selfie musei 8

UN POPOLO DI SELFIE-CENTI - SEMPRE PIÙ MUSEI CAVALCANO L'OSSESSIONE DEGLI AUTOSCATTI SEGNALANDO I PUNTI PIÙ ADATTI IN CUI SCATTARE SELFIE - E' UN MODO PER "VENDERE" I LUOGHI DI CULTURA A CHI NON VUOLE GUARDARE L'ARTE MA DESIDERA SOLTANTO ESIBIRE SE STESSO 

L’ARTE DEI SELFIE COSÌ I MUSEI CAVALCANO LA PASSIONE SOCIAL

Giulia Zonca per “la Stampa”

 

Storia di una relazione contorta tra l' arte e la sua rappresentazione, ci vorrebbero secoli oppure un click, magari più di uno, per immortalare l' ultima versione della sindrome di Stendhal: estasi da selfie. Prima di dire che è solo una deriva per giovani in cerca di approvazione sarà meglio guardare per terra dentro al prossimo museo, facile che ci troviate degli adesivi giganti che segnalano l' opera ideale per l' autoscatto.

 

selfie musei 7

Può essere che vicino al quadro più famoso ci sia la gentile richiesta di evitare la posa e attendere fino alla riproduzione collocata più avanti, nell' angolo ideale, con la luce perfetta e lo spazio migliore per piazzarsi giusto dentro il capolavoro in un' immagine da tramandare, magari non ai posteri, ma a qualche migliaio di persone su Instagram.

 

L' impulso è diffuso e irrefrenabile e davvero provoca gli stessi sintomi della nota sindrome: giramenti di testa, tachicardia, confusione e allucinazioni, tutti i gradi del vortice da meraviglia. Solo che vedere non basta più, serve condividere e senza foto sembra quasi di non essere mai stati lì. Il fervore contemporaneo obbliga le gallerie a cambiare tattica. Prima snobbavano la mania del ricordo, bollata come superflua e posticcia, lontana dalla fruizione della bellezza, peccato che l' arte resti un' esperienza troppo personale per reggere i divieti.

 

selfie musei 5

I curatori delle mostre hanno capito la necessità e pure la forza dell' hashtag: gira il mondo, trova canali inediti, attira visitatori e persino città che intuiscono il potenziale di un' esibizione e si muovono per affittarla. Non si tratta di contare i «mi piace», ma di capire l' impatto. E di reggere l' urto.

 

Il cambio di rotta è iniziato con un' opera concepita per farsi fotografare, furbetta, al limite della provocazione: 2012, Londra, al Barbican Center installano La stanza della pioggia che si ferma nei punti in cui la gente cammina. Non solo interattiva, dichiaratamente maliziosa.

 

L' opera che ha bisogno di te per mostrarsi, il digitale che incontra l' intellettuale mentre letteralmente ti piovono mille riferimenti sulla testa. Il lavoro concepito da un trio uscito dal Royal College of Art (Koch, Ortkrass e Wood), è andato in tournée, richiesto da New York, Los Angeles, soprattutto ancora vive in infiniti post. Ha scoperto una dimensione social che mai si era scatenata prima ed evidenziato un potenziale difficile da ignorare. Quando la necessità si fa marketing.

 

arte dei selfie

Impossibile negare la foto, i grandi musei hanno dovuto inserire lo spazio condivisione nel percorso. Se andate a vedere Mirò, a Torino fino al 14 gennaio, trovate i punti selfie, per quanto pacchiano sia vi evita di sentir scattare il flash dello smartphone in piena contemplazione delle calligrafie giapponesi. C' è pure la mascotte pronta per uso ricordo all' uscita.

 

Chi non è interessato evita, però chi ha visceralmente bisogno di portarsi a casa un pezzo dell' esperienza, di dividere l' emozione con la propria rete, di sperare che un brivido personale si diffonda oltre la cerchia può accomodarsi nel mezzo della sezione dell' Atelier Taller Sert, lo studio di Maiorca. Può credere di averlo quasi abitato, con una buona dose di immaginazione, materiale di cui comunque l' arte si nutre.

 

musei selfie

A San Pietroburgo hanno accompagnato i cacciatori di icone con il trucco alla Frida Kahlo, a Parigi hanno creato una segnaletica per entrare dentro il mondo di Jeff Koons, a Madrid piazzato i cartonati di Velazquez in cui puoi mettere la faccia in scene del 1600, una società di comunicazione si è inventata il sito «VanGoYourself», da una parte il viso ritratto da Van Gogh, dall' altra tu che lo imiti. Sperimentano format per promuovere collezioni.

