monnezza roma

ROMA CAPUT MONNEZZA – LA CAPITALE SOMMERSA DAI RIFIUTI MENTRE LA RAGGI URLA AL SABOTAGGIO: SI FA LARGO L’IPOTESI COMMISSARIO - IMPIANTI FERMI E AMA LENTA: COSA C’E’ DIETRO LA CRISI DEL SISTEMA PULIZIA – IL PECCATO ORIGINALE DELLA DELEGA IN BIANCO A MANLIO CERRONI…

MONNEZZA ROMAMONNEZZA ROMA

1 - IMPIANTI FERMI E AMA LENTA LE PIAGHE DEL SISTEMA PULIZIA

Lorenzo De Cicco per “il Messaggero”

 

Una mandria di 1.200 elefanti. O 70 carri armati modello super-pesante. O ancora un centinaio di tir di grandi dimensioni incolonnati uno dietro l'altro. Ecco, per avere un'idea dell'enormità di immondizia che produce ogni giorno la Capitale si potrebbe partire da qualche immagine così. Aiuta a capire perché, se non c'è dietro un sistema collaudato per raccogliere, smistare, trattare e smaltire la spazzatura, Roma va subito in crisi.

 

MONNEZZA ROMAMONNEZZA ROMA

Maledizione ciclica, più che emergenza, considerato che, per i romani, la famigerata monnezza sui marciapiedi accanto ai bidoni stracolmi è tutto fuorché straordinaria, nonostante il business per il trattamento dei rifiuti valga 2 miliardi di euro in dieci anni.

 

LA DELEGA IN BIANCO

Il peccato originale è la delega in bianco firmata a un signore che oggi ha 90 anni e che per quaranta ha gestito per conto del Campidoglio l'immondizia capitolina, fino a trasformarla in un monopolio. Manlio Cerroni da Pisoniano, classe 1926, il ras di Malagrotta, quella che fu la più grande discarica d'Europa, 240 ettari dove per decenni i netturbini comunali hanno sversato tra le 4 e le 5mila tonnellate di rifiuti.

 

Praticamente tutta quella prodotta dentro e fuori al Raccordo anulare. Fino a quando, il primo ottobre del 2013, l'ex sindaco Ignazio Marino schiacciò il pulsante game over e l'enorme buca chiuse i battenti. Il problema è che Roma, all'epoca come oggi, non era e non è autosufficiente. Per una sfilza di fattori (e di errori), a partire dal fatto che - e veniamo alla seconda piaga dell'immondizia Capitale altre discariche, a Roma e provincia, non ce ne sono.

 

MONNEZZAMONNEZZA

Non ci sono, forse, proprio per come si è trascinata per decenni la parabola di Malagrotta, smobilitata dopo una ridda infinita di polemiche e battaglie dei residenti, messa sotto tiro anche da Bruxelles con una procedura d'infrazione per danni ambientali. E così ogni volta che il Comune, negli anni successivi, ha provato a suggerire un nome per un nuovo «sito di smaltimento» (guai a chiamarlo discarica), gli abitanti del luogo hanno issato le barricate fino a quando l'amministrazione non si è dovuta rimangiare tutto.

 

Una strategia da passo del gambero che spiega solo in parte la crisi di questi giorni, ma che serve a comprendere perché il M5S, appena arrivato al governo della città, abbia provato a dribblare la questione. Spiegando che, di nuove discariche, non ce ne sarebbe stato bisogno. Anche se la Regione, a trazione Pd, ha chiesto più volte al Comune di indicarne una, anche «piccola» e «di servizio».

 

monnezza a roma dal sito romafaschifomonnezza a roma dal sito romafaschifo

A incagliare quello che gli esperti chiamano «ciclo dei rifiuti», è pure il fatto che nella Capitale gli impianti di trattamento sono pochi. L'Ama, la partecipata del Campidoglio che si occupa di ambiente, per dire, ha solo due Tmb, cioè le strutture di «trattamento meccanico-biologico» che inghiottono la spazzatura indifferenziata e separano i rifiuti organici da carta, plastica e vetro.

