baraccopoli roma

DEGRADO CAPITALE - LUNGO IL TEVERE E’ UN SUSSEGUIRSI DI BARACCHE TRA MATERASSI, SACCHI A PELO, COPERTE, CARTONI, FORNELLETTI E TENDE - LA REGIONE HA PROMESSO LA PULIZIA DEGLI ARGINI ENTRO 6 MESI - MA INTANTO LO SBANDATO ACCUSATO DELL’OMICIDIO DELLO STUDENTE AMERICANO, BEAU SOLOMON, È GIA’ LIBERO DOPO AVER SCONTATO SOLO QUALCHE MESE

Ester Palma per il Corriere della Sera

 

 

roma baraccopoli   foto di alessia mastropietro e ALESSANDRO LISCI
roma baraccopoli foto di alessia mastropietro e ALESSANDRO LISCI

Materassi, sacchi a pelo, coperte, cartoni, fornelletti, persino le tende canadesi regolarmente montate fra i sampietrini, stracci, secchi, rifiuti e i soliti grossi cani dall' aspetto poco socievole. Con l' interno delle arcate dei ponti storici che, oltre a fare da «lavagna» per i vandali graffitari, usate come pareti di casa: chiodi e pezzi di ferro diventati attaccapanni per borse, indumenti e altri oggetti: compreso un orologio rotondo da muro, perfettamente funzionante.

 

 

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Benvenuti nell' inferno delle banchine del Tevere «abitate» dai «punkabbestia». Lungo praticamente l' intero tracciato del fiume in città, gli insediamenti abusivi si susseguono quasi senza soluzione di continuità. Poco più di un anno fa, la notte del 30 giugno 2016, Beau Solomon, 19enne del Wisconsin, stava trascorrendo, fra bar e bevute massicce, la sua prima notte a Roma. Doveva fermarsi qualche mese per un corso alla John Cabot, l' università americana di Trastevere. A un certo punto si accorse di essere stato derubato di portafogli e orologio, inseguì i ladri finendo sulle banchine del fiume sotto ponte Garibaldi.

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Lì, dopo una rissa a pugni, calci e sassate con un gruppo di punkabbestia finì in acqua, quasi certamente per un violenta spinta: il suo corpo fu ripescato 4 giorni dopo, mentre i fratelli diffondevano disperati appelli sui social e i genitori erano già volati a Roma. Era una promessa del football Beau, da piccolo aveva sconfitto una forma di cancro rara e la sua storia era stata raccontata da vari media Usa: 14 mesi dopo la sua morte l' inchiesta è ancora aperta e Massimo Galioto, lo sbandato che alcuni testimoni hanno accusato di aver picchiato il ragazzo, rischia il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale, ma è libero dopo aver scontato qualche mese.

 

 

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Subito dopo il caso Solomon, la sindaca e l' allora assessore all' Ambiente Muraro si erano precipitate sulle banchine promettendo un rapido e definitivo sgombero. Ma come spesso accade a Roma, la promessa è rimasta tale. Un nutrito gruppo di punkabbestia si è stabilmente insediato sotto ponte Mazzini e ponte Principe Amedeo, mentre tra ponte Vittorio e ponte degli Angeli convivono senza fissa dimora che la mattina riordinano i loro giacigli lasciandoli accostati agli argini.

 

 

Il tutto sotto gli occhi dei turisti e anche dei romani, cui l' accesso alle banchine è di fatto proibito: chi sfiderebbe gli occupanti e i cani, solo per una passeggiata lungo il fiume? E semmai qualcuno fosse tanto coraggioso, sarebbe senz' altro sconfitto dall' odore nauseante delle «case» sul fiume. Peraltro le scale di accesso alle banchine sono piene di siringhe usate, che non vengono mai rimosse. Ma anche chi passa sul Tevere a bordo dei barconi turistici si trova suo malgrado a assistere alla toilette mattutina e all' espletamento dei bisogni dei «padroni di casa» e magari anche a qualche «buco» di eroina in diretta.

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La situazione non cambia spostandosi a sud, verso Testaccio e ponte Marconi: lì vivono da anni rom e senzatetto dell' Europa dell' est. Hanno costruito baraccopoli in grado di sfidare le piene del fiume, hanno bambini che vivono fra grossi ratti e cumuli di spazzatura. Secondo l' associazione «Testaccio in testa», la Regione aveva promesso per settembre lo sgombero delle baracche, la pulizia degli argini e l' installazione entro 6 mesi di «sigilli» per renderlo inaccessibili a futuri occupanti. Intanto il Tevere ancora in secca restituisce relitti e rifiuti di ogni genere, dalle vecchie auto agli elettrodomestici.

 

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In molti, l' ultimo è Athos De Luca del Pd, propongono di approfittare del basso livello delle acque per provvedere finalmente a una pulizia generale. Più facile a dirsi che a farsi: il fiume ha una gestione che definire complicata è poco. Le acque e le sponde naturali sono di competenza della Regione Lazio, le banchine in parte anche del Comune. A mantenere il decoro, parola che a pronunciarla guardando il fiume ora sembra avere perso qualsiasi senso, dovrebbero essere i vigili. In più del Tevere dovrebbe occuparsi l' apposita Authority e anche l' Ufficio speciale Tevere istituito dalla giunta Raggi. Il risultato? All' italiana: una babele di competenze e decreti che di fatto bloccano ogni decisione. E i punkabbestia e i loro cani festeggiano.

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