CHIUNQUE CIANCIA DI “RIFORMA DELLA GIUSTIZIA” E PRIMA DI PARLARE DI INDULTO, SPIEGHI PERCHÉ A BARTOLOMEO GAGLIANO VENIVANO DATI PERMESSI PER USCIRE DAL CARCERE NONOSTANTE OMICIDI, STUPRO, RAPINE E TENTATE FUGHE

Massimo Numa per ‘La Stampa'

Stivali da cowboy bianchi. Jeans e borchie. I capelli ricci e neri afro. Occhiali Ray-Ban a specchio. Giubbotto di pelle e bandana rossa. Varianti: barba e baffi, fascia sui capelli, collane etniche. Vistosi anelli alle dita.

Sulla spiaggia di Celle Ligure c'è questo ragazzo dalla pelle scura, gli occhi neri e profondi, sembra uscito da uno screen-play di Quentin Tarantino. E' il 16 gennaio 1981. Cammina sulla sabbia, gli stivaletti in mano «per non rovinarli», dice a chi lo cattura. Si chiama Bartolomeo Gagliano, ha 22 anni, un padre camionista di origine siciliana, emigrato da tempo a Savona, e già una passione sfrenata per le prostitute da strada.

Ne ha appena uccisa una, l'ha lapidata su una piazzola dell'autostrada Genova-Savona. Perché? «Mi stavo per sposare, lei voleva dire tutto alla mia fidanzata». Sequenze horror. La picchia un po', «appena un po'», poi cerca di soccorrerla ma cambia idea e le sfonda la testa con una grossa pietra. Lascia lì la 124 del padre accanto e se ne va a piedi.

Dalla collina alla spiaggia, nel crepuscolo di una giornata ventosa e piena di sole. Bartolomeo ha una strana idea della vita e della morte. Uccidere è niente. Lo condannano a 10 anni di manicomio criminale. I periti sono convinti: è un malato. Uomini e donne sono pupazzi da attivare quando servono e da spegnere se danno fastidio, se si ribellano, se pretendono, se costituiscono un simbolo, anche del Male.

A volte - nella lunga catena di tentati omicidi - qualcuno per caso si salva dalla furia omicida ma lui non ha mai rancore, neanche li ricorda tutti, figurarsi le ragioni. Evade nell'83 (conflitto a fuoco con i carabinieri) e nell'89. Ripreso nel febbraio '90. Entra e esce, grazie ai permessi. Quando glieli negano, protesta e tenta il suicidio. Quasi sempre tagliandosi le vene.

Nel frattempo uccide, ferisce, sevizia. I poliziotti si ritrovano poi di fronte un uomo meditabondo, riflessivo, suadente. Si esprime con una rozza retorica. «Se ho sparato e non ho ucciso è perché all'ultimo una forza soprannaturale ha deviato la mia mano, sono uno strumento divino, agisco e decido chi vive e chi muore».

Ok. Ma il travestito sudamericano ucciso a Genova l'11 febbraio 1989, assieme all'altro «vendicatore», Francesco Sedda, omicida malato di Aids, compare di sangue e di vendetta? «Portatori di malattie e di corruzione», si giustifica. Gli hanno sparato in faccia e preso a calci il cadavere. Ridevano ed erano felici, del sangue, delle contorsioni, dello «sguardo stupito» della vittima.

Il 14 febbraio se li ritrova davanti Francesco Panizzi, un trans conosciuto come Vanessa. Pensa a una rapina ma Bartolomeo gli infila in bocca la canna di una Beretta 7,65 e spara. Vanessa muore. Il cliente pensa sia una rapina e vuole dare soldi ai due. Loro lo irridono. Il giorno dopo, l'Opel Corsa di Gagliano e Sedda si ferma vicino a Laura Baldi, prostituta. Neanche una parola. Bartolomeo, con la chioma nera e ricciuta, il «velo di barba», le spara in gola.

«Zampillava come una fontana - racconta compiaciuto - è morta?». No, gli rispondono i poliziotti che l'hanno appena fermato un posto di blocco. Nel marzo '90 fugge di nuovo. Questa volta ha una fidanzata, Sabrina Ammannati. È con un amico, il pluri-omicida Fabrizio Allegra, di Varallo Sesia. Sabrina la trovano in fin di vita in un residence alla periferia di Firenze. Un colpo di pistola calibro 7,65 (l'arma con matricola abrasa è stata trovata nell'abitazione) le ha sfracellato il mento. Si salva. «Era un gioco erotico, mi è partito un colpo per sbaglio», precisa con dovizia di particolari hard.

Piovono condanne e altri periodi di internamento. Da allora a oggi ancora rapine, estorsioni. Persino uno stupro, a Savona. Nel 2006, di nuovo in permesso, entra nell'auto di una ragazza e la violenta. Riconosciuto e arrestato, rimedia nel 2008, altri 4 anni e 6 mesi di carcere. E altri permessi.

 

 

LE VITTIME DI BARTOLOMEO GAGLIANO BARTOLOMEO GAGLIANO BARTOLOMEO GAGLIANO BARTOLOMEO GAGLIANO BARTOLOMEO GAGLIANO BARTOLOMEO GAGLIANO BARTOLOMEO GAGLIANO BARTOLOMEO GAGLIANO

Ultimi Dagoreport

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…

elly schlein giuseppe conte roberto vannacci

FLASH – IL CAMPO LARGO LITIGA ANCHE SU VANNACCI! SCHLEIN, CONTE E COMPAGNI SONO DIVISI SU COME FRONTEGGIARE LE SPARATE E I VIDEO INDECENTI DELL’EX GENERALE - C’È CHI VORREBBE DENUNCIARLO, PRENDERLO DI PETTO E INCALZARLO PER LA SUA PROPAGANDA NEO-FASCIA CONVINTO CHE VADA ARGINATO CON LE CATTIVE. MA ALTRI, TRA CUI GIUSEPPE CONTE, CHE INVECE PENSANO SIA MEGLIO LASCIARLO SCORRAZZARE LIBERO. IL RETROPENSIERO È: “PIÙ CRESCE VANNACCI, PEGGIO È PER LA MELONI” (ALMENO FINCHÉ NON SI ALLEANO)

giuseppe conte elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - MENTRE CASA ITALIA BRUCIA, TRA PISTOLERI E GENERALI, NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL "CAMPO LARGO" VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE MODERATE E RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL'ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA - SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO A FAVORE DI UN "PAPA STRANIERO" (IL FAVORITO E' ROBERTO GUALTIERI) - MA I DUE LEADER (SI FA PER DIRE) NON RIESCONO A FICCARSI NELLA TESTA CHE, IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...