taxi stupro - identikit

“QUELL’UOMO RESTI IN CARCERE A VITA” - PARLA LA TASSISTA VIOLENTATA A ROMA: “RIPENSO ALLA TRANQUILLITÀ CON CUI SI È ALLONTANATO DOPO QUELLO CHE MI AVEVA FATTO. ERA COME SE FOSSE ABITUATO A TROVARSI IN QUELLE SITUAZIONI”

Federica Angeli e Emilio Orlando per “la Repubblica”

 

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«Sì, certo. È un sollievo sapere che quell’uomo è stato arrestato. Ma la mia vita è rovinata per sempre». Il volto della tassista romana picchiata, stuprata e rapinata a fine corsa, porta tutti i segni della violenza subìta. Ha il labbro storto e gonfio, un cerotto accanto al naso, uno zigomo tumefatto. Ma sono i suoi occhi piccoli e chiari a raccontare la sua umiliazione e il suo dolore. Guarda il taxi parcheggiato sotto casa sua mentre decide di rispondere alle domande, come se volesse lasciare chiuso lì dentro il ricordo di quel maledetto venerdì.

 

Cosa prova per quell’uomo che ha usato violenza contro di lei e che ora è in carcere?

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«Ha rovinato per sempre la mia esistenza, il fatto che ora sia dietro le sbarre e che la polizia lo abbia catturato in poco tempo è da una parte un sollievo perché non potrà più far male ad altre persone, ma quello che ha lasciato in me non passerà mai. Continuerò sempre ad aver paura, la forza bruta che ha usato contro di me e quella sensazione di sentirmi davanti a lui inerme ed impotente, mi ha distrutto.

 

Piango di continuo, ripensando a ciò che ho provato durante quella maledetta corsa in taxi. Dovrebbe rimanere in carcere a vita per non nuocere più, soprattutto se ripenso alla tranquillità e alla naturalezza con cui è sceso e si è allontanato dopo quello che mi aveva fatto. Era come se fosse abituato a trovarsi in quelle situazioni. Era come se fosse stato tutto normale...».

 

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C’è stato un momento in cui si è accorta e ha capito che quel giovane dall’apparenza innocua, nascondeva in realtà un mostro?

Socchiude gli occhi la tassista romana. «Quando ha fermato il mio taxi vicino all’hotel Ergife lo ha fatto alzando la mano. Era in attesa alla fermata dell’autobus, ben vestito. A ripensarci bene era molto agitato. Col senno di poi vengono in mente dettagli che sul momento non cogli, o che comunque non ritieni importanti.

 

Controllava ripetutamente e nervosamente il telefono cellulare e lo infilava e sfilava dalla tracolla, come se aspettasse una telefonata. Ha parlato poco, ricordo solamente che si lamentava ed inveiva contro i bus che non passavano e che lo avevano costretto ad una lunga attesa. Poi è arrivato il momento in cui ho sentito addosso la paura e ho temuto il peggio».

 

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Quando?

«È stato quando mi ha detto di girare per una strada isolata dove “non poteva vederci nessuno”. Lì ho capito che forse voleva rapinarmi. Aveva iniziato a sudare e a essere molto irrequieto. Teneva lo sguardo basso e si agitava. Mi metteva fretta dicendo di sbrigarmi e di accelerare. Mi ha indicato lui il percorso, la strada da seguire la conosceva molto bene anche con alcune vie laterali che mi ha fatto imboccare come scorciatoie».

 

Poi siete arrivati in via Pescina Gagliarda.

«Mi ha detto io scendo qua e ha domandato quanto doveva pagare. Eravamo in aperta campagna. Avrebbe dovuto pagare poco più di una ventina di euro. Ha iniziato a gridare, a offendermi, a insultarmi, dicendomi che la cifra era sbagliata e che comunque non aveva i soldi per pagarmi. Ha voluto salire sul sedile davanti per controllare il tassametro. Appena entrato in auto dal lato passeggero mi ha dato subito un pugno sul viso che mi ha anche fatto sbattere la testa sul finestrino.

simone borgese  simone borgese

 

Con una mano continuava a spingermi la testa con violenza e con l’altra mi prendeva a schiaffi e pugni. Ad un certo punto mi ha afferrata per i capelli, avevo iniziato a sanguinare dal naso e quasi non ci vedevo più. È stato allora che le forze mi hanno abbandonata. Ricordo solo l’odore ed il sapore del sangue che perdevo e avevo ovunque mentre abusava di me. Lui non si fermava e continuava a insultarmi. Mi aveva immobilizzata tenendomi per i capelli come se me li volesse strappare, aveva una forza sovrumana e mi guardava fisso con due occhi che sembravamo spiritati. Temevo di morire e di non farcela».

 

Si ferma un attimo, tira un sospiro. «Poi ha afferrato i pochi soldi che avevo con me e ha provato a sfilare le chiavi della macchina che però ho trattenuto. Quando poi si è allontanato lo ha fatto con disinvoltura come se conoscesse bene quel posto così isolato. Sono rinvenuta poco dopo e sono riuscita a dare l’allarme via radio».

fiocco rosa sul taxi per solidarieta' con la tassista stupratafiocco rosa sul taxi per solidarieta' con la tassista stuprata

 

Tornerà di nuovo a fare la tassista?

«Sì. Tornerò a guidare il taxi, è il mio lavoro, non so quando ma ricomincerò».

 

Con molta più paura?

«So solo che ora sono terrorizzata. In genere noi tassiste temiamo il pericolo durante il turno di notte e quando lavoriamo in alcuni quartieri periferici. Dopo la mia terribile esperienza, che è cominciata in un quartiere tranquillo di Roma e di mattina, in un orario dove c’è in giro tanta gente, dico che non possiamo stare mai sicure, potrebbe accadere ovunque e a qualunque orario».

 

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