delitto casati stampa

1. SESSO, CORNA, VOYEURISMO E SANGUE - QUANDO IL DELITTO CASATI STAMPA INFIAMMO’ L’ITALIA: LA TORBIDA VICENDA DEL MARCHESE CAMILLO CHE IL 30 AGOSTO 1970 SPARO' A SUA MOGLIE ANNA E ALL’AMANTE DI LEI E POI PUNTO' IL FUCILE VERSO SE STESSO E SI UCCISE - LEI SI CONCEDEVA A IMPROVVISATI GIGOLO’ CON IL CONSENSO ATTIVO DEL MARITO: "MI PARE DI ESSERE DIVENTATA LA PEGGIO DELLE PEGGIO MIG*OTTE. E PENSARE CHE QUANDO MI SONO MESSA CON CAMILLO IO LO AMAVO DA IMPAZZIRE…" - LA CRONACA DELLE ULTIME ORE

anna casati stampa

Malcom Pagani per Vanity Fair

 

Set di Totò Tarzan, esterno giorno, 1950: «Come ti chiami?». «Ranocchia». «Allora senti Ranocchia, andiamo a fare un girino». Il principe De Curtis ha un fazzoletto rosso al collo ed è davanti ad Anna Fallarino. Lei ride, ha i capelli incastonati da una corona di fiori e ancora non sa che si appresta a nuotare in uno stagno torbido.

 

Quando l’estate svuotava ancora le città, Via Puccini a Roma era una strada persino più silenziosa delle altre. Il 30 agosto 1970, all’imbrunire, tra la presentazione veneziana dell’ultimo film di Federico Fellini e la proclamazione della nuova Miss Italia, Alda Balestra da Trieste, nelle redazioni arrivò una notizia destinata a fare rumore.

 

anna casati stampa 2

A due passi dalla sede della Banca D’Italia, da Villa Borghese, dai Parioli e dalla Via Veneto della Dolce Vita, nell’appartamento romano dispiegato su due piani dei marchesi Casati Stampa, tra i fenicotteri impagliati, le sale da gioco e i soggiorni, sei colpi di fucile Browning n. 12 squarciarono la calma apparente dell’imbrunire. A terra tre corpi. Quelli di Anna Fallarino, del suo amante, il venticinquenne Massimo Minorenti e dell’omicida-suicida, Camillo Casati Stampa di Soncino detto Camillino, nobile rampollo di un casato che all’epoca, tra tenute lombarde e caseggiati capitolini contava su crediti azionari per centinaia di milioni di lire.

 

Anna e Camillo si erano incontrati e poi sposati dieci anni prima. Lei, di umili natali, era arrivata a Roma da ragazza ed era già convolata a nozze, ma poi complice l’annullamento della Sacra Rota aveva potuto abbracciare Camillo e vivere con lui molte diverse esistenze. Quella ufficiale, animata da feste, lussi, vacanze, viaggi e tra una cena con i Ruspoli e un’altra con i Torlonia e gli Odescalchi, a tratti, come ospite inattesa, la noia. Da diraradare con quella parallela in cui Anna, la bellissima Anna, animava il quadro e si concedeva ad altri uomini con il consenso attivo di Camillo.

 

delitto casati stampa

Lui annotava ogni dettaglio: «Oggi Anna mi ha fatto impazzire di piacere. Ha fatto l’amore con un soldatino in modo così efficace che da lontano anche io ho partecipato alla sua gioia» pagava gli improvvisati gigolò: «Mi è costato trentamila lire, ma ne valeva la pena», lavorava sulle variabili prima che impazzissero e inclinassero la storia in dramma trasformando l’eccentricità in tragedia: «Al mare con Anna ho inventato un nuovo gioco. L’ho fatta rotolare sulla sabbia, poi ho chiamato due avieri per farle togliere i granelli dalla pelle con la lingua». Camillo scattava fotografie in cui la nudità e pose proibite contribuivano a fare di Anna la perfetta vestale di un immaginario molto distante dalla monogamia.

 

«Sulla spiaggia di Coccia di Morto o su quella di Ostia» scrisse Vincenzo Cerami «il marchese seleziona alcuni passanti, preferibilmente avieri, burini o soldatini con bei corpi muscolosi e gli dà dalle trenta alle cinquantamila lire per possedere la moglie, a cielo aperto o nella loro cabina al Gambrinus, mentre lui fotografa e gode della gioia di lei».

men foto casati stampa

 

Sul diario verde che gli investigatori accorsi in Via Puccini trovarono insieme a oltre 1.500 scatti, la parabola discendente del rapporto tra Anna e Camillo si srotolava come un filo di Arianna che spazzato, all’improvviso, impedì a entrambi di trovare una via di uscita. Col tempo, Anna, inizialmente incline ad assecondare le fantasie di Camillo: «Quando uno ama diventa tutto lecito» aveva iniziato a provare disagio per una variazione sul tema che nascondeva soltanto una liturgia ripetuta all’infinito.

