“LO SCANDALO EPSTEIN È LA PUNTA DELL’ICEBERG. OGNI GIORNO, TANTISSIME DONNE VENGONO TRAFFICATE E SCHIAVIZZATE, MA FACCIAMO FINTA DI NON VEDERLE” – PARLA L’ARTISTA BRITANNICA TRACEY EMIN, CHE NELLA SUA CARRIERA HA AFFRONTATO PIÙ VOLTE IL TEMA DELLA VIOLENZA SESSUALE (DI CUI È STATA VITTIMA): “LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA NON DEVONO PIÙ PROVARE VERGOGNA. COSÌ COME NON DEVE PROVARLA LA DONNA CHE DECIDE DI ABORTIRE” – LA “SCONDA VITA” DOPO IL TUMORE: “MI DICEVANO CHE AVREI AVUTO SEI MESI DI VITA, INVECE SONO PASSATI CINQUE ANNI. IN PASSATO, NON HO MAI AVUTO PAURA DI MORIRE, SEMMAI DI VIVERE. QUINDI ORA..."
Estratto dell’articolo di Antonello Guerrera per www.repubblica.it
È mezzogiorno e la troviamo a letto, quello di casa a Londra, come il suo celebre letto sfatto e scandaloso che l’ha lanciata tra le stelle dell’arte. […] Tracey Emin è famosa ma ancora libera, autentica e working class.
[…] Provate a percorrere il chirurgico corridoio di foto della sua nuova, immancabile mostra Second Life, appena inaugurata alla Tate Modern (fino al 31 agosto) sulla sponda sud del Tamigi. In cui Emin immortala e sviscera tumori, dolore e malattie sconfitti negli anni. Perché questa è la “seconda vita” della 62enne di Margate, città costiera del Kent […] che Madonna ha definito “un paradiso” nonostante la teenager Emin vi abbia vissuto incubi giovanili e abusi sessuali (come nella confessione video Why I Never Became A Dancer) prima di trasferirsi al Royal College of Art di Londra nel 1987.
[…] La kermesse ripercorre gli ultimi 40 anni scapestrati e rivoluzionari di Emin, con cento imperdibili opere, dalla prima mostra alla londinese White Cube e video, neon e quadri degli anni Novanta, fino ai dipinti recenti e inediti bronzi. […] «Ma questa», spiega Emin, «è una celebrazione della vita».
Perché, Emin?
«Quindici anni fa mi sono sottoposta a un intervento per ridurmi il seno. Le mie tette continuavano a crescere. Pensavo che rimpicciolirle mi avrebbe reso felice. Invece no».
E allora cosa la rende felice oggi?
«Essere viva, nonostante tutto. Quasi tutti gli altri artisti della Tate Modern sono morti. Mi sento fortunata: dopo la diagnosi di cancro, mi dicevano che avrei avuto sei mesi di vita, invece sono passati cinque anni. In passato, non ho mai avuto paura di morire, semmai di vivere. Quindi ora mi godo ancora di più l’esistenza, ogni suo attimo. […] Non perdete tempo a pensare se piacete o meno alla gente. Dovete solo credere in voi stessi, ed essere produttivi».
[…] Lei ha esposto il corpo femminile e la violenza sessuale come poche. Ha ancora più senso dopo lo scandalo Epstein e l’arresto dell’ex principe Andrea?
«Certo che sì. Ho dedicato la mia vita a questo tema perché interessa le donne di tutte le generazioni. Purtroppo, lo scandalo Epstein è solo la punta dell’iceberg. Ogni giorno, nelle nostre città, tantissime donne vengono trafficate e schiavizzate. Facciamo finta di non vederle. Mentre loro non parlano, perché molte provano vergogna. Il nostro compito è che non provino vergogna. Così come non deve provarla la donna che decide di abortire».
[…] A 62 anni lei è ancora ribelle?
«Non mi denudo più in pubblico, non urlo più a squarciagola. Ma non ho saputo fare altro nella vita. Più mi sentivo inutile a fare la cameriera, più mi sentivo un’artista. A Margate ora sono “resident artist” e in galleria abbiamo programmi molto radicali per tanti giovani.
Perché, se sei della working class, ci sono enormi barriere e le università oggi costano troppo, tanto che gli studenti si indebitano fino al collo: è ingiusto, così come sarebbe ingiusto mettere a pagamento i nostri musei inglesi, sinora sempre gratis. Anche io facevo la sguattera, poi ho buttato i guanti e ho deciso di andare all’università, a ogni costo».
[…] Nigel Farage e la destra stanno volando nei sondaggi. Dovessero vincere le prossime elezioni, che ne sarà della Gran Bretagna?
«Saremmo spacciati. Io sono inglese, parlo inglese, sono bianca, sono working class. Ma mio padre era turco-cipriota, arrivato a Londra nel 1948 con un biglietto da 10 sterline. Mio nonno libico e nero, dopo esser stato schiavo nell’Impero ottomano. La famiglia di mia madre nomade. Il mio nome completo è Tracy Karima Emin.
Le mie origini arrivano da tutto il mondo, eppure sono un’inglese orgogliosa. Perciò non riesco a sopportare persone come Farage. Che vivono di sciovinismo, razzismo e intolleranza. Per dividerci e farci soffrire ancora di più».
Tracey Emin
tracey emin
tracey emin si mette in posa giocosa con una rosa in bocca nel 1999
tracey emin
tracey emin
TRACEY EMIN
Tracey Emin
Tracey Emin
tracey emin
tracey emin national portrait gallery
TRACEY EMIN - NATIONAL PORTRAIT GALLERY
tracey emin at summer exhibition 2024
tracey emin con kate middleton national portrait gallery
damien hirst and tracey emin



