vaccinazioni romania

IL VACCINO NON C’È E SI VEDE - BULGARIA E ROMANIA, FANALINO DI CODA PER NUMERO DI VACCINATI AL COVID, SI PREPARANO A NUOVE CHIUSURE: CON IL RECORD NEGATIVO DEL 19% E DEL 28% DI PERSONE IMMUNIZZATE CON SECONDA DOSE, LA VARIANTE DELTA DILAGA E GLI OSPEDALI SONO AL COLLASSO – AL "MARIUS NASTA INSTITUTE" DI BUCAREST NON HANNO PIÙ LETTI DISPONIBILI, OCCUPATI PER IL 98% DA NON VACCINATI  - E SE I NUOVI CONTAGI SUPERERANNO I 500 CASI PER 100.000 ABITANTI, SI RISCHIA DI…

Andrea Cappelli per “Libero quotidiano”

 

vaccinazioni romania 2

L'equazione è sempre la stessa: nei Paesi dove la campagna vaccinale sta avendo successo ci si avvia alla ripresa, altrove si ripiomba nel baratro delle chiusure, delle restrizioni e del confinamento domestico. A dover fare i conti con le conseguenze di un alto numero cittadini non vaccinati sono Bulgaria e Romania, che con il record negativo del 19% e del 28% di persone immunizzate con seconda dose in questi giorni stanno fronteggiando il dilagare della variante Delta senza protezioni. Le due nazioni dell'Est Europa sono diventate il fanalino di coda del Vecchio Continente, dove la percentuale media di popolazione vaccinata si attesta al 70%.

 

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LA CRISI

Ora, con gli ospedali al collasso per l'alto numero di ricoveri, i governi bulgaro e rumeno si apprestano a disporre nuove chiusure. Per toccare con mano la situazione basta ascoltare la testimonianza di Genoveva Cadar, medico capo del Marius Nasta Institute di Bucarest, la quale ha affermato che i letti disponibili all'interno della struttura «sono ora al 100% della capacità e circa il 98% di tutti i pazienti affetti da virus non sono vaccinati».

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 A preoccupare è anche il fatto che «rispetto alle precedenti ondate, le persone stanno arrivando con forme più gravi» di Covid e i nuovi ricoverati sono in media più giovani di quelli ospedalizzati nelle fasi precedenti della pandemia. Il responso dalla capitale rumena è impietoso: molto rapidamente i nuovi ricoverati «finiscono per essere intubati e la prognosi è estremamente desolante».

 

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I dati del governo locale mostrano inoltre che la stragrande maggioranza dei decessi per Covid nel periodo che va dal 18 al 23 settembre (91.5%) ha riguardato cittadini che non si erano sottoposti alla vaccinazione. Pessimi presagi anche per la Bulgaria, dove Angel Kunchev, ispettore capo della Sanità, ha parlato di «problemi molto seri» se il tasso di vaccinazione nel paese dovesse restare così basso. Tanto che lo Stato sta pensando a nuove restrizioni «che non devono necessariamente essere introdotte ovunque, bensì in alcune zone mirate».

 

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ALLARME

A detta di Kunchev «se il tasso di morbilità supererà i 500 casi per 100.000 abitanti, questo minaccerà il sistema sanitario». Una situazione allarmante, tanto che il commissario per la Salute dell'Unione Europea Stella Kyriakides ha posto ieri l'accento sul "preoccupante divario" che separa i paesi con meno vaccinati da quelli che si avvicinano altraguardo dell'immunità di gregge.

 

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Per contro, in altri paesi del Continente la campagna vaccinale di massa procede spedita: per quanto concerne le prime dosi Spagna e Portogallo hanno già superato la soglia dell'80% mentre in Norvegia, dove il 75% dei cittadini si è sottoposto alla prima somministrazione, sabato scorso il governo ha annullato quelle che il premier Erna Solberg ha descritto come "le misure più severe in tempo di pace".

 

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Anche in Italia le vaccinazioni procedono a ritmo sostenuto, superando la soglia del 70% anche con le seconde dosi; a procedere in maniera spedita sono Francia (74.25% di copertura sulle prime dosi), Paesi Bassi (70.56%), Svezia (70.12%), Finlandia (74.37%) e Regno Unito (71.45%). Osservando la mappa realizzata da Lab24- Il Sole 24ore aggiornata a lunedì si evince che tra i paesi dell'Unione Europea che arrancano nella campagna vaccinale figurano Albania (27% di persone completamente vaccinate), Slovacchia (41.2%), Croazia (41.6%), Estonia (45.7%), Lettonia (44.8%). L'auspicio è quindi che i paesi rimasti più indietro nel percorso possano recuperare il gap che li separa dalle altre nazioni Ue.

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