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SCUOLA DI FANCAZZISMO – VITTO E ALLOGGIO SENZA LAVORARE NE’ STUDIARE: IN ITALIA NEI CENTRI DI ACCOGLIENZA PER MIGRANTI SI APPLICA IL PEGGIOR ASSISTENZIALISMO, E I GLI “OSPITI” SI ADATTANO A MERAVIGLIA – IN GERMANIA BENEFICI SOLO IN CAMBIO DI STUDIO E LAVORETTI

Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

 

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Dice di avere diciannove anni, ma ne dimostra dieci di più. Dice che di solito si sveglia alle nove e trascorre le sue giornate in modo semplice: « Manger , dormir , Facebook, un film». Qualche volta, una partita di calcio. Tiene pulita la sua stanza? No: ci pensa la signora Antonella, la donna delle pulizie. Si prepara da mangiare? «No. Vedo il cibo quando è pronto. Io non cucino».

 


Fofana Samba, che si dichiara cittadino del Mali, conduce precisamente questo stile di vita da quando è sbarcato senza documenti dalla Libia a Vibo Valentia nel giugno di due anni fa.

 

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Appena riemerso dal riposo del dopopranzo porge una debole stretta di mano, il tablet sottobraccio, attorno a lui tanti altri ragazzi sub-sahariani assorti nei loro smartphone all' ombra dei pini dell' hotel sul mare che oggi li accoglie.

 


Quasi nessuno di loro viene da guerre o persecuzioni, tutti hanno presentato domanda d' asilo politico - con ricorsi e controricorsi - per guadagnare tempo e intanto restare qui. La lentezza della giustizia italiana è il loro più grande alleato.

 

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Fofana sorride con indolenza. «Voglio essere un rifugiato», è la sua posizione. In due anni un piccolo avvocato locale - Vibo Valentia è prossima al record europeo per densità di legali nella popolazione - ha presentato per lui una serie di domande di asilo. Cento euro l' una, pagate con l' argent de poche dell' accoglienza.

 

 

Tutte respinte fino al ricorso attuale, pendente da mesi, ma Fofana non ha mai fatto lo sforzo di imparare una parola d' italiano. Ha capito anche lui che questo Paese, per inerzia, sta riproducendo con i migranti le peggiori tare dell' assistenzialismo degli anni 70 e 80 del secolo scorso. Forse è la sola risposta che la macchina amministrativa sia in grado di fornire nell' emergenza, se non altro perché è quella che conosce già. Questo è il welfare che dà qualcosa in cambio di niente.

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È un sistema che distribuisce vitalizi e protezione senza pretendere dai beneficiari lo sforzo di imparare un mestiere, né le leggi o la lingua del Paese ospitante, o anche solo senza chiedere loro una mano a tenere pulita la strada comunale qui fuori. Una perla del Mediterraneo come Briatico ne avrebbe un gran bisogno, ora che ha di nuovo un sindaco accusato di concorso in associazione mafiosa.

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Non deve per forza finire così, neanche nei Paesi più aperti agli stranieri. Perché il problema non è se accogliere o no, ma come farlo. Il 14 aprile scorso i leader della grande coalizione al governo in Germania sono riemersi da sette ore di negoziati fra loro con un annuncio che, visto dall' Italia, suona lunare: ci sarà una nuova legge sull' integrazione degli stranieri.

 

 

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La cancelliera ha spiegato che l' obiettivo è rendere più facile per chi richiede asilo accedere al mondo del lavoro. Non renderli alienati, passivi e depressi, con un futuro da accattoni o da manovalanza criminale. Il modo per farlo è superare il welfare paternalista e chiedere ai migranti qualcosa in cambio di qualcos' altro. Lo Stato federale tedesco li nutre e alloggia, proprio come lo Stato italiano versa anche una piccola diaria a chi arriva senza documenti chiedendo asilo politico.

 

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In contropartita però la Germania pretende dagli stranieri alcuni impegni specifici: obbligo di frequenza a corsi di lingua, cultura e legislazione tedesca, con regolari verifiche dell' apprendimento; per chi non adempie c' è il ritiro progressivo dei benefici. La grande coalizione di Merkel prevede anche ciò di cui avrebbero tanto bisogno Briatico e molte altre municipalità italiane che ospitano i migranti: piccole somme in più, magari un euro l' ora, a chi svolge lavoretti per la comunità locale.

 


Vista dal fondo della Calabria, la Germania è lontana. Qui di recente l' Associazione Monteleone, una delle centinaia che gestiscono l' accoglienza per conto delle Prefetture, si è vista costretta ad andare all' estremo opposto. Nella gara vinta per la gestione dei migranti deve impegnare un bilancio che vale oltre 1.100 euro al mese per ciascuno di essi.

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Ha investito 85 mila euro in un centro computer nell' hotel dell' accoglienza, ha organizzato corsi di italiano e da elettricista, fabbro, pizzaiolo, cartongesso, guida macchine agricole, salvataggio e primo soccorso in spiaggia, teatro. Non si è presentato quasi nessuno. I 219 richiedenti asilo sono rimasti tutti in camera a sonnecchiare e guardare la tivù, semplicemente perché potevano.

 

 

Alla fine, spiega la direttrice dell' associazione Lelia Pazienza, il solo argomento per stanarne alcuni - pochi - è stato un piccolo zuccherino: 50 euro in cambio della frequenza dei corsi.

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Neanche in Italia, dove i migranti in strutture «temporanee» di questo tipo sono oggi ufficialmente 82 mila, deve finire per forza così. Non è scritto nelle leggi che debba continuare a riprodursi con gli stranieri l' assistenzialismo responsabile del debito pubblico.

 

 

A novembre scorso il prefetto Mario Morcone, capo dipartimento per l' immigrazione al ministero dell' Interno, ha scritto ai sindaci invitandoli a far fare ai richiedenti asilo piccoli lavori per i Comuni.

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Non è successo quasi nulla. Da settimane esiste poi al ministero della Giustizia una bozza di decreto per velocizzare nei tribunali le pratiche sui ricorsi degli stranieri. Eppure non approda in Consiglio dei ministri.

 

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A Vibo Valentia intanto l' associazione Monteleone ha fatto incetta di tic tac. Da quando i migranti hanno scoperto che qui le medicine sono gratis, lamentano ogni giorno mal di testa, mal di pancia e giradito come nell' Italia di prima del ticket. Ma almeno gli stranieri, per ora, non distinguono fra un farmaco e una caramella alla menta.

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