 

Anche queste osteggiatissime da chi abita nei paraggi ma soprattutto troppo poche, numericamente, tanto che il Campidoglio, anche dopo avere archiviato Malagrotta, ha bussato alle porte di Cerroni, per sfruttare i suoi, di Tmb, che oggi sono sotto commissariamento dopo un'interdittiva antimafia. Lì ogni giorno arrivano 1.200 tonnellate di pattume. E altra spazzatura ancora viene spedita nelle province del Lazio, in Abruzzo, perfino in Austria.

 

MONNEZZA A ROMA MONNEZZA A ROMA

Andrebbe detto poi che la raccolta porta a porta, a Roma, non è mai andata veramente a regime, non solo oggi, con interi quartieri sommersi di sacchetti, da Pietralata alla Romanina, da Portonaccio a Tor Sapienza, e dieci municipi su quindici sono in crisi da giorni. Per spiegare i disagi bisognerebbe anche raccontare che ogni giorno in Ama si assentano 1.100 dipendenti, quasi un lavoratore su sette.

 

Nel frattempo da qualche mese, il Comune sta ragionando sull'ipotesi di reintrodurre in alcuni quartieri i vecchi cassonetti stradali, per evitare il pendolarismo da bidone, quel fenomeno per cui, pur di non ritrovarsi con le buste nere (e maleodoranti) dentro casa per giorni, la gente va in trasferta nelle zone dove i contenitori dell'Ama non sono stati ancora smantellati.

 

Difficile da smantellare, di sicuro, è anche l'inciviltà di certi romani, a giudicare dal colpo d'occhio di materassi, divani e lavastoviglie perennemente abbandonati accanto ai cassonetti, nonostante il ritiro degli ingombranti a domicilio sia gratuito. Più che il «complotto dei frigoriferi», come azzardò la Raggi a ottobre, la banalità della maleducazione.

MONNEZZA A ROMAMONNEZZA A ROMA

 

2 - SOSPETTI SABOTAGGI (COME IN PASSATO) E C' È CHI IPOTIZZA UN COMMISSARIO

Sergio Rizzo per il “Corriere della Sera”

 

Beppe Grillo aveva previsto il sabotaggio, ma preventivo.

«Ci faranno trovare l' emergenza per dare la colpa a Virginia», profetizzava prima delle elezioni del 2016. E pure la futura sindaca, intervistata dal settimanale Oggi , lanciava messaggi: «Notiamo strani movimenti intorno ai rifiuti.

 

manlio cerronimanlio cerroni

Mormorano che si vogliono lasciare questi problemi al prossimo sindaco». Segnali che il nervo era scoperto ancor prima di iniziare la partita. E non poteva essere diversamente per una forza politica che predica la teoria del rifiuto zero contro ogni impianto, dovendo però amministrare una città che produce 5 mila tonnellate al giorno di spazzatura.

Un pandemonio, fatalmente destinato a spiovere in quella frase pronunciata lunedì da Virginia Raggi, mentre l' immondizia tracimava dai cassonetti: «Nell' impianto di Rocca Cencia sono stati registrati atti di sabotaggio».

 

RAGGI RIFIUTIRAGGI RIFIUTI

E che quei fatti si siano verificati è incontestabile. Un oggetto che ottura la presa d' aria di un motore non finisce lì per caso, soprattutto se la conseguenza è il surriscaldamento dello stesso motore con relativo blocco per cinque ore dell' impianto. Così come non è certo un colpo di vento che rovescia i pesantissimi cassonetti ricolmi di immondizia, impossibili da rialzare se non con l' aiuto di un mezzo meccanico, né un mozzicone di sigaretta che li manda a fuoco.

 

Episodi non trascurabili. Ma di sicuro non le prime pratiche di stile luddista che l' Ama deve sperimentare. Tanto per dirne una, ben più grave fu l' incendio che nel 2015, quando al Comune non c' erano grillini ma Ignazio Marino, paralizzò non per cinque ore ma per cinque mesi i macchinari sulla Salaria. Di conseguenza l' Ama fu costretta a portare la spazzatura al re della monnezza Manlio Cerroni.

