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LA PANDEMIA E’ LA MANGIATOIA DELLE MAFIE – LA DIA LANCIA L’ALLARME: "SERI RISCHI DI INFILTRAZIONE NEL SETTORE SANITARIO. SERVONO CONTROLLI PREVENTIVI SUI FINANZIAMENTI ANCHE ALLA GREEN ECONOMY" - LE MANI DEI CLAN SU AZIENDE E NEGOZI IN CRISI: IN SOLI SEI MESI, DUE SU CENTO HANNO CAMBIATO PADRONE - RECORD IN CAMPANIA, LAZIO E SICILIA. LE CESSIONI ANOMALE SONO SIGNIFICATIVE IN EDILIZIA E SALE SCOMMESSE, PASSIONI ANTICHE DELLE COSCHE IN AFFARI. E POI LA RISTORAZIONE…

Fulvio Fiano per corriere.it

 

 

NEGOZI CRISI

L’emergenza e il rilancio, gli appalti dati in urgenza e il fiume di denaro atteso con il Recovery fund. Nell’Italia che annaspa per la crisi economica, la pandemia di Covid-19 rappresenta una «grande opportunità» per le mafie. Che hanno capitali da investire e possibilità di infiltrarsi tramite imprenditori compiacenti.

 

È l’allarme contenuto nel rapporto semestrale della Direzione investigativa antimafia, presentato oggi in Parlamento. Lo snellimento delle procedure d’affidamento degli appalti e dei servizi pubblici — si legge nel documento — comporterà «seri rischi di infiltrazione mafiosa dell’economia legale, specie nel settore sanitario». È poi «oltremodo probabile» che i clan tentino di intercettare i finanziamenti per le grandi opere e la riconversione alla green economy. Riciclaggio e corruzione ne sono le conseguenze.

 

 

Sono i dati a dare la misura di questa urgenza: sebbene l’economia italiana abbia subito un rallentamento di circa il 10% del prodotto interno lordo, nel primo semestre del 2020 le segnalazioni per operazioni sospette sono aumentate del 30%. «Si tratta di un aumento molto strano — sottolinea il direttore della Dia, Maurizio Vallone — perché significa che sta girando molto più denaro di quel che sarebbe logico aspettarsi, con l’economia che si sta spostando dall’economia del fare a quella finanziaria».

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Logico pensare alle disponibilità nascoste delle economie illegali. «il grave rischio che si corre è che ci ritroveremo tra qualche anno con la criminalità organizzata che avrà in mano aziende di medie e grandi dimensioni. Ma a quel punto sarà impossibile ricostruire il percorso del denaro». L’attenzione è in particolare sulla ‘ndrangheta, «che ha maggiore liquidità e grandi capitali: prima investivano in fondi esteri, ora potrebbero investire in casa, basta solo trovare l’aggancio giusto».

 

Vallone sollecita perciò «un controllo amministrativo preventivo» da parte dei prefetti, non sulle imprese che partecipano ai bandi ma sull’appalto stesso. Questo per evitare che gli infiniti ricorsi blocchino le gare e allo stesso tempo garantire allo Stato uno strumento concreto per monitorare possibili infiltrazioni mafiose. «Uno dei grandi problemi delle interdittive antimafia — continua Vallone — sta nel fatto che se l’impresa viene esclusa dall’appalto, o si aspettano le decisioni dei tribunali amministrativi, ritardando di anni la realizzazione delle opere, una scelta grave e che lo sarebbe ancora di più in una situazione di pandemia, oppure si assegna la gara alla seconda classificata, aprendo però la strada a contenziosi milionari se la ditta esclusa dovesse vincere».

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La soluzione avanzata dalla Dia è quella di utilizzare l’articolo 34 bis del Codice Antimafia, con la differenza che il controllo spetterebbe ai prefetti e non sarebbe sull’impresa quanto sull’appalto. «Sulla base del 34 bis, quando un tribunale ritiene che ci siano elementi da approfondire - spiega ancora Vallone - anziché interdire la ditta, si stabilisce un controllo giudiziario per sei mesi nei quali l’impresa continua ad esercitare nel pieno delle sue funzioni, ma deve rendere conto al delegato del tribunale di ogni sua operazione. Invece, in via amministrativa, per similitudine, il prefetto potrebbe rilasciare la certificazione antimafia operando, però, un controllo su tutto l’appalto, conto corrente unico, elenco fornitori e subappaltatori. Il controllo termina alla conclusione dell’appalto».

