il servizio di ballaro sulla dotazione scadente della polizia

AVEVANO RAGIONE I POLIZIOTTI: I GIUBBOTTI ANTIPROIETTILE E L’ATTREZZATURA MOSTRATI NEL SERVIZIO DI “BALLARÒ” ERANO DAVVERO SCADUTI – LO DIMOSTRA IL SINDACATO DI POLIZIA CON NUOVI DOCUMENTI – L’AGENTE CHE AVEVA PARLATO CON I GIORNALISTI E’ STATO MULTATO E PUNITO

Roberta Catania per “Libero Quotidiano”

 

Un poliziotto denuncia le condizioni di degrado dell'attrezzatura in uso agli agenti e viene sospeso dal servizio. Di più, il Capo della Polizia, Alessandro Pansa, come punizione ne dispone anche il dimezzamento dello stipendio: e poco importa che l'agente sia un padre di famiglia con una bambina di sei anni a carico. Tanto accanimento viene motivato  da un' infamante accusa: l' agente, rappresentante sindacale, avrebbe mentito per screditare l'Amministrazione.

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Ma adesso il Sap (il sindacato autonomo di polizia) tira fuori le prove che il loro delegato, un Assistente Capo del Commissariato Vescovio di Roma, F.R. di 45 anni, aveva detto la verità: i caschi per l' ordine pubblico obsoleti, l'M12 di 37 anni fa e il giubbotto antiproiettili in scadenza mostrati il 22 novembre scorso a un giornalista di "Ballarò" sono veramente in uso a chi esce di pattuglia, rischiando due volte la vita. Per correre incontro al pericolo, e garantire la sicurezza dei cittadini che chiedono loro aiuto, e perché lo fa con protezioni marce.

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La ricostruzione dei fatti esplosi lo scorso 23 novembre con la messa in onda dell'intervista al programma di Raitre è stata fatta ieri in un hotel di fronte a Montecitorio. Una location scelta non a caso, anche per chiedere al Governo un intervento concreto in questa vicenda.


Alla scrivania era seduto il segretario generale del Sap, Gianni Tonelli, da oggi in sciopero della fame per chiedere al Presidente della Repubblica di intervenire contro un evento di censura «unico nella storia della polizia italiana». Al suo fianco c' era il legale del poliziotto finito nel tritacarne, l' avvocato Eugenio Pini, che chiede la riabilitazione in servizio di F.R., e all' altro capo del tavolo stava l' avvocato Marco Zincani, sceso in campo per la sigla di rappresentanza, che alza il tiro e chiede al Governo le teste del Capo della Polizia e del Questore di Roma.

 

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Di più, nei giorni scorsi Tonelli ha depositato formale denuncia nei confronti del Capo della Polizia e del Questore di Roma per «falso in atto pubblico», perchè a suo avviso solo scrivendo «patacche prive di fondamento» è stato possibile sospendere l' agente.


Con il fine, secondo il segretario, di «minare la credibilità del Sap e delle sue denunce», che da due anni si batte per far sapere che la Polizia prova a combattere il crimine senza mezzi. E anche perchè avevano chiesto corsi di formazione antiterrorismo per i poliziotti al costo di sei milioni di euro, mentre per le pulizie di Montecitorio se ne spendono sette, Tonelli non ha dubbi che questo bavaglio sia stato fatto annodare da un «mandante politico».

 

Ripristinata la verità, perciò, il ministro dell' Interno, Angelino Alfano, e il premier, Matteo Renzi, dovrebbero sbrigarsi a reintegrare l'Assistente Capo, che fino a ora aveva avuto a suo carico solo procedimenti per ricevere encomi e apprezzamenti per il lavoro svolto in divisa.

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Le principali accuse nei confronti di F.R. erano state tre. Una, di avere rilasciato un'intervista senza essere stato autorizzato. «Ma un rappresentante sindacale non ha bisogno del via libera degli uffici per parlare con la stampa», ha chiarito Tonelli, «e la scelta di denunciare il degrado dei mezzi indossando la divisa non è un reato. Il divieto di stare in divisa è limitato alle manifestazioni, perchè non si può sfilare in corteo portando armi addosso. Ed è la ragione per cui i vigili del fuoco non hanno questa limitazione e possono scendere in piazza con l'uniforme».

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La seconda colpa è quella di avere mostrato materiali non in uso. Ma dalle carte depositate in procura, delle quali il Sap è entrato in possesso, si capisce che invece è proprio così. Perchè anche chi "monta" il turno successivo riporta nell'«elenco custodito all' interno dell' armadio blindato» del commissariato le stesse cose che sembrava F.R. avesse tirato fuori da una specie di discarica. Il terzo punto, infine, è che l'agente era stato accusato di avere portato il mitra fuori dagli uffici di nascosto, mettendolo sotto la giacca.

 

Ma la telecamera di sicurezza riprende la scena e l'esile figura dell' Assistente Capo non sembra affatto alterata dalla presenza addosso di un mitra da oltre quattro chili.
Intervenuti alla conferenza stampa, il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, l' ex sottosegretario Carlo Giovanardi e Nicola Molteni, responsabile sicurezza della Lega, hanno auspicato un «chiarimento» tra i vertici della Polizia e l' agente sospeso. Giovanardi ha chiarito che «finora si è mostrata una verità e, se è questa invece la verità, il caso si deve risolvere in massimo 24/48 ore. Se così non fosse», ha concluso, «la controparte deve replicare nel giro di poche ore».

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Basta tenere alla gogna un agente che ha fatto il proprio dovere, denunciando gravi violazioni della 626/1994 e della 81/2008, le leggi sulla sicurezza sul lavoro. «Abbiamo chiesto spiegazioni ad Alfano oltre un mese fa», ha denunciato Molteni, «ma non è arrivata alcuna risposta. Bisognerebbe chiedere scusa a questo agente, revocare ogni sanzione e dimettersi. Non possiamo essere rappresentati da chi non ha fiducia nei propri dipendenti, uomini e donne che rischiano la vita per tutti noi».

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Infine Gasparri ha ammesso che «le manchevolezze per le forze dell' ordine sono oggettive». Perciò «chi si lamenta non lo fa per distruggere, ma per cercare aiuto. Non andava punito, quel dipendente andava convocato e ascoltato».


Il Sap, che sul proprio sito ha pubblicato "La vetrina della vergogna" con immagini che da tutta Italia mostrano le condizioni di «indigenza» in cui sono quasi tutti i commissariati, chiede di andare fino in fondo a questa storia. Tonelli chiede una commissione d' inchiesta, perchè «non temiamo la verità», come lavoriamo è sotto gli occhi di chiunque abbia la voglia e la possibilità di andare in un commissariato di polizia e accedere alle stanze del personale.

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