QUELLO SI BUTTA E IO CI RIMETTO: LA TORRE EIFFEL STRAMALEDICE I SUICIDI

Alberto Mattioli per LaStampa.it

L'ultimo ci ha provato martedì. E' un polacco, poi ingabbiato e diagnosticato «squilibrato con tendenza schizofrenica». Si è arrampicato fra il secondo e il terzo piano della torre Eiffel, a circa duecento metri di altezza, e ha minacciato di buttarsi di sotto. Fortunatamente, alla fine l'hanno convinto a non farlo. Ricoverato nell'infermeria psichiatrica della Prefettura di polizia. Il polacco è salvo. I conti della torre, un po' meno.

Eh, già. Alla Sete, la società che gestisce la tour, i suicidi, sia quelli riusciti (pochi) che quelli solo minacciati (di più), costano un sacco di soldi. Il «Parisien» le ha fatto i conti in tasca: per ogni tizio che vuole tuffarsi nel vuoto dalla torre più famosa del mondo, la Sete ci rimette, fra spesi e non incassati, circa 50 mila euro.

In effetti, nel caso che qualcuno ci provi, la torre viene subito evacuata. Bisogna quindi aggiungere al rimborso dei biglietti di chi c'è già sopra il mancato guadagno per qualche ora di chiusura forzata. Poi ci sono i conti non pagati dei due ristoranti e del bar della torre e le spese per installare e mantenere i dispositivi antisuicidio, dalla videosorveglianza alle vetrate.

Considerando che i tentativi sono una decina all'anno, di cui due o tre riusciti, per la Sete è una perdita di più di mezzo milione. Peraltro la società, molto signorilmente, non ha fatto causa al polacco. Invece la Sncf, la Trenitalia francese, di recente ha chiesto a un ventiduenne che voleva buttarsi sotto il treno alla stazione di Mureaux un risarcimento di 30 mila euro...

La torre ha sempre attirato i suicidi, un effetto collaterale non previsto dall'ingegner Eiffel, tutto permeato di fede positivistica nel progresso e nelle magnifiche sorti e progressive dell'umanità. Il primo suicida ci lasciò la pelle 15 luglio 1898; l'ultimo, un inglese, il 24 giugno dell'anno scorso. In totale, dovrebbero essere circa quattrocento le persone che hanno deciso di farla finita proprio lì.

Il problema è che (per fortuna) riuscirci è sempre più difficile. Negli spazi aperti al pubblico le strutture metalliche della vecchia signora di ferro sono state rivestite di pannelli di plexiglas alti più di un uomo: il panorama è salvo e la vita anche. Quindi per riuscire a uccidersi bisogna evitare la sorveglianza, arrampicarsi sulle travi e poi buttarsi: tutt'altro che facile (poiché poi la torre si stringe man mano che sale, chi ce la fa non si schianta al suolo, ma sul primo piano).

Inoltre, le lunghe attese per salire sul secondo monumento più visitato di Parigi dopo Notre-Dame fanno sì che gli aspiranti suicidi abbiano tutto il tempo di ripensarci. Infatti i suicidi dalla torre sono ormai rari. Con beneficio per chi si salva la vita e per i gestori che salvano la borsa.

 

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