smart working

CHE SORPRESA: CON LO SMART WORKING SI LAVORA DI PIÙ – L’INDAGINE DI HARVARD: LA GIORNATA LAVORATIVA DI CHI RIMANE A CASA DURA IN MEDIA QUASI UN’ORA IN PIÙ. IL TEMPO LIBERO NON ESISTE PIÙ, INVASO DA CHIAMATE, RIUNIONI, MAIL A QUALSIASI ORA - IN GERMANIA IL GOVERNO COMPENSERÀ I LAVORATORI CON 5 EURO AL GIORNO PER IL COSIDDETTO “HOMEOFFICE”. E IN ITALIA? NIENTE. DEL RESTO PER I DATORI DI LAVORO OTTUSI SONO PIU' "FURBI" CHE "WORKING"

Francesca Barbieri per https://24plus.ilsole24ore.com/

SMART WORKING OSHO LOCKDOWN

 

Smart working sinonimo di lavoro flessibile e tempo “liberato” per se stessi e per la famiglia? Non proprio, o meglio non sempre. Ai tempi della pandemia si lavora di più, con giornate più lunghe rispetto a quando - prima del virus - ci si recava in ufficio.

 

A dirlo sono diversi studi internazionali, a partire da un’indagine della Harvard Business School e della New York University che ha messo sotto la lente oltre 21mila aziende con sedi in 16 città del Nord America, Europa e Medio Oriente per un totale di 3,1 milioni di lavoratori.

MEME SMART WORKING

 

La survey ha rilevato che gli smart worker lavorano più ore, partecipano a più riunioni e inviano una quantità maggiore di e-mail. Insomma il lavoro a distanza durante la pandemia ha portato a giornate più lunghe per molti lavoratori.

 

Si allunga la giornata lavorativa

Studiando il comportamento dei dipendenti per due periodi di otto settimane prima e dopo l’isolamento, i ricercatori hanno stabilito che la giornata lavorativa è durata 48,5 minuti in più mentre erano in vigore le misure di lockdown. I dipendenti hanno anche inviato in media 1,4 e-mail in più ogni giorno, mentre il numero di riunioni è aumentato di circa il 13%. Una situazione che continua ad andare avanti anche ora in gran parte dell'Europa e in metropoli oltreoceano come New York.

 

con lo smart working si lavora di piu' - Illustrazione di Maria Limongelli/sole24ore

I ricercatori di Atlassian, società che sviluppa di software per il posto di lavoro, hanno esaminato invece il comportamento degli utenti in 65 paesi. Il risultato? I pendolari giornalieri sono stati sostituiti da una infinità di e-mail e call a distanza.

 

Lo studio ha registrato la prima e l’ultima volta che le persone hanno interagito con il software in un giorno feriale, e hanno preso questo come benchmark della loro giornata lavorativa. Dall’analisi emerge che l’orario di lavoro ha iniziato ad allungarsi a marzo, quando la maggior parte dei paesi occidentali ha introdotto misure di blocco. In aprile e maggio la giornata lavorativa media era di 30 minuti più lunga di quella di gennaio e febbraio.

SMART WORKING

 

Dove si lavora di più in smart working

Mettendo sotto la lente i diversi Stati il record va agli israeliani che hanno prolungato la loro giornata in media di 47 minuti, più a lungo che altrove. I sudcoreani, invece, hanno impiegato solo altri 7 minuti e i giapponesi appena 16 (sebbene entrambi i paesi fossero già tra i lavoratori più stacanovisti del mondo, registrando una giornata media di quasi sette ore e mezza sul software di Atlassian). Solo Brasile e Cina hanno registrato un orario di lavoro più breve durante la pandemia rispetto a prima.

 

la ricerca sullo smart working di mckinsey

Contando il numero di utenti online nel corso della giornata, dall’indagine di Atlassian è emerso che si lavora di meno a metà giornata e in dosi maggiori al mattino e alla sera rispetto all’era pre-Covid.

