gabbana

“NON VOGLIO ESSERE CHIAMATO GAY. IO SONO UN UOMO” - STEFANO GABBANA MANDA A QUEL PAESE LE BATTAGLIE LGBT: “SONO STUFO DI ESSERE ETICHETTATO IN BASE ALLE SCELTE SESSUALI - LA POLITICA E’ MEGLIO CHE STIA LONTANA DA QUESTI TEMI - UNA VOLTA USCENDO DI CASA QUATTRO RAGAZZI IN MACCHINA MI HANNO GRIDATO “FROCIO” DAL FINESTRINO. IO LI HO RAGGIUNTI E…”

foto instagram stefano gabbana

Michela Proietti per www.corriere.it

 

«Non voglio essere chiamato gay, perché sono un uomo. Mi sembra incredibile che ancora oggi si usi questo termine: sono biologicamente un maschio: lo stesso vale per una donna, che è una donna punto e basta, al di là di tutto. La parola gay è stata inventata da chi ha bisogno di etichettare e io non voglio essere identificato in base alle mie scelte sessuali». Stefano Gabbana, 55 anni di cui 20 trascorsi in coppia con Domenico Dolce lancia un nuovo sasso contro il politically-correct di facciata.

 

Chi vuole colpire?

foto instagram stefano gabbana

«Tutti quelli che continuano a identificare le persone in base ai gusti sessuali. Del resto ho sempre fatto così: quando per strada mi urlavano “frocio”, io li inseguivo».

 

Davvero?

«Certo. Una volta uscendo di casa una macchina con quattro ragazzi mi ha gridato dal finestrino qualcosa del genere. Sfortuna per loro nel frattempo il semaforo è diventato rosso, li ho raggiunti e gli ho detto di scendere dalla macchina. Erano spiazzati».

 

Quando ha deciso di rifiutare la parola gay?

«Ci penso da un po’ di tempo, ma la convinzione l’ho maturata un anno fa. Ho pensato che essere un personaggio pubblico poteva aiutare a diffondere una nuova cultura, non più basata sui diritti gay, ma sui diritti umani. Prima che gay, etero o bisex siamo esseri umani».

 

Come crede che interpreteranno questa posizione le varie associazioni gay?

«Le sigle spesso servono per difendersi, ma io non voglio essere protetto da nessuno, perché non ho fatto nulla di male. Sono semplicemente un uomo».

STEFANO GABBANA CON LE TETTINE FINTE

 

E il mondo della moda?

«Ho fatto persino una tshirt che presto indosserò con la scritta “I am a man, I am not a gay”. Classificare crea solo problemi: cinema-gay, locali-gay, cultura-gay... Ma di cosa stiamo parlando? Il cinema, i libri e la cultura sono di tutti, anche se capisco che le lobby nascono quando c’è bisogno di proteggersi da un clima avvelenato».

 

Ancora si sente discriminato?

«Certo, qualcuno invece di Stefano Gabbana mi chiama Gabbana-Gay! Per fortuna i miei problemi li ho superati quando ero più giovane. Ma non tutti hanno la fortuna di essere famosi, lavorare nella moda e vivere a Milano: c’è gente che abita in centri piccoli, presi in giro di continuo».

la cucaracha di stefano gabbana 3

 

Riceve lettere da queste persone?

«All’epoca dell’outing con Domenico la gente ci fermava per strada: “diteci come si fa”, “vogliamo uscire allo scoperto anche noi” . Adesso si comunica con i social ed è cambiato un po’ il tono».

 

Quando un uomo si accorge di preferire l’amore di un altro uomo?

«Io l’ho capito chiaramente a 18 anni. Ero fidanzato con una ragazza di Sestri Levante, mi piaceva da morire. Poi mi è venuta a trovare un weekend a Milano e siamo andati a ballare. Guardavo più gli uomini di lei e allora mi sono detto: “non posso prenderla più in giro”».

 

Prima di allora non lo aveva capito?

«Ma certo, lo sapevo da sempre, ma non avevo il coraggio di ammetterlo. Solo facendo un percorso di analisi ho capito cose della mia infanzia che erano dei segnali chiarissimi».

 

stefano gabbana

Che bambino era?

«Volevo giocare da solo. Prima di andare al mare a Jesolo, ogni estate stavo in cascina con i miei nonni, in provincia, dove c’erano tanti animali, oche, mucche, faraone... passavo giornate a creare per loro percorsi o tracciati di gara. Ma non volevo la compagnia di nessuno perché mi sentivo diverso dagli altri bambini e temevo che stando insieme lo avrebbero capito. E sarebbero corsi a dirlo a mia madre».

stefano gabbana smaltato in peru'

 

Quanto è durato il suo percorso di analisi?

