mafia ribelli gela

COSE DI COSA NOSTRA! COLPO ALLA MAFIA DEI RIBELLI. BLITZ DELLA POLIZIA FRA LA SICILIA E LA LOMBARDIA, 110 ARRESTI - I CLAN STERMINATI DALLA COSA NOSTRA DI RIINA, ORA COMANDANO. I BOSS SOPRAVVISSUTI SONO DIVENTATI MANAGER NEL SETTORE ALIMENTARE E DELL’INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA. L'OPERAZIONE FRA CALTANISSETTA E BRESCIA, SEQUESTRATI BENI PER DECINE DI MILIONI – IL BLITZ E GLI SPARI CONTRO UN NEGOZIO RIPRESI DALLE TELECAMERE – VIDEO

 

mafia ribelli gela

Salvo Palazzolo per repubblica.it

 

Negli anni Ottanta erano pastori, ladri, rapinatori. Si erano messi in testa di essere un clan, e di fare la guerra alla mafia ufficiale, la Cosa nostra di Riina e Provenzano, nel cuore della Sicilia, fra Agrigento e Caltanissetta. In tanti furono uccisi, chi restò in vita venne invece mandato in esilio.

 

Un passato che sembrava non dovesse più tornare. Invece, adesso, la squadra mobile di Caltanissetta e il Servizio centrale operativo della polizia hanno scoperto che i “ribelli” di un tempo sono diventati la nuova classe dirigente mafiosa che governa Gela, uno dei centri più ricchi della provincia nissena. In trentacinque sono stati arrestati questa notte in un blitz imponente, disposto dalla direzione distrettuale antimafia nissena, che ha posto la città sotto assedio. Altri 15 fiancheggiatori dei padrini siciliani sono stati bloccati in Nord Italia su disposizione della dda di Brescia, nell'ambito di un'ordinanza che riguarda complessivamente 75 persone, arrestate per reati finanziari, tutti legati agli affari dei clan. Gli accertamenti condotti con la collaborazione dalla Guardia di finanza hanno portato a sequestri di beni per 35 milioni di euro.

mafia ribelli gela

 

L'inchiesta siciliana, curata dalla squadra mobile di Caltanissetta diretta dal vice questore aggiunto Marzia Giustolisi, racconta di un’organizzazione potente retta da alcuni scarcerati eccellenti, che ha sancito una solida pax mafiosa con la Cosa nostra ufficiale, sul territorio gestiva le attività classiche dei clan. “Dal traffico di droga alle estorsioni – spiega Francesco Messina, al vertice della Direzione centrale anticrimine della polizia - i proventi venivano poi reinvestiti in aziende nel settore alimentare”. I boss imponevano i propri prodotti.

 

Chi si ribellava, era vittima di incendi e danneggiamenti. “Ci siamo trovati di fronte a un’organizzazione paragonabile all’Ndrangheta – prosegue Messina – per capacità di penetrazione del territorio, ma anche per le attività svolte in Nord Italia”. In Lombardia e in Piemonte, alcuni mafiosi si erano trasformati in esperti manager del settore dell’intermediazione finanziaria. Le aziende decotte e le cessioni dei crediti erano diventati un altro lucroso business.

 

mafia ribelli gela

Eccola, dunque, l’altra mafia. Nelle intercettazioni i nuovi vecchi boss dicevano di avere a disposizione “500 leoni”, un esercito da scatenare. Ma Gela non è più quella di trent’anni fa, per fortuna, e oggi qualche commerciante ha trovato il coraggio di denunciare le estorsioni. La Sicilia cambia. E i boss 2.0 si sono adeguati. Meno violenza e più affari. Da Caltanissetta a Palermo è la stagione di nuovi investimenti nell’economia legale. Anche se i cognomi sembrano riportare a un passato lontano. Ma Totò Riina, il capo dei capi, il tiranno di Cosa nostra, è ormai morto e con lui la stagione dei mafiosi Corleonesi che avevano una sola legge: chi non è con noi, è contro di noi. Così, poco a poco, sono caduti tutti i veti, tutti gli editti, a Palermo sono tornati gli Inzerillo dall’America, a Caltanissetta sono tornati gli stiddari. E sono tornati con tanti soldi in tasca, quelli mai sequestrati. Quei soldi stanno riorganizzando la nuova mafia che vuole riprendersi la storia.

 

“Sono tornati, ma teniamo sotto controllo tutti i tentativi di riorganizzazione – dice Francesco Messina – a luglio, è stato colpito duramente il clan Inzerillo, in un’operazione fra Palermo e New York. Adesso, Gela”. E altri fronti caldi sono all’attenzione delle indagini. La parola chiave è una sola: scarcerati. Sono quasi quattrocento in Sicilia negli ultimi tre anni. Gente che ha finito di scontare il proprio debito con la giustizia. E tornando in libertà pensa che il calendario sia rimasto fermo ai ruggenti anni Ottanta.   

polizia

 

 

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