 

Ciò può indicare che le persone approfittano della maggiore flessibilità offerta dal lavoro da casa, ma suggerisce anche che il lavoro sta invadendo quello che una volta era tempo libero. Un “disagio” che in Germania - grazie all’accordo tra Spd e Csu, i due partiti della coalizione del governo di Angela Merkel - sarà presto compensato con 5 euro al giorno per il cosiddetto homeoffice, come lo chiamano i tedeschi. Una somma forfettaria da riconoscere per un massimo di 100 giorni all’anno, quindi con un tetto di 500 euro e un limite di due anni.

il futuro del lavoro smart working

 

Focus sull’Italia

E in Italia? «Durante la pandemia le persone si sono ritrovate a lavorare in un contesto e con modalità a cui erano largamente impreparate - risponde Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano -. Nel nostro Paese sebbene il livello di soddisfazione relativo a questo nuova modalità di lavoro sia altissimo, con oltre il 74% delle persone che dichiara un miglioramento del proprio work life balance un lavoratore su quattro dichiara di avere subito una vera e propria “invasione” del lavoro nei tempi e negli spazi della vita privata».

 

SMART WORKING MEME

Molte persone si sono trovate a lavorare più a lungo e a patire un eccesso di connessione. Anche le aziende nella maggior parte dei casi, il 58% secondo l’indagine 2020 del Politecnico di Milano, riconoscono la difficoltà a garantire un corretto work life balance tra le principali problematiche emerse dall’applicazione forzata ed estrema dallo smart working nel periodo della pandemia.

 

meme smartworking 9

Cosa accadrà dopo il Covid

Resta ora da vedere se le persone continueranno a lavorare da casa massicciamente dopo che il rischio Covid si sarà ridotto. Dalla ricerca su oltre 20.000 lavoratori condotta da Variazioni, società di consulenza specializzata i progetti di innovazione organizzativa e smart working, emerge un quadro omogeneo: «Il 78% degli intervistati vorrebbe continuare a fare smart working anche dopo il Coronavirus - spiega Massimiliano Santamaria, data scientist della società fondata 11 anni fa - , perché reputano comunque che la qualità del lavoro sia rimasta costante nel 51% dei casi, aumentata o migliorata nel 33%.

 

dove si lavora di piu' in smart working

Resta comunque il fatto che è diminuita o peggiorata nel 16% dei casi e si tratta di un’analisi al netto del disagio da lockdown e dall'incertezza diffusa dovuta all’emergenza sanitaria».

 

Una grande impresa su due, poi, dovrebbe intervenire sugli spazi fisici al termine dell’emergenza (51%) - rileva l’osservatorio del Politecnico di Milano - differenziandoli (29%), ampliandoli (12%) o riducendoli (10%); il 38% non prevede riprogettazioni ma cambierà le modalità d’uso; solo l’11% tornerà a lavorare come prima.

 

I progetti non mancano. Il 36% delle grandi aziende modificherà i piani di smart working in corso e digitalizzerà i processi. Ben il 70% di chi ha un progetto di lavoro agile aumenterà le giornate in cui è possibile lavorare da remoto, passando da un solo giorno alla settimana prima della pandemia a una media di 2,7 giornate a emergenza conclusa.

 

meme smartworking 3

Il 65% coinvolgerà più persone nelle iniziative, il 42% includerà profili prima esclusi, il 17% agirà sull’orario di lavoro. Anche le pubbliche amministrazioni aumenteranno il personale coinvolto dallo smart working (72%), che prima dell’emergenza era solo il 12%, e le giornate di lavoro agile (47%), passando da una media settimanale inferiore a un giorno a circa 1,4 giorni a settimana.

 

«La soluzione - conclude Corso - è quella di intraprendere un percorso di ribilanciamento e transizione verso una nuova normalità, in cui all’assenza dei paletti e delle rigidità legate all’organizzazione tradizionale del lavoro, corrisponda lo sviluppo di una nuova disciplina da parte dei lavoratori e delle imprese, orientata al rispetto reciproco e all’attenzione ai bisogni delle persone tutto tondo».

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