jfk cuba kruscev

QUEI 13 GIORNI I CUI JFK E KRUSCEV FECERO A GARA A CHI CE L'AVEVA PIÙ GROSSO (IL MISSILE) - BARBARA COSTA: "È IL 1962 E KENNEDY E' IN LUTTO PER LA MORTE DELLA SUA AMANTE MARILYN MONROE. IL 16 OTTOBRE GLI DICONO CHE I RUSSI HANNO PIAZZATO DELLE TESTATE NUCLEARI A CUBA. CHE FARE? - INVECE DI INVADERE L'ISOLA, JFK SI FIDA DI SUO FRATELLO BOB, CHE GLI CONSIGLIA DI EFFETTUARE UN BLOCCO NAVALE, CHE I RUSSI RISPETTANO ("CI SIAMO GUARDATI NEGLI OCCHI, E HANNO DISTOLTO LO SGUARDO") - IL MONDO SI TROVA SULL'ORLO DI UNA GUERRA NUCLEARE, QUANDO, ALL'IMPROVVISO..." - LA NUOVA EDIZIONE DEI DIARI DI ROBERT KENNEDY...

 

Barbara Costa per Dagospia

 

kennedy firma il blocco navale 24 ottobre 1962

Sei il Presidente degli Stati Uniti, sei in piena campagna per le elezioni di mid-term, privatamente saresti pure in lutto per la morte della tua amante… e che gran rottura di cogli*ni può essere ritrovarti missili atomici puntati contro? Missili offensivi, a Cuba! Da quello schizzato di Castro! Missili sovietici, di quel Kruscev tuo avversario nella fredda guerra ideologica degli armamenti.

 

Siamo nel 1962, alla Casa Bianca c’è John Kennedy, a cui un bel mattino arrivano le foto di missili, a Cuba, puntati contro gli USA. È il 16 ottobre, e quei missili stanno lì da un mese. Da quanto????? Ne hai, da sacramentare, ma non ne hai tempo. Sei il Presidente, devi decidere, e non sai che caz*o fare. Chiedi parere e consiglio ai presidenti prima di te, Truman e Eisenhower, che nella tua stessa situazione non ci sono stati. Chiedi ai capi delle forze armate.

crisi dei missili cubani corriere della sera

 

Ma quei signori lì “sanno solo il linguaggio della guerra”, è la guerra che “masticano e vogliono”, e sono anche convinti che, se “gli USA attaccano Cuba, non vi sarà reazione”. A Mosca. E invece JFK lo sa che, se attacca, una reazione dei russi ci sarà, per forza, “e se non sarà a Cuba, sarà a Berlino”.

 

Diamine, si danna JFK, ho fatto bene, o no, un anno fa, “a non muovermi” quando quel vigliacco di Kruscev ha alzato il Muro, e ha diviso Berlino? E che avrei dovuto fare? Riportare la guerra nel cuore dell’Europa? Però così Kruscev si è messo in testa che io sono un debole, un Presidente che si può c*glionare. Bisogna reagire. John F. Kennedy è sicuro. Ma come?

 

crisi dei missili cubani adlai stevenson onu

Riunendo un gruppo di uomini fidati in assise perenne e segreta al Dipartimento di Stato. Ci mette a capo il fratello Bob (che lo sa come si fa coi russi, e ha i suoi canali). Questo gruppo, "Ex-Comm", deve trovare il modo, “e per forza il più giusto”, sennò è la fine, per uscire da questo casino. A rapporto la mattina, alle 10, e la sera, da un Presidente che non cambia la sua agenda. Non può. Ogni mutamento sarebbe sospetto.