 

men foto casati stampa 2

Alla stanchezza ancora venata dalla speranza di una prospettiva alternativa: «Non so come fa a non stancarsi, vorrebbe che io facessi continuamente l’amore e non solo con lui, anzi quasi mai con lui! All’inizio quando mi parlava di certe libertà sessuali e di rapporti promiscui, credevo che lo facesse per eccitarsi o per incuriosirmi. All’inizio eravamo soli io e lui, magari con qualche spettatore seguì prima il rimpianto: «Peccato che è durato poco» e poi il disgusto: «Non ho più pace, sono sfinita, non ce la faccio più. Mi pare di essere diventata la peggio delle peggio mignotte. Non me ne importa più niente di niente di fare la trasgressiva, e pensare che quando mi sono messa con Camillo io lo amavo da impazzire».

 

Anna medita la fuga, sogna una casa tutta per se, ipotizza persino di raccontare a terzi i vizi del marchese per poter evadere da una ricchezza che tra un soggiorno nell’isola di Zannone e uno in Costa Azzurra, le restituisce un orizzonte povero di felicità. Poi a una festa, nei primi giorni del 1970, incontra Massimo Minorenti. Bello e senza una lira. Lo presenta a Camillino, a cui «il capellone» istintivamente non piace. Alla partouze i due preferiscono le notti in solitaria.

 

camillo e anna casati stampa

Si incontrano in un albergo di Viale Liegi o in casa, quando il marchese parte per le sue battute di caccia. Forse si innamorano o più probabilmente no perché Anna accetta dischi in regalo e lo trova «spassoso», ma mantiene un’amara consapevolezza sulla reale posta in gioco: «Come si dice ogni bel gioco dura poco e anche il gioco dei fidanzatini fra noi si è esaurito presto, ma me lo sono tenuto in caldo e a portata di mano per un mio preciso disegno. Ho i piedi ben piantati per terra e so che al giovanotto piace stare con le persone altolocate del gran giro, come lo chiama lui, per arraffare quanto più gli è possibile dalle signore ricche e generose».

 

Quando i tre si trovano insieme, comunque, le cose non vanno sempre bene. Lui è scontento. Geloso di Minorenti. Indignato dalla mancanza di esclusività. Anna deve essere degli altri, ma resta «cosa sua». È lui il burattinaio e l’ipotesi di essere burattino lo sconvolge. Il 7 luglio del 1970, parlando di Anna, scrive: «La più grande delusione della mia vita. Vorrei essere morto e sepolto, che schifo, piccineria, voltastomaco, quello che mi ha fatto Anna. Pensavo che fossimo l’unica coppia legata veramente, e invece…». Ad agosto, a Zannone, sull’isola pontina in cui i marchesi svernano, i corpi si scambiano nel torrido meriggio. Camillo affronta Massimo. Lo insulta. Lo aggredisce: «Massimo, ma come ti muovi. Balordo. Non ti attizza mia moglie? Eppure ti piace quando nessuno vi guarda. Ometto mancato. Ora ti faccio vedere io come si fa».

 

anna casati stampa

È l’inizio della fine. Il 30 agosto, mentre è in Veneto, a casa Marzotto, Camillo riceva una telefonata da Anna e Massimo. Lo aspettano a Roma per parlargli. Camillo arde di rabbia. Subodora l’abbandono. Ha una telefonata tempestosa con Anna: «No. No… Non precipitare le cose… Se è così fra noi tutto è finito, ma tu allora devi uscire subito di casa e lui deve mantenersi… Venite a casa mia domani, alle 18.30 e sistemeremo tutto. Se invece le cose non dovessero sistemarsi, io lo rovino, magari lo ammazzo… A te, comunque, non succederà nulla; stai tranquilla». Nella telefonata interviene Massimo. Camillo lo investe di parole: «Vigliacco, marchettaro». Poi attacca. La notte è insonne.

Anna e il marchese casati Stampa

 

Anna è preoccupata. Con Massimo, lascia Via Puccini e si rifugia da un amico di lui. «Anna» nota ancora Cerami: «si abbrutisce di caffè e tra una sigaretta e l’altra, ripete in continuazione: “Camillo non minaccia mai a vuoto”». Camillo intanto si alza all’alba, abbatte 183 anatre, chiede di raggiungere Venezia per imbarcarsi su un volo che lo riporti a Roma. Congedandosi, saluta con una promessa: «Tornerò per la prossima battuta di caccia. Verrò con Anna». Non torneranno più.

 

Camillo arriva a Fiumicino alle 18. Rientra in casa. Verso le 19.15 Anna e Massimo entrano nel salotto. Camillo li ha fatti attendere dando l’ordine ai camerieri di non disturbarli per nessun motivo. Ha un fucile. Spara tre volte ad Anna, due a Minorenti. Poi punta l’arma verso se stesso e si uccide. Sangue sui mobili di Luigi XV, sulle tende, sulle sedie vaticane. Oltre le finestre, Roma si prepara a Settembre.

la villa dei casati stampa a zannone

 

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