 

MONNEZZA A ROMA    MONNEZZA A ROMA

Diverse le tecniche di sabotaggio, differenti anche le motivazioni. Tutto oggi, al contrario di ieri, depone per una guerra interna all' azienda. Dove l' aria intorno al direttore generale Stefano Bina non sembra molto respirabile. Nei siti internet che sposano le ragioni dei suoi oppositori campeggia questa parola: «Tradimento». Imputato, a quanto pare, proprio ai 5 stelle.

 

Troviamo quella parola in un post pubblicato dall' Agoa, acronimo che sta per Agenzia giornalistica operatori Ama-Atac. Dove c' è scritto: «C' era un patto con il movimento: cambiare il management aziendale (...). Il tradimento sta nel non aver accettato il piano dei lavoratori, aver lasciato il management al suo posto () e di non aver sostituito il direttore generale lombardo estraneo alla città e ai lavoratori». Nome e cognome. Stefano Bina. Ovviamente impossibile stabilire un collegamento fra certi episodi e quelle parole, che comunque indicano un clima.

 

Perché qualcosa si è rotto.

SPAZZATURA A TRASTEVERESPAZZATURA A TRASTEVERE

Così una situazione già complicata, rischia di diventare sempre meno governabile: tanto più se, a giudicare dalle reazioni dei cittadini, lo scarico delle responsabilità sul disastro ereditato dai predecessori smette di funzionare. Il fatto è che la faccenda dei rifiuti rischia davvero di essere il primo problema serio della giunta grillina con la città che finora le ha perdonato tutto.

 

A meno che, come alcuni ipotizzano, la patata bollente non finisca a qualcun altro, per esempio un commissario. Ovvero, la Regione. Ovvero, il Pd.

montagne di spazzaturamontagne di spazzatura

Un disegno perfetto: governare la città, ma stare comodamente all' opposizione nella partita più rognosa per il Movimento. Quella dei rifiuti.

MONNEZZA A ROMA  MONNEZZA A ROMA

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

FLASH! – GIORNO DOPO GIORNO, STA SCEMANDO L'ESALTAZIONE DI GIORGIA MELONI PER I SUOI SHERPA, GIOVANNI DONZELLI E ANGELO ROSSI, CHE, IN UN MOMENTO DI TOTALE ASSENZA DI LUCIDITA’, SI SONO INVENTATI “STABILICUM” (RIBATTEZZATA “MUSSOLINUN” DAL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS) – LA DUCETTA, INFATTI, PIAN PIANO STA COMPRENDENDO CHE ANDRA' A SBATTERE: IL RISCHIO, CHE L'INEFFABILE “GOLPE” CAMUFFATO DA RIFORMA ELETTORALE VENGA BOCCIATO DALLA CORTE COSTITUZIONALE, NON E’ PROBABILE MA PROBABILISSIMO, ANZI CERTO…

carlo conti la moglie sal da vinci e la moglie

DALLA BATTUTA "SESSISTA" DI CARLO CONTI ALLA MOGLIE CHE APRIREBBE LE PORTE ALLA VIOLENZA ALLA “CULTURA DEL POSSESSO” NELLA CANZONE DI SAL DA VINCI, SANREMO SI CONFERMA PER L’ENNESIMA VOLTA IL TERRENO PREFERITO DALLE ERINNI FEMMINISTE PER SPARARE CAZZATE: SI SONO LANCIATE IN UNA BATTAGLIA POLITICO-IDEOLOGICA CHE VEDO "TOSSICITA'" IN TUTTO - METTERE NELLO STESSO CALDERONE IL FEMMINICIDIO CON LA BATTUTA CHE IL PRESENTATORE FA ALLA MOGLIE CREA UN LINK PERICOLOSO E FUORVIANTE: SE TUTTO È VIOLENZA, NIENTE PIÙ LO È DAVVERO - PER NON PARLARE DELLA DEMONIZZAZIONE DEL BRANO DI SAL DA VINCI DA PARTE DELLE ORGANIZZATRICI DEL "LILITH FESTIVAL" DI GENOVA - LA POLEMICA PRETESTUOSA SULLE POCHE ARTISTE DONNE IN GARA...

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…