 

Tutto deve procedere come se niente fosse. Come se non ci fossero quei missili puntati. Perciò JFK se ne va a Chicago in visita prevista al sindaco Daley… e a far moine politiche a uno, Daley, che gli stava tanto sulle p*lle… Ma quando dall’Ex-Comm gli telefonano che hanno pensato una ideona, JFK si inventa un attacco influenzale e torna di corsa alla Casa Bianca.

kruscev e kennedy a vienna

 

Quelli dell’ExComm dicono a JFK: o attacchiamo, oppure facciamo un blocco. Navale. Mettiamo Cuba in quarantena di rifornimento militare sovietico e troviamo base giuridica (ai tempi si usava!) nel voto favorevole dei paesi latinoamericani, e nel sostegno dei nostri alleati in Europa. I quali (e pure la Francia per una volta approva, e non storce il naso, agli USA: sarà per la cotta che De Gaulle si era preso per Jackie…?) sono tutti con Kennedy, e contro Kruscev. Ma il blocco non toglie i missili. E se le navi sovietiche lo forzano? Allora sarà guerra. Nucleare? JFK dispone di stare pronti. Coi B-52, carichi di armi, nucleari, 180 navi da guerra, e truppe di terra.

 

crisi dei missili cubani sui giornali

Le navi sovietiche non forzano nulla. Se ne tornano indietro. “Ci siamo guardati negli occhi, e hanno distolto lo sguardo”, respirano nello Studio Ovale. L’ambasciatore USA all’ONU Adlai Stevenson è bravissimo a smutandare l’omologo sovietico svelando al mondo le foto-prova dei missili. Ma è Kruscev che si piglia paura. E cerca Kennedy. Gli scrive una lettera, “personale”, in cui gli dice che, se gli USA “si impegnano a non invadere Cuba”, lui i missili li toglie.

 

Passano 12 ore, e arriva una seconda lettera, di Kruscev, del tutto diversa dalla prima. Incaz*ata. Minacciosa. Alla Casa Bianca non sanno cosa pensare. È un falso? È falsa la prima? Sarà impazzito Nikita? Non è che l’hanno fatto fuori, in un colpo di stato interno? So′ russi. Da loro funziona così. Mah. Boh. Che si fa?

i 13 giorni della crisi di cuba ed 2026

 

Si fa secondo quanto suggerisce Bob Kennedy: che ci frega della seconda lettera, facciamo finta che non l’abbiamo ricevuta. Si risponde alla prima. Accettiamo la sua apertura. E allarghiamola. Facciamo intendere che, se Kruscev toglie i missili, su supervisione internazionale, noi togliamo i nostri in Turchia.

 

Sì, rincara JFK, quei ferri vecchi in Turchia, che me ne faccio, ho i Polaris nel Mediterraneo! Però noi i missili in Turchia li togliamo tra 6 mesi: che prima smobilitino i russi quelli a Cuba, e che caz*o! L’emisfero americano non si tocca. E se Kruscev non smobilita mi tocca attaccare, se attacco ′sti russi si pappano Berlino, e addio.

 

Ma se non mi muovo, sa bene JFK, e lascio i russi atomicamente liberi di pascere a Cuba, “finisco sotto impeachment”. Kennedy lo sa che i leader del Congresso stanno neri, e pronti a… impeacharlo per mancata difesa della sicurezza nazionale. A lui, che impreca e insiste per una soluzione di pace.

 

crisi dei missili cubani onu (2)

E Kruscev capitola su tutto. Leva i missili. Accetta la supervisione internazionale. E accetta e dice grazie pure del grano, USA, poiché i piani quinquennali russi portano solo fame nera. È una vittoria totale, per Kennedy. Non festeggiata. JFK ordina a tutti i suoi di non festeggiare, né di rilasciare dichiarazioni, o interviste. Per lui “un politico non deve vantarsi, di nulla, e per nessuna ragione”.

 

"I 13 giorni della crisi di Cuba" sono anche i diari di Bob Kennedy, in nuova edizione. Più che diari, sono brogliacci. Righe di vita vera fermate sotto madornale pressione. Ci leggi e ci scovi la paura, dei Kennedy. Di sbagliare. Di strafare. Di non essere all’altezza.

 

crisi dei missili cubani (3)

In tutta questa storia, non vi pare che manchi qualcuno? Ma certo, manca Fidel! In quei 13 giorni di crisi, per e all’isola sua, a Castro né Kennedy, né Kruscev, se lo filano. Castro è il burattino di chi ha il potere, e fa le regole. Ha scritto Indro Montanelli, nell’abisso di quegli storici 13 giorni: “Non siamo voluti morire per il Muro di Berlino. E ora, ci volete far morire per quel pagliaccio di Castro?”.

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