 

L’altro aspetto evidenziato dalla Relazione è quello relativo all’usura. C’è infatti un aumento del fenomeno. «È sicuro - dice Vallone - che le organizzazioni criminali si stanno sostituendo alle organizzazioni del credito. Ci sono interi settori in crisi, a partire da commercianti, ristoratori, albergatori ma anche titolari di b&b e piccole strutture. Quando non c’è credito, tutti questi soggetti sono costretti a rivolgersi alla criminalità organizzata, con le mafie che entrano come soci di minoranza nel capitale sociale e presto o tardi estrometteranno tutti gli altri». Quello della liquidità, conclude Vallone, «è un problema serio»

DIA

 

 

LE MANI DEI CLAN SULLE AZIENDE IN CRISI

Floriana Bulfon per "la Repubblica"

 

L'equazione è semplice e inquietante. Nella prima fase della pandemia, in provincia di Napoli hanno cambiato proprietario 663 tra aziende e negozi. Il 2% del totale, molto più di quanto accadeva negli anni precedenti. Facile immaginare chi vende: imprenditori ed esercenti messi al tappeto dal lockdown. Ma chi acquista, in un momento di profonda crisi? Gente in grado di investire, con tanti soldi a disposizione. Un identikit che fa subito pensare alla camorra, pronta a sfruttare il Covid per allargare i suoi patrimoni. Il dramma è che lo stesso sta avvenendo a Roma, dove - tra fine febbraio e metà ottobre 2020 - sono state cedute 1.265 attività: identico incremento anomalo rispetto al passato.

 

A Catania ne sono state contate 168. In entrambe le province la percentuale arriva all' 1,8%. I dati elaborati da Cerved in esclusiva per Repubblica offrono la prima fotografia dell' effetto della pandemia sul tessuto economico. L' agenzia specializzata nell' analisi del rischio delle imprese ne ricava uno scenario da allarme rosso: oltre 140mila società sono a rischio usura e riciclaggio, il doppio rispetto all' anno scorso. Non solo. I cambi di proprietà sono sempre più frequenti, ma questa cascata di vendite potrebbe addirittura aumentare. Un quinto delle 723mila società di capitali esistenti in Italia infatti sono vicine al default, vittime di una crisi di liquidità che potrebbe renderle preda di chi invece ha molto cash da ripulire.

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Anche il premier Mario Draghi ha sottolineato la gravità della situazione: «C' è un rischio specifico: le possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nell' economia a seguito della crisi di liquidità», ha detto al Senato. E ha posto l' accento sul «rendere più incisive le verifiche sui cambi societari, specie per gli esercizi commerciali e il settore turistico alberghiero ».

 

«I dati indicano che le imprese sono passate di mano soprattutto nelle regioni e nei settori dove i fenomeni di infiltrazione mafiosa sono più comuni - spiega l' amministratore delegato di Cerved, Andrea Mignanelli - La crisi economica seguita alla pandemia è terreno ideale per la criminalità, che grazie all' ampia disponibilità di liquidi può acquisire il controllo di società in difficoltà».

 

Non a caso Campania, Lazio e Sicilia sono le regioni dove le cessioni sono più frequenti: lì emergenza sanitaria e lockdown si sono accaniti su un sistema già fragile. Ma tutta la Penisola vive questa recessione: subito dopo ci sono Abruzzo, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Lombardia.

 

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Alcuni comparti soffrono in modo particolare. Gli autonoleggi rimasti senza turisti - 41 venduti su 1.432; le pompe di benzina - 52 su 1.825. Le cessioni anomale sono significative in edilizia e sale scommesse, passioni antiche delle cosche in affari. E poi la ristorazione, con il cambio di padrone per 586 società su oltre 33mila. Cui ne vanno aggiunte 500 legate all' ingrosso di alimentari.

 

L' allerta viene confermata dalla Banca d' Italia. Negli ultimi sei mesi del 2020, nonostante le chiusure di molte attività, l' Unità di informazione finanziaria di Bankitalia ha registrato un 10% in più di segnalazioni di operazioni sospette. Che spesso sono risultate «rilevanti» per la Guardia di finanza. Lo ha detto il comandante generale Giuseppe Zafarana in audizione a Montecitorio: «Ci sono oltre 2mila approfondimenti su flussi collegati a tentativi di infiltrazione della criminalità nell' economia, di sviamento di sussidi pubblici e abusi di mercato».

