tornei di retorica

RETORICA CRIMINALE - IL DREAM TEAM DI HARVARD SCONFITTO IN UNA GARA DI DIBATTITI DA TRE DETENUTI: “NON ABBIAMO LA LORO CULTURA E IN CARCERE NON AVEVAMO NEPPURE INTERNET, MA ABBIAMO QUALCOSA IN PIU’: L’ESPERIENZA DI VITA”

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Vittorio Zucconi per “la Repubblica”

 

Come se la Scafatese Calcio sconfiggesse il Football Club Barcellona, così tre carcerati americani del penitenziario di Eastern New York hanno sconfitto la imbattibile squadra campione americana di dibattito, il Team Harvard in uno scontro apparentemente improponibile.

 

Tre criminali comuni, con lunghe condanne per reati violenti, hanno saputo fare meglio di tre studenti della università più costosa e illustre d’America, dimostrando qualcosa che la società preferisce ignorare: che il carcere, anche quello più duro come il penitenziario di massima sicurezza dove i tre sono rinchiusi, non deve necessariamente essere una discarica di anime perse e un rottamaio di persone da buttare.

THE GREAT DEBATERSTHE GREAT DEBATERS

 

La vittoria di Carl Snyder, Dyjuan Tatro e Carlos Polanco contro le due studentesse e lo studente che formavano l’imbattuto trio harvardiano, trionfatore di tutte le sfide con le altre università americane, è stata la vittoria di un piccolo college privato di “liberal arts”, di studi umanistici. È il “Bard College” di New York che qualche anno fa lanciò l’esperimento impossibile, educare e istruire detenuti per crimini gravi nei penitenziari più duri.

 

Con un milione di dollari donati dalla Fondazione Ford, una di quelle fondazioni benefiche create dalle grandi aziende per generosità e per interesse fiscale, professori del Bard College sono entrati in varie carceri americane dello Stato cercando di reclutare detenuti per il loro programma di studi.

 

Soltanto nel penitenziario di Eastern New York ne hanno convinti 300, che ora stanno progredendo verso titoli di studio universitari. Tra questi, i tre più brillanti, appassionati, Carl, Dijuan e Carlos avevano accettato l’impossibile proposta di affrontare lo squadrone della onnipotente Harvard in un pubblico dibattito su un tema difficilissimo: è giusto che le scuole pubbliche, dunque finanziate dai contribuenti, siano aperte a immigrati senza documenti e ai loro figli?

HARVARD DETENUTI GARE RETORICAHARVARD DETENUTI GARE RETORICA

 

Per giudizio unanime del pubblico e degli arbitri, i tre carcerati hanno fatto meglio dei tre harvardiani, che pure avevano il compito più facile, quello di demolire gli argomenti degli altri senza dover offrire controproposte concrete, secondo lo stile dei peggiori talk show.

 

«Non abbiamo le capacità dialettiche, la cultura, le lettura di quelli di Harvard — ha detto Dijuan, il capitano dei tre moschettieri con le manette — e in carcere non avevamo neppure Internet per prepararci, ma abbiamo qualcosa che loro non potevano avere: l’esperienza di vita». DiJuan è, lui stesso, figlio di una immigrata illegalmente e rinchiuso in carcere da quando aveva 22 anni, per avere accoltellato e ucciso, non intenzionalmente, un rivale in una rissa tra gang.

 

Se il Team Harvard era l’equivalente di un Dream Team nelle gare di dialettica, questa non è neppure la prima volta che il terzetto di detenuti sconfigge avversari sulla carta molto più forti, avendo già battuto anche i cadetti dell’Accademia Militare di West Point, loro vicini nello Stato di New York. Non è neppure un caso senza precedenti, perché già negli Anni ‘50, un’altra squadra di carcerati aveva battuto avversari di grande blasone, guidata da un uomo destinato a diventare leggenda, Malcom X.

 

aula universitaria di harvardaula universitaria di harvard

Carl, Carlos e Dijuan hanno vinto utilizzando una tattica che ha completamente spiazzato il Team Harvard, il classico contropiede. Anziché difendere l’idea, cara ai progressisti, che le scuole pubbliche debbano accettare immigrati senza documenti, hanno sostenuto il contrario. Per esperienza di vita, hanno spiegato che le scuole pubbliche nelle località e nei quartieri dove si rifugiano, e spesso si nascondono, gli “illegali”, sono pessime e inutili.

 

GREAT DEBATERS 7GREAT DEBATERS 7

Meglio sarebbe dunque escluderli e costringere organizzazioni private, volontariati, chiese a provvedere alla loro educazione. Esattamente come il Bard College ha fatto con loro. «Ci hanno presi totalmente di sorpresa e hanno demolito i nostri argomenti », ha ammesso alla fine il capitano della squadra sconfitta.

 

Lo scopo del “gioco”, il fine di questi duelli che ebbero origine nell’Inghilterra del ’700 fra studenti di università e di scuole esclusive, non è dimostrare la fondatezza dei propri argomenti, ma di essere più bravi a difendere le proprie tesi e a rintuzzare quelle contrarie, argomentando, non sbraitando o insultando. La loro popolarità è vastissima, perché si pensa che preparino gli studenti ad affrontare la vita in società, dove occorre misurarsi con opinioni diverse. Non è un caso se è stata proprio l’America a inventare la formula del “dibattito” fra candidati in politica.

 

harvardharvard

È altamente improbabile che i tre moschettieri con le manette vittoriosi contro avversari che spendono centinaia di migliaia di dollari per le loro lauree, più o meno quanto costa all’erario mantenere un detenuto, si presentino un giorno sul podio dei dibattiti presidenziali. Ma lo scopo della “Bard Prison Initiative” non è produrre futuri leader. Molto più modestamente, ma realisticamente, la speranza è aiutare uomini e donne confinati nell’abbrutimento del carcere, nella violenza e nell’umiliazione quotidiana, a utilizzare il tempo a disposizione per prepararsi al momento in cui torneranno liberi.

 

Il carcere, come oggi funziona, è un’università del crimine, dove matricole condannate per piccoli reati escono con master e dottorati in criminalità avanzata. Il 56% dei detenuti sono riarrestati e rinchiusi di nuovo entro dodici mesi dalla scarcerazione. Il 67,8% torna dietro le sbarre prima di tre anni e i penitenziari si trasformano in porte girevoli dove chi esce sa di essere destinato a rientrare, spesso per l’impossibilità di trovare un posto nella società là fuori.

 

Soltanto l’istruzione può strapparli alla porta girevole, e il Bard College vuole andarli a cercare per motivarli. I risultati statistici sono impressionanti: di fronte al 67,8% di carcerati che tornano con nuove condanne, soltanto il 3% di coloro che sono riusciti ad acquisire un titolo di studio in carcere ricade nella fossa.

harvard harvard

 

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