covid ospedali

“PENSARE DI TRATTARE IL COVID COME UNA SEMPLICE INFLUENZA È INACCETTABILE” (TE CREDO: È 10 VOLTE PIÙ LETALE) - IL PROFESSOR MASSIMO ANDREONI, PRIMARIO DEL REPARTO DI MALATTIE INFETTIVE DEL POLICLINICO TOR VERGATA DI ROMA: “UNA COSA È AFFRONTARE CON RAZIOCINIO QUESTA NUOVA FASE DELLA PANDEMIA, SAPENDO DI AVERE A DISPOSIZIONE ARMI COME VACCINI, MONOCLONALI E ANTIVIRALI, UN'ALTRA È PENSARE CHE NON SIAMO IN UNA FASE DELICATA” 

 

COVID VARIANTE OMICRON

Mauro Evangelisti per "il Messaggero"

 

«Ancora è presto. Pensare di trattare, dal punto di vista epidemiologico e di prevenzione, il Covid come una semplice influenza è inaccettabile. Io vedo che il nostro reparto si sta di nuovo riempendo e tra i pazienti più gravi molti sono stati contagiati dalla Omicron. Non deve passare la falsa notizia che questa variante non sia insidiosa. Certo, questi ricoverati non erano vaccinati».

 

ospedali covid 2

Il professor Massimo Andreoni è il direttore scientifico della Simit, la società italiana malattie infettive e tropicali. Ma è anche il primario del reparto di Malattie infettive di uno degli ospedali romani più importanti, il Policlinico Tor Vergata. «Mi creda - spiega - vedendo la pressione che c'è da noi come in tutti gli ospedali di pazienti Covid, l'idea di considerare già oggi il Covid alla stregua dell'influenza appare inopportuna. Magari potrà succedere in futuro, ma non siamo ancora in quella fase». 

 

covid in gran bretagna 6

STRATEGIA 

In Spagna il governo di Sanchez ci sta però pensando. E anche nel Regno Unito Boris Johnson, al di là dei suoi guai legati alla festa organizzata durante il lockdown, sta andando verso una normalizzazione. Una parte degli scienziati chiede di non fornire più i dati giornalieri dei contagi, considerati fuorvianti.

 

ospedali covid 3

 «Ma una cosa è mantenere i nervi saldi e affrontare con raziocinio questa nuova fase della pandemia, sapendo di avere a disposizione armi come vaccini, monoclonali e antivirali, un'altra è pensare che non siamo ancora in una fase delicata» allarga le braccia Andreoni. Tenendo conto che dovremo anche affrontare, nei prossimi mesi, il problema di una parte dei pazienti guariti che continuano a soffrire dei sintomi di long Covid, le conseguenze anche a lungo termine della malattia. 

ospedali covid 4

 

È un'altra differenza rispetto all'influenza, che una volta passata non lascia strascichi. Partiamo dai numeri. In Italia il monitoraggio dell'influenza, i cui dati vengono riportati sul sito dell'Istituto superiore di sanità-Epicentro, non sono dettagliati come quelli del Covid. Però la stima annuale, secondo ricerche che tengono conto anche dell'eccesso di morti rispetto all'atteso, fissa in 8.000 i decessi da influenza. 

COVID OSPEDALI

 

Non sono solo quelli diretti, ma anche quelli indiretti: magari l'influenza ha fatto aggravare altre patologie. In sintesi: 8.000 è un dato prudenziale. Il Covid ci ha abituato, purtroppo a cifre molto differenti. Nel 2021, dunque con il Paese di fatto aperto ma anche con lo scudo dei vaccini, i morti sono stati otto volte tanti rispetto all'influenza, 63.243. Il paragone, dunque, non regge. 

 

ospedali covid 9

Non solo: il Covid, rispetto all'influenza, incide molto di più sui sistemi sanitari e anche sull'economia, visto che oggi abbiamo 2,2 milioni di persone contagiate e prigioniere in casa (nella stragrande maggioranza dei casi per fortuna non sono in ospedale) che dunque non possono andare al lavoro. A questi vanno aggiunti i contatti stretti che, se non vaccinati con terza dose, devono comunque rispettare la quarantena. 