 

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Chi ha soldi sporchi da investire si inventa nuovi business o si allarga in quelli tradizionali. «L' obiettivo primario resta l' acquisizione delle attività economiche, fine rispetto al quale l' eventuale prestito a tassi usurari è uno dei mezzi», sottolinea Ilaria Calò, a capo della Direzione distrettuale antimafia di Roma: «Ma abbiamo registrato anche interesse su affari più remunerativi, come gli investimenti legati ai dispositivi di protezione o l' accesso a finanziamenti agevolati per le imprese. E si nota la capacità di ricorrere a sistemi di moltiplicazione dei profitti basati su reticoli societari e complessi meccanismi di falsa fatturazione nell' ambito di operazioni di riciclaggio ». È la mentalità predatoria: se il guadagno massimo arriva dalle mascherine o se ci sono da incassare ristori e finanziamenti agevolati, i clan agiscono subito.

 

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Si stanno dando da fare pure in Lombardia. Secondo una ricerca anonima svolta da Confcommercio su circa 400 imprese, sono raddoppiate le segnalazioni di chi ha ricevuto richieste anomale d' aiuto economico, di acquisto dell' attività a un valore inferiore a quello di mercato, di cessione di quote. Ai broker dei clan i contanti non mancano e possono offrire tassi moderati, perché hanno altri fini. «L' obiettivo non è percepire interessi usurai, ma rilevare attività e aprirsi a settori prima inesplorati costruendo una rete. La 'ndrangheta vuole presentarsi come la mafia buona che dà lavoro, fa girare l' economia e quel contante che fa gola ad un' imprenditoria insofferente alle regole fiscali», conferma Alessandra Dolci, alla guida della Procura antimafia di Milano.

 

Per portare a termine queste operazioni, si moltiplica il ricorso ai prestanome. «Una categoria sempre più numerosa. Diversi professionisti mettono a disposizione persone che, per mille euro al mese, assumono cariche societarie e rendono possibile alle famiglie mafiose di rilevare le attività economiche senza comparire - prosegue Dolci - Sono utili anche per accaparrarsi i fondi stanziati dai decreti per sostenere l' economia colpita dal Covid. Abbiamo riscontrato un ampio accesso ai finanziamenti da 25mila euro per l' imprenditoria: se rilevi una decina di società, e tutte fanno capo alla stessa famiglia, puoi portarti a casa un tesoretto». L' incetta legale di sovvenzioni statali, stanziate per le vittime della pandemia e che finiscono invece nelle mani dei boss.

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Qui si entra nella zona grigia dove competenze e capitali si mescolano, unendo in un patto occulto professionisti e padrini. «Legale e illegale sono spesso sovrapposti. Il problema più grave non sono le mafie quanto ampi settori di sommerso, una criminalità economica pervasiva collegata a forme sistemiche di corruzione e operatori economici che inseguivano, già prima dell' emergenza, la via bassa dello sviluppo:

 

il guadagno facile e opportunistico », nota Rocco Sciarrone, professore di Sociologia all' Università di Torino tra i più attenti analisti della materia: «È probabile che questi attori, intrecciando reti di complicità, cercheranno d' intercettare le risorse pubbliche. Secondo stime di Inps e Banca d' Italia, circa il 20% delle aziende nella manifattura e il 30% nei servizi avrebbe già beneficiato dei contributi statali per gli strumenti di integrazione salariale senza averne titolo».

 

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Una criminalità che non è solo mafiosa, con operatori economici che vanno a cercare i servizi della mafia per stare sul mercato e faccendieri e corrotti che fanno da ponte con le organizzazioni criminali. Che spesso, ormai, mettono a disposizione solo i fondi. Bisogna cancellare gli stereotipi sui mafiosi coppola e lupara: l' evoluzione economica dei clan è diventata sofisticata. «Le organizzazioni criminali dispongono di fondi di investimento, cercano di rilevare enormi assetti industriali usando i non performing loans (Npl)» avverte Vittorio Rizzi, vice capo della polizia e coordinatore dell' Organismo permanente di monitoraggio sul rischio di infiltrazione nell' economia, citato da Draghi come lo strumento per fronteggiare la scalata al commercio.

 

Gli Npl sono i "crediti deteriorati" che difficilmente possono essere saldati: «La loro compravendita è uno strumento di investimento e di riciclaggio. Le mafie si inseriscono nel recupero crediti ricorrendo a prestanome e società di copertura ». È la mutazione delle cosche, un virus che può contagiare tutta la nostra economia. 

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