TI AMO TROPPO QUINDI TI AMMAZZO - SELVAGGIA: “I CASI DI ADOLESCENTI CHE FANNO FUORI LA FIDANZATA SEGUONO QUASI TUTTI LO STESSO SCHEMA: LUI UCCIDE LEI, MAI IL CONTRARIO. SEMPRE PER L’INCAPACITÀ DI ELABORARE LA FINE DI UNA STORIA D’AMORE”

Selvaggia Lucarelli per "Libero Quotidiano"

 

SELVAGGIA  LUCARELLI SELVAGGIA LUCARELLI

Ci sono madri che si uccidono decidendo di portare il figlio con sè, come la mamma in Val Brembana meno di un mese fa. Per depressione, paura del futuro, disperazione. Ci sono donne (poche) che partoriscono piani criminali e fanno fuori il marito, come Patrizia Reggiani. Per vendetta, per interesse, per narcisismo. Ci sono uomini (molti) che uccidono la compagna, qualche volta si tolgono la vita anche loro, qualche volta la tolgono anche ai figli, qualche volta cercano di farla franca. Alle volte ci riescono, perfino.

 

Per crudeltà, per orgoglio, per sadismo. I casi di adolescenti (o poco più) che decidono di fare fuori la fidanzata invece, seguono quasi tutti lo stesso schema: lui uccide lei, mai il contrario. E sempre per una ragione: l’incapacità di elaborare la fine di una storia d’amore, che poi non è una storia qualunque, perché è la prima, quella più intensa, quella della scoperta, quella che ci coglie impreparati di fronte al distacco, alla perdita. Perchè uno a 18, 20 anni mica lo sa che l’amore può finire.

 

Anzi, che deve finire e che è perfino più sano, a quell’età, non trascinare storie dai banchi della scuola all’altare. Ci siamo passati tutti. La fidanzata del liceo che ci molla per il tizio più grande. Il nostro ragazzo fin dalle scuole medie che all’università conosce la compagna di corso e ci pianta senza tante scuse. Io piansi per giorni nei bagni del mio liceo classico, mollata da un Marco che s’era stufato di me e delle mie paturnie da adolescente insicura. Rifiutai il cibo per una settimana.

 

PIETRO DI PAOLA E ALESSANDRA PALIZZIPIETRO DI PAOLA E ALESSANDRA PALIZZI

Litigai con i miei genitori, con i miei fratelli, con gli amici. Scrissi pagine e pagine di un diario sofferto e melodrammatico in cui prevedevo per me un futuro da suora laica in qualche lontano paese africano. Poi elaborai il lutto, capii che «Il tempo delle mele» con le sue semplificazioni sentimentali aveva mietuto più vittime negli anni ’80 che la peste nera nel 1300 e arrivò un altro Marco, che mi trovò un po’ più leggera e anche un po’ più disincantata. Mi ammalai, fui convalescente, guarii.

 

In certi adolescenti maschi talvolta qualcosa si inceppa. Non so se sia davvero la solita storia del femminicidio, i soliti meccanismi del possesso, della prevaricazione, delle radici culturali, della virilità ferita. O meglio, non so se sia solo questo. L’anno scorso un diciassettenne di Corigliano Calabro ha ucciso la fidanzata di sedici anni accoltellandola e poi dandole fuoco mentre lei ancora respirava.

 

Fabiana lo aveva lasciato, ci avevano riprovato, lui era geloso e alla fine aveva deciso che l’unico modo per placare il suo tormento era ucciderla. A Milano, due giorni fa, una dinamica simile, ma più annunciata e inquietante: Pietro, 20 anni, viene lasciato da Alessandra, che ha un anno meno di lui. Pietro la convoca per un chiarimento (a proposito, ci sarebbe da scrivere un trattato sulla frequente aderenza, nel campo degli amori criminali, tra la parola chiarimento e la parola “imboscata”).

PIETRO DI PAOLA E ALESSANDRA PALIZZI PIETRO DI PAOLA E ALESSANDRA PALIZZI

 

Ci sono anche il fratello di lui e la fidanzata. Li fa allontanare da casa con una scusa. Pietro e Alessandra litigano. Lui la spinge giù dal terrazzo, poi decide di fare la stessa fine. Nessun raptus, nessun blackout o annebbiamento della ragione. Pietro aveva pianificato tutto. Lascia una lettera ai cari nel cassetto, scrivendola con un tempo narrativo insolito, parlando al passato di quello che sta per compiere («non mi sono lanciato con lei subito ma prima le ho fatto provare il terrore di perdere tutto, amici, famiglia e futuro»).

 

PIETRO ALESSANDRA
PIETRO ALESSANDRA

Come se tutto, nella sua testa, fosse già compiuto, come se nessun chiarimento fosse ormai più possibile, come se la povera Alessandra non potesse più alleviare le sue sofferenze se non precedendolo in quello schianto folle terminato di notte, davanti a un box, sul freddo asfalto di un cortile deserto. Colpisce il terrificante sadismo di Pietro, come quello dell’adolescente calabrese. Non è stato un colpo di pistola - freddo, rapido, chirurgico- a finire le due ragazze.

 

Uno, la sua ex fidanzatina, l’ha vista ansimare, boccheggiare, perdere sangue e con una spietatezza da killer navigato le ha dato fuoco. L’altro, Pietro, l’ha trascinata per la maglietta, per il braccio, forse per i capelli. L’ha sentita urlare, chiedere aiuto. L’avrà implorato, Alessandra, di risparmiarla. Era la sua ragazza del liceo, magari della sua prima volta, di sicuro dei suoi primi veri, ingenui «ti amo».

 

PIETRO
PIETRO

Era la ragazza che lo aveva implorato già, un anno prima, di non lanciarsi da quel cornicione su cui Pietro si era arrampicato minacciando il suicidio per quasi un’ora. Era stata lì, in preda al terrore, accanto a familiari e vigili del fuoco, ignorando che quella fine, Pietro, un anno dopo l’avrebbe fatta comunque, ma insieme a lei. A nulla erano serviti uno psicologo e l’amore di Alessandra, dipinta da tutti come una ragazza generosa, «una crocerossina». E forse è proprio questo che l’ha fregata.

 

ALESSANDRA
ALESSANDRA

Avere amato troppo un ragazzo impreparato di fronte all’amore assoluto, feroce dell’adolescenza. Che non aveva gli strumenti, probabilmente emotivi, forse psicologici, per elaborare il lutto devastante della fine del primo amore. Che possedeva un’atroce dose di sadismo mescolata a una follia lucida e criminale.

 

Si sono scomodati alibi, per Pietro. Un storia lontana di adozione, la separazione dei genitori. Certo è che se tutte noi dovessimo temere un gesto inconsulto da un ragazzo che ha in curriculum due genitori separati, dovremmo dare appuntamenti solo a pianoterra.

 

ALESSANDRA
ALESSANDRA

Non c’era neanche una storia di degrado alle spalle, di contesto sociale difficile. Pietro aveva una sua casa, due moto, una vita agiata. La verità di Pietro è nella sua ultima lettera, nel passaggio «L’amore totale e disarmante che provavo è diventato risentimento. Se la reincontrassi dall’altra parte non la odierei, il mio sfogo è finito quando ho saltato». Perchè solo quello poteva placare l’odio di Pietro: il corpo sfracellato a terra del suo primo amore. Della sua prima vera felicità. Del suo primo vero tormento.

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