andrea pignataro

“STIAMO INSEGNANDO ALL’IA COME RENDERCI SUPERFLUI” – ANDREA PIGNATARO, IL FONDATORE DEL GRUPPO “ION” NONCHÉ UOMO PIÙ RICCO D’ITALIA, SOSTIENE CHE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE POTREBBE PROVOCARE UN’”APOCALISSE” PER L’ECONOMIA GLOBALE – LE AZIENDE CHE UTILIZZANO MODELLI DI “AI” COME CHATGPT E CLAUDE, STANNO INSEGNANDO AI "BOT"  IL LORO LINGUAGGIO E LE DINAMICHE INTERNE, CREANDO I PRESUPPOSTI PER SOSTITUIRE SOCIETÀ DI CONSULENZA, STUDI LEGALI E OGNI ALTRO INTERMEDIARIO DI SAPERE – PER PIGNATARO, LA SOLUZIONE SAREBBE…

Estratto dell’articolo di Francesco Bertolino per www.corriere.it

 

andrea pignataro

Andrea Pignataro è stato appena incoronato da Forbes come l’uomo più ricco d’Italia. Nonostante un patrimonio stimato in 42,8 miliardi di dollari, però, il numero uno di Ion non è tranquillo. Il suo gruppo di servizi e dati finanziari Ion non è quotato in Borsa ma alcune sue obbligazioni sì e nelle ultime settimane hanno perso valore, colpite dal panico da intelligenza artificiale che a Wall Street ha tagliato di 2 mila miliardi la capitalizzazione degli sviluppatori di software.

 

[…] Pignataro ha pubblicato un intervento di nove pagine intitolato The Wrong Apocalypse (“L’Apocalisse sbagliata”), dove lancia un allarme sul rischio dell’utilizzo dei più diffusi strumenti di Ai rilasciati da Anthropic, OpenAI e gli altri big di settore. Le aziende «stanno nutrendo gli stessi sistemi che stanno imparando a renderle superflue», sostiene, avvertendo del rischio di «un effetto a cascata» in grado di travolgere l’intera economia. […]

 

intelligenza artificiale sostituira il lavoro dei colletti bianchi

LA RISPOSTA AD AMODEI DI ANTHROPIC

Il breve saggio […] nasce come una risposta all’intervento L’adolescenza della tecnologia del fondatore di Anthropic, Dario Amodei, che ha scatenato le vendite a pioggia dei titoli delle aziende di software sul mercato. Secondo Pignataro, la reazione è stata eccessiva. È vero che alcuni strumenti AI di Claude, il modello di Anthropic, è in grado di svolgere alcune mansioni oggi affidate a software o impiegati come scrivere codici, analizzare dati e scrivere documenti.

 

Quel che, però, l’AI non è ancora in grado di fare è inserirsi in azienda, diventando il linguaggio comune e comprensibile per tutti, dai dipendenti ai manager. […]

 

IL VANTAGGIO DEI SOFTWARE ORGANIZZATIVI

Questa natura di linguaggio comune fa sì che i software organizzativi siano più protetti dall’IA, perlomeno nel breve-medio termine. Non spariranno dall’oggi al domani perché esiste un naturale attrito all’interno delle aziende, specie le più grandi, a cambiare sistemi organizzativi rodati per anni, se non decenni.

Andrea Pignataro

 

[…] Lo stesso vale per i “colletti bianchi”, gli impiegati di base che Amodei prevede possano esser rimpiazzati per il 50% dall’AI nel giro di uno-cinque anni. «Un praticante di uno studio legale non fa solo bozze di contratti», ribatte Pignataro, «partecipa a un complesso sistema di prassi comunicative, rispondendo ai riscontri dei partner con un determinato registro, interpretando le aspettative dei clienti, discernendo quando segnalare un rischio e quando lasciar correre».

 

intelligenza artificiale nel lavoro

I RISCHI NELL’USO DELL’AI

Queste mansioni “di raccordo” non sono facilmente replicabili dall’AI che è invece in grado di portare a termine compiti puntuali. A meno che non siano le stesse aziende a insegnare all’intelligenza artificiale come parlare la loro lingua. È questo, a parere di Pignataro, il rischio più grande che si corre nell’utilizzare Claude, ChatGpt e gli altri modelli di AI generativa nel lavoro di tutti i giorni, anche se non si condividono con loro dati sensibili o segreti industriali. […]

 

LA TRAPPOLA DELLA COMPETIZIONE

ANDREA PIGNATARO

Lo stesso pericolo corrono la finanza, gli studi legali e ogni altro intermediario di sapere, quello cioè di insegnare all’AI come rimpiazzarli. «Le aziende adottano l’Ai per restare competitive, ma facendolo nutrono lo stesso sistema che sta imparando a renderle superflue», avverte il fondatore di Ion.

 

«Presa singolarmente, la strategia di ogni azienda è razionale: se non adotti l’IA, lo farà il tuo concorrente; ma la logica collettiva è irrazionale perché accelera l’abilità della piattaforma AI di disintermediare l’intera industria». Qualora ciò dovesse a cadere, gli effetti a cascata sull’economia sarebbero dirompenti perché i professionisti sostituiti dall’IA sono il motore dei ricavi di molti altri settori: dal trasporto aereo agli hotel, passando per gli uffici, la ristorazione, i corsi di formazione, le scuole…

 

LA VERA APOCALISSE DI PIGNATARO

È questa la vera Apocalisse che teme Pignataro, secondo cui i 2000 miliardi persi dalle aziende di software quotate sono solo un anticipo del danno potenziale dell’IA all’economia globale. Come scongiurarlo? I rimedi, secondo l’imprenditore, sono due. Da un lato, le aziende dovrebbero preferire modelli di IA open source a quelli di OpenAI, Anthropic & co che mancano di un requisito fondamentale richiesto dalle aziende a ogni altro dipendente: l’integrità, ossia la lealtà e l’allineamento di interessi con il datore di lavoro che, invece, intendono sostituire.

 

intelligenza artificiale nel lavoro

Dall’altro, Pignataro ripone speranza nell’Europa e, paradossalmente, negli stessi difetti che le sono da sempre rimproverati. «La frammentazione regolamentare dell’Ue – di norma citata come un ostacolo nell’era dell’AI – potrebbe rivelarsi un freno alla cascata», dice Pignataro, citando i 27 regimi legali, la più forte protezione dei lavoratori, le barriere linguistiche, il regolamento Gdpr. «Tutto ciò non garantisce un’immunità» dal contagio dell’IA, avverte, «ma è un attrito e l’attrito fa la differenza fra un transizione gestita e una rottura strutturale» del sistema economico.

 

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