 

La cultura si stizzisce e assorbe, si racconta che è un modo per sedurre nuove generazioni, per diffondere piaceri, per arginare chi non si sa controllare e finisce per demolire una scultura in cerca dell' inquadratura da sogno. È successo, a Los Angeles, un effetto domino da 200 mila dollari di danni. E un' ondata di pubblico per la personale di Simon Birch.

 

È anche nato il «selfiemuseumday», il 17 gennaio la terza edizione. Arginarlo o sfruttarlo è una parte del dilemma: mi se vede di più se vieto la foto o se la indirizzo. Per scoprirlo ci vorranno altri click. O altri secoli.

 

2 - L’ARTE CONTEMPORANEA ALL’EPOCA DEI SELFIE

Antonello Tolve per “ArtTribune

 

selfie musei

Quella del selfie è senza dubbio una delle pratiche più diffuse del nostro tempo. Ma come ha influenzato l’arte contemporanea? È un fenomeno da demonizzare o da cavalcare?

 

Tra i fenomeni che caratterizzano l’era contemporanea, permeata di dispositivi elettronici che – almeno negli ultimi decenni – hanno trasformato radicalmente la sfera interpersonale, il selfie rappresenta il rischio di una sempre più avvertita vetrinizzazione dell’uomo, definitivamente risucchiato in un processo di spettacolarizzazione degli individui e della società.

 

Dalla valorizzazione del prodotto innescata con la nascita della vetrina settecentesca si è passati gradualmente a una venefica ostentazione della intimsphäre e a dannose proairesi collettive che puntano l’indice sull’apparire a discapito del pensare, del riflettere, dell’indagare le cause di una perdita inconsolabile, quella della privatezza (privacy), ormai definitivamente eclissata dalla echo boomers generation, dall’utilizzo costante di fotocamere digitali compatte incluse in smartphone e tablet.

 

Gli affetti, la sessualità, il corpo (quante le immagini quotidianamente condivise sui social network dalla millennial generation), l’attività sportiva, i media, il tempo libero, i luoghi del consumo, gli spazi urbani e persino le pratiche relative alla morte – come non ricordare i Conformisti e le Irritazioni di Gillo Dorfles? – sono diventate luoghi di dominio pubblico, spazi estroflessi dal proprio perimetro protettivo e catapultati, senza alcuna cintura di sicurezza, nel moskenesstraumen dell’esibizionismo.

 

arte selfie 2

 

Se è vero che la cultura dell’autoscatto nata con i reality show (nel 2004 Francesco Vezzoli, con i suoi Comizi di Non Amore, ha elegantemente informato che “il cinema-verità degli Anni Sessanta”, quello di Pasolini appunto, “si traduce nel Grande Fratello degli Anni Novanta”), che porta la popolazione tecnoliquida a raccontarsi e a esibire costantemente il proprio vissuto, rappresenta un rischio allarmante e crescente, è pur vero che nel campo dell’arte si fa pratica diffusa: indagine di un’atmosfera, impegno sociale o mero self-branding e naturalmente personal storytelling. L’artista assume infatti questa scoraggiante compagine sociale per promuovere il proprio lavoro o, d’altro canto, per disegnare una strategia investigativa, fornendo risposte, utilizzando il sistema del selfie per mostrare la scelleratezza, la catastrofe, la castrazione comunitaria.

 

DA VACCARI A CINDY SHERMAN

 

franco vaccari

Già nel 1972 Franco Vaccari presentava alla XXXVI Biennale d’Arte di Venezia l’opera Esposizione in Tempo Reale n° 4, dove una scritta sul muro – Lascia su queste pareti una traccia fotografica del tuo passaggio – invitava i visitatori a rendersi parte della mostra e a creare mediante una Photomatic un discorso collettivo. Tuttavia il fenomeno si acuisce in questo primo ventennio del XXI secolo con declinazioni che trasformano l’artista in un “selfista”.

 

Al 2013 risale, ad esempio, National #Selfie Portrait Gallery, progetto ideato e curato Marina Galperina e Kyle Chayka per la Moving Image Art di Londra che raggruppava brevissimi video realizzati, per l’occasione, da diciassette artisti internazionali: Anthony AntonellisKim Asendorf & Ole FachJennifer Catron & Paul OutlawJesse DarlingJennifer ChanPetra CortrightLeslie KuleshYung JakeRollin LeonardJayson MussonAlexander PorterBunny RogersCarlos SáezDaniel SwanAngela WashkoAddie Wagenknecht e Saoirse Wall.

