coronavirus, stazioni e controlli-6

SE DA BRAVI ITALIANI PENSATE CHE ELUDERE LE REGOLE E PRENDERE UN TRENO IN TEMPO DI COVID-19 SIA FACILE, VI DOVETE RICREDERE - NON SOLO LE SEVERISSIME DISPOSIZIONI CI SONO, MA VENGONO ANCHE SEVERAMENTE APPLICATE – MATTIOLI: “ALLA STAZIONE DI MILANO TROVI L’ITALIA CHE NON TI ASPETTI. RIGOROSA E TUTTO SOMMATO ANCHE EFFICIENTE. L'UNICO VARCO È PIÙ PRESIDIATO DI FORT KNOX. L'AUTOCERTIFICAZIONE NON BASTA PERCHÉ…”

Alberto Mattioli per “la Stampa”

 

coronavirus, stazioni e controlli 10

Dopo quasi otto settimane in clausura, cinquantaquattro giorni durante i quali l' uscita più lunga è stata andare a fare la spesa al supermercato sotto casa e il massimo dell' eccitazione cambiare la marca del cibo per i gatti, aspettavo il primo viaggio in treno come un bambino attende Babbo Natale.

 

Certo, con l' inconveniente dei controlli a tappeto, dell' autocertificazione, delle comprovate esigenze e dell' assoluta urgenza. Però, ammettiamolo: da bravi italiani, pensiamo sempre che le leggi siano concepite per essere interpretate, abbiamo fiducia nel rapporto personale con chi rappresenta l' Autorità e nella nostra abilità a fargli chiudere un occhio o magari due, perché, si sa, «rigore» è una parola che associamo alle partite di calcio, non al rispetto delle regole.

coronavirus, stazioni e controlli 8

 

Sorpresa: non è così. Al tempo del Covid-19 non solo le severissime disposizioni ci sono, che magari è la regola, ma vengono anche severamente applicate, che è sicuramente l' eccezione. Non ci salverà nemmeno la tanto invocata bellezza italiana, che pure rende tutta la manfrina burocratico-sanitaria meno estenuante. Sabato, intorno alle nove e mezza del mattino, vuota come non è mai stata vuota, la Centrale di Milano, secondo Frank Lloyd Wright che di architettura se ne intendeva «la più bella stazione ferroviaria del mondo», risultava effettivamente splendida, e il famigerato stile assiro-milanese ancora più imponente in una Galleria delle carrozze dove si aggiravano, in tutto e per tutto, tre persone.

 

coronavirus, stazioni e controlli 2

La vastità fa sempre effetto: se è anche deserta, fa quasi impressione. Quanto ai treni, il problema semplice ma decisivo è che non ci sono. La cosa non manca di logica: visto che la gente non si può muovere, tanto vale non far muovere nemmeno loro. Così numero dei convogli è stato drasticamente diminuito. E comunque prima di prenderli bisogna farsi controllare.

 

E qui, appunto, scopri l' Italia che non t' aspetti: rigorosa e tutto sommato anche efficiente. Intanto, fra poliziotti e soldati, l' unico varco è più presidiato di Fort Knox. E poi controllano, eccome. Per fortuna per chi non dispone di una stampante casalinga, sono a disposizione il modulo dell' autocertificazione (bilingue, anche in inglese) e perfino la penna per compilarlo.

coronavirus, stazioni e controlli 3

 

E già questo non è facile, perché «il dichiarante» deve dichiarare non solo di essere al corrente degli ukase di Conte, ma pure «a conoscenza delle ulteriori limitazioni» decise dai presidenti delle regioni in cui viaggia. Non proprio ovvio, con le regioni che limitano in ordine sparso, come prima dell' Unità, il regno di Sardegna in maniera diversa da quello di Napoli (dove regna il temibile Vincenzo I) e il granducato di Toscana dalla Serenissima.

coronavirus, stazioni e controlli 4

 

Ma poi l' autocertificazione non basta. Perché le comprovate esigenze lavorative, le assolute urgenze e i motivi di salute vanno appunto comprovati: servono pezze d' appoggio, spiegazioni, mail della zia malata o certificati del medico curante.

Nel mio caso, lo ammetto, il tesserino professionale, ultimo avanzo dei privilegi della casta giornalistica, ha fatto miracoli (e del resto viaggiavo per lavoro, non per sfizio personale).

 

coronavirus, stazioni e controlli 6

Però diciamo che chi vuole prendere il treno deve calcolare un venti minuti-mezz' oretta di questa trafila, compreso il controllo della temperatura effettuato da un cortesissimo tenente del Corpo della sanità militare con uno di quei termometri fighissimi che sembrano il telecomando della tivù. E in ogni caso l' esito della trattativa è tutt' altro che scontato. Mi è anche toccata la crisi di pianto di una ragazza rimbalzata. Gemeva in videochiamata: piange il telefono versione 2.0.

 

coronavirus, stazioni e controlli 7

Finito? No. Perché se prendi una delle poche Frecce superstiti ti viene anche consegnata una specie di contromarca per accederci, attraverso uno stretto corridoio transennato e ri-controllato. Frecce, poi, per modo di dire. A parte che, nonostante l' assenza di traffico, si parte da Milano con dieci minuti buoni di ritardo (un delicata attenzione di Trenitalia per far credere ai suoi affezionati clienti che tutto è normale), a bordo la solita voce registrata spiega che il treno viaggia sulla linea tradizionale. Il risultato è che alla fine a Bologna si arriva con un quarto d' ora di ritardo.

coronavirus, stazioni e controlli 1

 

Quanto alla distanziazione sul vagone, non convince del tutto. Perché è vero che i posti sono occupati a scacchiera, uno sì e uno no, ma se nel salottino di quattro posti siamo in due non siamo sicuramente a un metro distanza l' uno dall' altro. Però i viaggiatori hanno tutti la mascherina (e parlano tutti e tutto il tempo al telefonino, però l' epidemia non c' entra).

 

All' arrivo a Bologna, si viene instradati in un unico sottopassaggio, che non sembra una buona idea per evitare assembramenti, e controllati di nuovo. Per il ritorno si riparte da capo, come nel gioco dell' oca: autocertificazione, domande e così via. È disponibile unicamente uno di quei regionali forse ironicamente definiti «veloci», che si ferma pure ad Anzola dell' Emilia o Sant' Ilario d' Enza.

coronavirus, stazioni e controlli 9

 

Quindi per andare da una città all' altra ci vogliono 2 ore e 55 minuti e molta pazienza (stavolta si arriva puntuali, però). Ma almeno il treno è praticamente vuoto, quindi il rischio di contagiare o contagiarsi sembra davvero ridotto. Diciamo che è più facile morire di noia che di virus.

 

All' arrivo a Milano, in una Centrale ancora più vuota, ulteriore autocertificazione (la terza!) e anche nuovo controllo della temperatura. È ormai assolutamente assodato che la febbre non l' ho.

coronavirus, stazioni e controlli 5

 

Ora, sembra davvero uno di quei racconti dei nonni sui loro avventurosi viaggi nel Dopoguerra, sulla rete devastata dai bombardamenti. Allora almeno l' Italia fu rimessa in piedi presto e bene. Adesso, chissà.

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...