estorsione

A BRIGANTE, BRIGANTE E MEZZO – A ROMA, IL 44ENNE ROBERTO FIORE È STATO CONDANNATO A TRE ANNI E MEZZO PER AVER RICATTATO UN PEDOFILO CHE AVEVA ABUSATO DELLA FIGLIA DI UN AMICO: “DAMMI I SOLDI ALTRIMENTI TI AMMAZZO, DICO TUTTO” – INVECE DI SEGNALARE LA SITUAZIONE ALLE AUTORITÀ, FIORE HA DECISO DI TRARNE PROFITTO: I DUE SI SAREBBERO INCONTRATI, IN UN BAR DELLA CAPITALE. IL PORCONE, PENSANDO CHE SI TRATTASSE DEL PADRE DELLA RAGAZZINA, GLI HA CONSEGNATO 500 EURO IN CONTANTI, MA POI…

DAGONEWS

 

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Aveva cercato di lucrare su una vicenda drammatica che coinvolgeva la figlia minorenne di un amico di famiglia, trasformando una confidenza delicatissima in uno strumento di ricatto. Per questo Roberto Fiore, 44 anni, è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione con rito abbreviato per estorsione.

 

Come ricostruisce Marco Roberti per il Messaggero, la ragazza gli aveva raccontato di essere stata molestata da un uomo molto più grande. Invece di accompagnarla o segnalarne la situazione alle autorità, Fiore avrebbe deciso di trarne profitto, mettendo sotto pressione l’uomo indicato come responsabile degli abusi.

 

abusi su minori

Secondo quanto emerso nel processo, l’imputato avrebbe minacciato direttamente la vittima: «Ho scoperto tutto quello che hai fatto con lei. Dammi i soldi altrimenti ti ammazzo, dico tutto». Un ricatto che, nel tempo, gli avrebbe consentito di ottenere oltre 5mila euro, tra consegne in contanti e bonifici effettuati su conti intestati a terze persone.

 

Per comprendere i fatti è necessario tornare all’estate di due anni fa. M.G., 47 anni, avrebbe avuto un approccio con la ragazza, allora quattordicenne. L’uomo, sentito dagli inquirenti, ha sostenuto che la minorenne fosse consenziente, circostanza che resta comunque oggetto di indagine da parte della procura.

 

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Qualche settimana dopo, però, M.G. inizia a percepire una presenza sospetta attorno alla propria abitazione. Dice di sentirsi osservato, seguito. A settembre arriva l’episodio chiave. L’uomo viene invitato per un caffè in un bar della Capitale insieme alla ragazza e a quello che crede essere suo padre. In realtà si tratta solo di un amico di famiglia.

 

È in quel contesto che Fiore passa alle minacce. Lo insulta, lo accusa, pretende denaro immediato. «Ho scoperto tutto quello che hai fatto con lei. Dammi i soldi altrimenti ti ammazzo». E ancora: «Ti denuncio perché hai toccato una minorenne», come si legge negli atti dell’inchiesta.

 

Spaventato, M.G. cede. Estrae dal portafogli 500 euro in contanti e li consegna. Ma quello, secondo l’accusa, è soltanto l’inizio.

 

ABUSI SU MINORE

Nei giorni e nelle settimane successive, l’imputato continua a esercitare pressioni, inviando messaggi sempre più intimidatori. «Se voglio ti rovino. Non sei degno di stare in mezzo alla gente. Brutto pedofilo», è il contenuto di alcuni dei testi riportati nella richiesta di rinvio a giudizio.

 

Sotto questo martellamento, la vittima consegna altre due banconote da 500 euro e viene poi indotta a effettuare ulteriori bonifici su conti correnti intestati ad amici dell’imputato. In questo modo la somma complessiva estorta supera i 5mila euro.

 

Per M.G., che nel procedimento si è costituito parte civile ed è assistito dall’avvocato Giovanni Maria Persichetti, la situazione diventa insostenibile. Decide quindi di rivolgersi alle forze dell’ordine e si autodenuncia, raccontando l’intera vicenda.

ESTORSIONE 2

 

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Francesco Basentini, portano all’imputazione di Roberto Fiore per estorsione. L’uomo sceglie il rito abbreviato e viene condannato a tre anni e mezzo di reclusione.

 

Parallelamente, proseguono le verifiche della magistratura per accertare eventuali abusi ai danni della minorenne.

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