khamenei khomeini

LA RETE OMBRA CHE GESTISCE L’ECONOMIA IRANIANA SI CHIAMA “SETAD” E SFIORA I 200 MILIARDI DI DOLLARI – E’ UNA HOLDING, SOTTO IL DIRETTO CONTROLLO DELLA GUIDA SUPREMA, CHE INVESTE IN QUASI OGNI SETTORE: IMMOBILIARE, TELECOMUNICAZIONI, BANCHE, ASSICURAZIONI, AGRICOLTURA, ENERGIA E INDUSTRIA – FU CREATA NEL 1989 DA KHOMEINI PER AMMINISTRARE LE PROPRIETÀ CONFISCATE DOPO LA RIVOLUZIONE DEL 1979 - SECONDO LA REUTERS, LE ENTRATE DEL “SETAD” SUPERANO GLI INCASSI DELL'INTERA INDUSTRIA PETROLIFERA IRANIANA E ANCHE LE STIME DEI BENI DELLO SCIÀ - BUONA PARTE DEI SUOI PROFITTI DERIVA DALLA CONFISCA DELLE PROPRIETÀ DI MINORANZE RELIGIOSE PERSEGUITATE…

khamenei con khomeini a teheran nel 1981

(di Sharon Nizza) (ANSA) - TEL AVIV, 05 MAR - Il mistero sulla successione al ruolo di Guida suprema dell'Iran cela un aspetto determinante per il regime: il controllo diretto ed esclusivo di un impero economico tra i più opachi e ramificati del Medio Oriente. Si tratta del Setad (acronimo in farsi di 'Sede Esecutiva dell'Ordine dell'Imam'), una fondazione creata nel 1989 su ordine di Ruhollah Khomeini, il padre della Rivoluzione islamica, per amministrare le proprietà confiscate dopo la rivoluzione del 1979.

 

Negli anni, si è trasformata in un conglomerato esente dallo scrutinio del Parlamento o dei ministeri, così come qualsiasi altro organo sottoposto direttamente al Guida Suprema. Una gigantesca holding dei pasdaran che investe in quasi ogni settore dell'economia iraniana: immobiliare, telecomunicazioni, banche, assicurazioni, agricoltura, energia e industria.

 

mojtaba khamenei

Fu la Reuters, con un'inchiesta del 2013, a parlare per la prima volta della rete ombra che gestisce l'economia iraniana, riportando allora un valore di circa 95 miliardi di dollari. Secondo il professor Meir Litvak, direttore del Centro per gli studi iraniani dell'Università di Tel Aviv, oggi le stime parlano di un impero economico che sfiora i 200 miliardi.

 

"È paragonabile all'oligarchia russa che controlla le risorse dello Stato", dice Litvak all'ANSA. "De facto, in Iran operano due sistemi economici distinti: quello ufficiale dello Stato e quello parastatale legato direttamente alla Guida Suprema di cui il Setad rappresenta il cuore pulsante". Secondo la Reuters, le entrate del Setad superano gli incassi dell'intera industria petrolifera iraniana e anche le stime dei beni dello Scià cacciato con la rivoluzione. Buona parte dei suoi profitti continua a derivare dalla confisca delle proprietà di minoranze religiose perseguitate, come i Baha'i, che hanno denunciato espropri per almeno 11 milioni di dollari, secondo i dati forniti dalla Baha'i international community.

khomeini e khamenei

 

Accanto al Setad operano inoltre i 'bonyad', fondi di investimento formalmente caritativi ma di fatto parte integrante dell'architettura economica del potere. Tra questi, il più potente è la Fondazione Mostazafan. La dimensione caritativa non è secondaria, specifica Litvak. Attraverso la costruzione di scuole, la distribuzione di aiuti o il sostegno ai veterani e alle famiglie dei 'martiri', i bonyad contribuiscono a mantenere una base di consenso tra i ceti più vulnerabili.

khamenei e khomeini

 

"La carità è uno strumento politico", osserva Litvak. "Serve a mantenere le persone vicine al regime e a creare dipendenza economica". In piccolo, questo ruolo lo ricopre Hezbollah in Libano tramite la rete finanziaria Al-Qard al-Hassan, le cui banche sono tra i target dei raid israeliani in queste ore.

 

Bloomberg riporta come Mojtaba Khamenei, il potenziale successore di suo padre come Guida Suprema, abbia a sua volta accumulato un impero economico tra Emirati, banche svizzere e beni immobiliari nella lussuosa Bishops Avenue di Londra, solo questi per un valore di 138 milioni di dollari.

 

ali khamenei

Secondo fonti di Iran International, i Pasdaran avrebbero imposto l'elezione di Mojtaba Khamenei all'Assemblea degli Esperti, l'organo composto da 88 clerici incaricato formalmente di scegliere la Guida. "Mojtaba è un fedele dei Pasdaran e la sua nomina garantisce continuità anche sulla gestione dell'economia parallela del regime", dice Litvak. "In un sistema in cui status e accesso al capitale dipendono dalla vicinanza alla leadership, la sopravvivenza del regime diventa per molti una necessità personale. Per fare implodere il sistema, serve che almeno una parte dell'élite dica che bisogna salvare l'Iran anche al prezzo di un cambio di leadership". Se l'elezione di Khamenei figlio verrà confermata, non sarà questa la direzione. Ma potrebbe essere considerata una forma di nepotismo e quindi far aumentare i dissidi interni al regime.

khamenei e khomeini

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...