3%.
Far sballare i conti di due miliardi su una spesa pubblica complessiva che viaggia intorno ai 1.200 miliardi l'anno è un'inezia, che però potrebbe costringere il governo a rivedere tutta la strategia economica.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti è rimasto sorpreso dalla previsione Istat e ha voluto sottolineare la natura provvisoria del dato. Il problema è che è molto complicato, per non dire quasi impossibile, che quel 3,1% già trasmesso a Eurostat possa essere rivisto al ribasso fino a una soglia inferiore al 3%.
giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse
L'Istituto nazionale di statistica ha spiegato che il «conto consolidato delle amministrazioni pubbliche» è suscettibile di modifiche a conclusione del processo di notifica per deficit eccessivo entro il 21 aprile 2026, «se dovessero essere disponibili informazioni più aggiornate». Poi, il 22 aprile Eurostat procederà al processo di validazione.
Ma risulta difficile pensare che, in questo mese e mezzo che manca alla validazione Ue, l'Istat possa notificare una revisione di oltre due miliardi di indebitamento netto. Basta guardare le serie storiche per capire che le revisioni precedenti delle comunicazioni tra marzo e aprile si attestano sui 100-150 milioni. Mediamente l'aggiustamento si aggira sul 10% di un decimale.
Per il governo Meloni sarebbe una beffa, se si considera l'attenzione e la prudenza sui conti che tanti mal di pancia hanno provocato nella maggioranza, tanto da sfiorare la crisi durante l'esame della legge di bilancio di dicembre. Il deficit in discesa dal 3,4% al 3,1% sarebbe una bella notizia se quel decimale non fosse fondamentale per chiudere la procedura.
Quali calcoli non hanno funzionato? Il ministro Giorgetti l'ha detto subito: una coda del Superbonus che nel 2025 ha causato altri 5,3 miliardi di euro di oneri a carico dello Stato.
Non sembrano invece aver impattato sui saldi i prestiti del Pnrr a fine corsa.
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Se Eurostat confermerà il deficit 2025 oltre il 3%, l'addio alla procedura slitterebbe al 2027, il che comprometterebbe la possibilità per l'Italia di accedere alla clausola di salvaguardia nazionale che garantisce di escludere la spesa militare aggiuntiva dai calcoli del deficit fino all'1,5% del Pil.
Non è vietato utilizzare la flessibilità Ue per le spese militari con una procedura aperta per l'indebitamento, ma significherebbe rimandare l'uscita dalla sorveglianza di Bruxelles tra parecchi anni. A questo punto, il governo, per non appesantire ulteriormente i conti, potrebbe rinunciare anche ai 15 miliardi di euro di prestiti del programma europeo Safe che Roma vorrebbe utilizzare per la Difesa.
L'ultimo aspetto che preoccupa la maggioranza riguarda la legge di bilancio dell'autunno prossimo, che qualcuno vorrebbe "elettorale" per tirare la volata alle elezioni del 2027. Il Tesoro, infatti, sperava di utilizzare almeno un decimale di extra deficit senza superare il tetto della spesa primaria, quindi due miliardi abbondanti per finanziare alcune misure, ma questi margini sarebbero azzerati in presenza di uno sforamento dei vincoli del Patto di stabilità. [...]
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