 

franco vaccari 2

Il progetto rappresenta un meta-commento sul self-brading nell’era digitale. I selfie non sono sempre arte, ma queste opere d’arte sono sicuramente dei selfie”, ebbero a dire i due curatori in un’intervista rilasciata a Erin Cunningham de The Daily Beast.

 

Notevole è, nell’ambito di una ricerca dedicata al genere y (quello della generazione y, appunto), il progetto Selfies and the New Photography50 Artists/50 Selfies: open call lanciata da Patrick Lichty (artista, curatore e ricercatore nell’ambito della percezione multimediale) nel 2014, o quello organizzato a Milano nello stesso anno dal PhotoFestival che, con la mostra City Mobility, ha dedicato un focus alla galassia della selfiemania.

 

Con From Selfie to Self-Expression (2017), la Saatchi Gallery di Londra disegna dal canto suo un itinerario del mondo del ritratto – in mostra opere di vari artisti, tra cui van Gogh,VelázquezFrida KhaloTracey EminCindy Sherman e Kutlug Ataman – per ricordare non solo un genere antico ma anche e soprattutto per esplorare il potenziale creativo degli autoscatti contemporanei. “Negli ultimi cinque secoli gli esseri umani sono stati ossessionati dal creare immagini di se stessi e condividerle”, ha avvertito Nigel Hurst, curatore della mostra. “L’unica cosa che è cambiata oggi è il modo in cui lo facciamo”. Accanto alla mostra, di notevole interesse è stato il concorso internazionale denominato #SaatchiSelfie, che ha offerto la possibilità di partecipare – e i partecipanti sono stati invitati a “esprimersi esplorando e promuovendo oggi il potenziale creativo del selfie” – a un fenomeno (culturale?) dalla portata mondiale, i cui esiti ultimi sono ancora da scrivere.

franco vaccari 3selfie emrata

selfie to self expressionfranco vaccari 4arte dei selfie 2cindy sherman

 

cindy sherman selfieselfie musei 3CINDY SHERMAN

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…

triennale giuli la russa trione beppe sala

DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA SI È FATTO BOCCIARE DAL SINDACO DI MILANO LA SUA CANDIDATA ANDRÉE RUTH SHAMMAH, FACENDOSI IMPORRE VINCENZO TRIONE, STORICO E CRITICO D’ARTE, COAUTORE CON LA PENNA ROSSA DI TOMASO MONTANARI DI UN LIBRO INTITOLATO “CONTRO LE MOSTRE” (QUELLE FATTE DAGLI ALTRI) - SEGNALE POCO GIULI-VO PER I CAMERATI ROMANI DELLA MELONI IL VIA LIBERA SU TRIONE CHE AVREBBE DATO IGNAZIO LA RUSSA, “PADRONE” DI MILANO E DINTORNI (VEDI CIÒ CHE SUCCEDE ALLA PINACOTECA DI BRERA BY CRESPI) - FORZA ITALIA È RIUSCITA A FAR ENTRARE, DIREBBE MARINA B. ‘’UN VOLTO NUOVO’’: DAVIDE RAMPELLO CHE DELLA TRIENNALE È GIÀ STATO PRESIDENTE UN’ERA GEOLOGICA FA…

2026masi

DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL LIBRO DI MAURO MASI, UN GRAN PARTERRE SI È DATO APPUNTAMENTO AL MALAGOLIANO CIRCOLO ANIENE - PER ANALIZZARE LE PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’IA PER NON RIPETERE GLI ERRORI FATTI CON INTERNET QUANDO NEGLI ANNI ‘80 E ‘90 SI DECISE DI NON REGOLAMENTARE LA RETE, HANNO AFFERRATO IL MICROFONO L’EX CONSOB, PAOLO SAVONA, L’INOSSIDABILE GIANNI LETTA, ROBERTO SOMMELLA DI ‘’MF”, IL LEGHISTA RAI ANTONIO MARANO – IN PLATEA, GIORGIO ASSUMMA, LUCIO PRESTA, MICHELE GUARDÌ, BARBARA PALOMBELLI, BELLAVISTA CALTAGIRONE, ROBERTO VACCARELLA, GIANNI MILITO, TIBERIO TIMPERI…

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....