 

ospedali covid 8

Negli ospedali i numeri sono impietosi. Certo, anche l'influenza, nei suoi picchi stagionali, metteva in difficoltà in particolare i pronto soccorso, ma con Sars-CoV-2 sono i reparti a non reggere. Non esistono dati sui ricoveri per influenza, ma ciò che vediamo oggi, pur in presenza dello scudo dei vaccini, sono i posti letto occupati da pazienti Covid che continuano ad aumentare: siamo arrivati a 19.000. «Quando potremo cominciare a ragionare su un ritorno alla normalità - osserva il professor Andreoni - dovremo avere già rinforzato gli ospedali, aumentato i posti e il personale per rispondere a ogni ondata». 

ospedali covid 7

 

Non si fa dall'oggi al domani, perché mancano le figure professionali, non ci sono sufficienti medici e infermieri formati da assumere. Serviranno anche professionisti che si prendano cura delle persone che hanno superato l'infezione ma che soffrono di long Covid, cosa che normalmente con l'influenza non avviene. Di quanti pazienti stiamo parlando? 

 

STUDI 

ospedali covid 10

Alcune ricerche ipotizzano il 50% di chi è stato ricoverato in ospedale, un recente studio realizzato in Lombardia si ferma al 42%, ovviamente con una gradazione di gravità differente. Su 858 pazienti visitati dalle Pneumologie Lombarde, ha spiegato a Quotidiano sanità il dottor Michele Vitacca, Direttore Dipartimento Pneumologia riabilitativa ICS Maugeri «il 21 per cento era stato ricoverato in Terapia Intensiva, il 60 in ventilazione. Bene, solo il 58 per cento dei casi non presentava alcun livello di disabilità mentre rispettivamente il 20, il 12, il 6 e il 4 per cento avevano una disabilità lieve, media, avanzata o estremamente avanzata». 

 

ospedali covid 6

La ricerca conclude che gli effetti a lungo termine più frequenti sono di natura respiratoria, neurologica (nebbia cerebrale); ci sono anche la difficoltà di memoria, la cefalea, sintomi gastroenterici e cardiovascolari. Ma la situazione sta migliorando? «Abbiamo più armi - dice Andreoni - Un tipo di anticorpi monoclonali dà ottimi risultati anche con la Omicron, ma questo ci costringe ogni volta a fare il sequenziamento per non usare quelli sbagliati. Cominciamo a utilizzare il nuove retrovirale Molnupiravir, che però funziona solo a inizio della malattia e ancora non si può dare a tutti». 

ospedali covid 5

 

Presto arriverà quello di Pfizer. E poi abbiamo i vaccini, che per fortuna riducono i ricoveri. «Ma una cosa è dire che la situazione sta migliorando, un'altra è pensare che possiamo già considerare Covid alla stregua dell'influenza. Certo, la Omicron causa in percentuale meno ricoveri, ma grandi numeri, visto la sua trasmissibilità, manda molte persone in ospedale ed è anche letale. E ancora non sappiamo come sarà la prossima variante, per dirla tutta».

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni in sardegna - foto di oggi

FOTO FLASH! - MA CHI E': UNA LONTRA FUORI HABITAT, UN SUB SPAESATO O UN "NAVY SEAL" DELLA GARBATELLA? - IL SETTIMANALE "OGGI" PUBBLICA UNA IMMAGINE "ANFIBIA" DI GIORGIA MELONI CHE, CON I CAPELLI BAGNATI, MASCHERA E BOCCAGLIO, EMERGE MINACCIOSA DALLE ACQUE DELLA SARDEGNA - LA PREMIER NUOTA A PELO D'ACQUA SCRUTANDO L'ORIZZONTE, CON L'OCCHIO DA SQUALETTA COATTA - COSA HA PUNTATO? QUALCHE GIORNALISTA SGRADITO, I SONDAGGI SULLE PROSSIME ELEZIONI O LE TRUPPE BALNEARI DI VANNACCI? AH, SAPERLO...

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!