«Ho cominciato dopo la fine della storia con Domenico e l’ho interrotto pochi anni fa. Penso che dovrebbero farlo tutti, è un’opportunità di crescita incredibile e mi sono anche molto divertito. Oggi non scappo più, come facevo da bambino, da chi mi cerca o mi corteggia. Prima ero sempre alla ricerca di qualcuno che non mi voleva».

 

Lei dà l’impressione di essere una persona che crede nell’amore.

«Tantissimo e se fosse per me sarei ancora insieme a Domenico. Sono per la storia della vita, quella unica. Nelle relazioni sentimentali ho l’atteggiamento del buon padre di famiglia. Sono affidabile. Poi quando ho scoperto di essere stato tradito mi sono infuriato e ho detto basta. Ma sarebbe potuto succedere anche a me».

stefano gabbana

 

Ha pronunciato la frase delle coppie di successo che si lasciano: «Ti ho aiutato ad arrivare in alto e ora...»?

«Ah no quella è una frase che avrebbe detto lui! È stato forse più drammatico: Domenico ha capito che le sue scappatelle erano state determinanti per la fine della nostra storia».

 

Avete fatto terapia di coppia?

«Se glielo avessi proposto mi avrebbe detto: “vacci tu”!»

 

Quando sua madre ha saputo della storia con Dolce ha detto: «E ora come faccio con i vicini»?

«Perché il problema è sempre quello lì, il giudizio degli altri, l’etichetta sociale. Mia madre ha saputo tutto dai giornali, quando ho rilasciato un’intervista a Sette: so di aver sbagliato a non parlare chiaro con lei. Ma era il gioco dei non detti: probabilmente faceva finta di nulla, vivevo da tempo con Domenico e non credo che pensasse che giocassimo tutto il tempo a Scala 40!»

 

Ha un legame forte con sua madre, ha sempre parlato poco di suo padre.

STEFANO GABBANA ROSE MCGOWEN FOTO LA NUOVA VENEZIA

«L’ho vissuto di meno e per lungo tempo attraverso i racconti della mamma, che ovviamente non era una moglie felice. Mio papà era una persona molto silenziosa, ha avuto per un periodo problemi di alcolismo, poi l’ha superato. Faceva l’operaio, con i turni di notte, di giorno io andavo a scuola e all’oratorio: ho scoperto mio padre quando è andato in pensione».

 

Lei non vuole che si usi la parola gay, ma parla lo stesso di diversità...

«Sono cose che ci sono state inculcate dal mondo, dalla famiglia. Ma alle quali dobbiamo ribellarci. Quando ero piccolo mi ricordo che il nostro vicino di casa aveva un compagno: mio padre e mia madre, due persone perbene, mi dicevano di stare attento a quello lì, perché gli piacevano gli uomini. Io pensavo: se gli dico che sono come lui, mi cacciano di casa».

DOLCE E GABBANA

 

La politica può fare qualcosa?

«Meglio che non si occupi di questi temi, c’è solo strumentalizzazione. La politica ormai è puro interesse personale: come puoi pensare al sociale quando sei mosso da interessi privati? Bisogna lottare per i diritti umani e ho molta fiducia nella scuola: se alle elementari si insegna ai bambini che gli uomini rimangono tali a prescindere dal loro orientamento sessuale, faremmo già un bel passo in avanti».

DOMENICO DOLCE E STEFANO GABBANA jpeg

 

Eppure qualcuno dice che la lobby gay sia molto potente.

«È vero e l’ho sperimentato sulla mia pelle, quando scoppiò la polemica delle coppie dello stesso sesso e della possibilità di avere figli. I siti che si occupano di difendere i diritti degli omosessuali furono i primi a dirci: “fate schifo”. Anche per questo sono contro le lobby».

dolce e gabbana

 

Un omosessuale discrimina un eterosessuale?

«Io no. Ho dei gusti, certo, ma non discrimino chi ha preferenze sessuali diverse dalle mie. E amo le donne, che come noi sono discriminate: la nostra azienda ha molte dipendenti, se fossimo un circolo chiuso avremmo solo uomini».

 

Stefano Gabbana sulla sua Vespa leopardata

Si vorrebbe sposare?

«No perché non credo nel matrimonio, soprattutto in quello in Chiesa. Sono cattolico e mi chiedo: come faccio a giurare davanti a Dio che quel sentimento durerà tutta la vita? Ora diranno che sono anche contro le unioni, ma non è così. Però io non mi sposerei».

 

Adesso è innamorato?

«Sì».

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…