SI SCRIVE RIDER, SI LEGGE SCHIAVO – NON CI SONO SOLO LE AZIENDE CHE SFRUTTANO I LAVORATORI: MOLTI FATTORINI STRANIERI SONO PRATICAMENTE INVISIBILI E, IN ATTESA DI UN PERMESSO DI SOGGIORNO, LAVORANO CON L’ACCOUNT DI UN CONNAZIONALE CHE LO CEDE IN CAMBIO DI UNA PERCENTUALE SUI GUADAGNI – IERI SONO SCESI IN PIAZZA PER FAR SENTIRE LA LORO VOCE, MA RESTANO SEMPRE IN UNA POSIZIONE SVANTAGGIATA PER POTER TRATTARE UN CONTRATTO DI LAVORO DECENTE CON I COLOSSI…
Estratto dell’articolo di Chiara Saraceno per www.lastampa.it
Quello dei rider è uno dei lavori che rappresenta in modo estremo la condizione di lavoro povero e di lavoratore povero oggi: faticoso, sottopagato, a bassissima qualifica, per lo più senza alcuna tutela […]
È significativo che la prima importante azione di contrasto ad una inaccettabile situazione di lavoro sfruttato sia venuta dalla magistratura, ovvero sul piano dell’azione penale, non del conflitto organizzato tra lavoratori e datori di lavoro, come avviene di norma.
Era già avvenuto a novembre, sempre per i rider, e in precedenza sulla filiera della moda. Il fatto che ci sia stato bisogno dell’intervento della magistratura per mettere un freno a rapporti di lavoro fuori dalla legalità e altamente sfruttatori mostra la grande debolezza contrattuale in cui si trovano questi lavoratori, per difficoltà organizzative, ma soprattutto perché spesso in condizioni di bisogno e mancanza di alternative […]
Con l’invito allo sciopero dei rider di ieri, la Cgil ha cercato di portare anche sul terreno proprio del conflitto sindacale la questione, invitando i lavoratori ad una protesta collettiva, a costituirsi come soggetto collettivo per trattare da posizioni più forti con i loro datori di lavoro. Ha anche chiesto ai potenziali consumatori di astenersi, nelle ore di sciopero, dall’ordinare la consegna di cibo o altro, come forma di sostegno alle rivendicazioni dei rider.
Perché i consumatori non dovrebbero ignorare, quando ci sono, le forme di sfruttamento […] Nascondersi dietro l’idea che, comprando quei prodotti o quei servizi, tutto sommato si fa lavorare qualcuno, anche se in condizioni di sfruttamento e di pericolo, è pura ipocrisia. […]
Molti rider, anche se non saprei dire la proporzione, sono letteralmente invisibili perché stranieri privi di permesso di soggiorno, vuoi perché in attesa (lunghissima) di riceverlo, vuoi perché scaduto. L’account con cui lavorano e sono presenti sulle piattaforme non è loro, ma di qualcun altro, per lo più connazionale, che lo cede in cambio di una percentuale sui guadagni. Questi lavoratori sono quindi sfruttati due volte: da un’azienda che paga troppo poco e dal proprietario dell’account che lucra su di loro e minaccia di togliere loro l’account se non guadagnano abbastanza. […]





