caracas venezuela maduro milizie

TRUMP HA FATTO I CONTI SENZA L'OSTE: LA “TRANSIZIONE” IN VENEZUELA PASSA PER I FUCILI – DOPO LA CADUTA DI MADURO, NEL PAESE È SCATTATA LA REPRESSIONE E LA CACCIA AGLI INFILTRATI E ALLE SPIE CHE AVREBBERO AIUTATO GLI AMERICANI A REALIZZARE IL GOLPE – SI VIVE IN UN CLIMA DI PARANOIA, CON GLI UOMINI DELLE MILIZIE BOLIVARIANE CHE GIRANO PER CARACAS ARMATI E INCAPPUCCIATI – LE AUTORITÀ HANNO ORDINATO L’ARRESTO DI POSSIBILI “AGENTI STRANIERI” E SONO GIA' STATI FERMATI 14 GIORNALISTI – LA CASA BIANCA TIENE D’OCCHIO SOPRATTUTTO IL MINISTRO DELL’INTERNO, DIOSDADO CABELLO, E QUELLO DELLA DIFESA, VLADIMIR PADRINO, CHE POTREBBERO INNESCARE RIVOLTE DI PIAZZA – I MOVIMENTI DEI GUERRIGLIERI, INCLUSE LE FARC, AL CONFINE CON LA COLOMBIA: “CACCEREMO GLI YANKEE”

1- MILIZIE, ESERCITO, POLIZIA: È CACCIA AGLI INFILTRATI

Estratto dell’articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera

 

militari in strada a caracas

La Cia ha convinto Donald Trump a puntare su Delcy Rodríguez in quanto sarebbe l’unica in grado di garantire stabilità. Un riconoscimento, rivelato dai media americani, che può però diventare una macchia agli occhi dei duri-e-puri a Caracas sempre a caccia di traditori.

 

Le autorità venezuelane hanno applicato misure rigorose, una estensione del «Piano Indipendenza» elaborato da mesi con la mobilitazione di unità, invio di uomini in una rete di postazioni sparse per il Paese. Si è parlato di quasi 300 punti dove organizzare in caso di necessità forme di resistenza e guerriglia, missione affidata alla milizia bolivariana, agli attivisti che girano armati e incappucciati, all’esercito.

 

DONALD TRUMP IN VERSIONE TRUMPO VENEZUELANO - MEME

Sulla carta 150 mila uomini o 200 mila a seconda delle dichiarazioni, numeri sulla carta di un apparato però afflitto da problemi, con mezzi spesso obsoleti e pensato soprattutto per fare da schermo al regime piuttosto che fronteggiare un nemico convenzionale.

 

In queste ore gli oppositori hanno segnalato restrizioni, stop alle visite in carcere per i detenuti politici, pressioni. Nelle celle ci sono civili ma sono tanti i membri delle forze armate, dissidenti puniti in modo severo.

 

[…]  All’estero come dentro i confini si guarda soprattutto alle mosse degli «uomini con il fucile», ossia il ministro dell’Interno Cabello e il suo collega della Difesa Vladimir Padrino, due personaggi che se vogliono possono mettersi di traverso, innescare situazioni difficili, usare «la piazza».

 

diosdato cabello

Washington osserva, ritiene che in questa fase la nomenklatura stia attuando una tattica attendista per superare l’onda della tempesta. Con una complessa ricerca di equilibrio soprattutto da parte di Delcy Rodríguez che, da un lato, non deve tenere conto delle richieste di cambio di rotta da parte degli Usa, e dall’altro non può offrire il fianco all’anima più estrema incarnata dai due ministri.

 

Significativo il comunicato diffuso nella notte di lunedì: tutti gli organi di polizia devono immediatamente intraprendere la ricerca e la cattura di qualsiasi persona coinvolta nella promozione o sostegno dell’attacco armato degli Stati Uniti. Parole che ricordano la caccia agli infiltrati scatenata dai pasdaran iraniani dopo la guerra di giugno. Un misto di paranoia e necessità reali, una fase dove vedi ombre e nemici ovunque.

 

Cabello e Padrino sono preparati a fronteggiare questi momenti. Il primo è da undici anni alla guida del dicastero, uno stratega della repressione, pronto ad usare i militanti. Gli esperti lo definiscono nazionalista.

miliziano armato e incappucciato a caracas

 

Su di lui c’è una taglia statunitense di 25 milioni di dollari. Un po’ meno — 15 milioni — per il secondo, un gerarca che ha frequentato corsi negli Usa, ha una visione molto ideologica, ha svolto il compito di guardiano anti golpe (scenario molto temuto ma anche usato) ed ha curato i rapporti con Cuba, Russia, Iran.

 

L’Avana ha mandato una task force con compiti di controspionaggio e protezione, ruolo sottolineato dall’uccisione di almeno 32 cubani che dovevano vegliare su Maduro.

 

[…]

 

I russi si sono sempre occupati dei sistemi missilistici e radar, un contingente stimato in 120 elementi guidati dal generale Oleg Makarevich. Un dato diffuso dagli ucraini e dunque di parte. Non è chiaro se Mosca lo abbia aumentato o ridotto quando il Pentagono ha schierato flotta e caccia nei Caraibi. Teheran, invece, ha fornito droni kamikaze e per questo motivo alcune società sono state inserite nella lista nera del Tesoro americano. […]

 

IL VENEZUELA L'ORA DELLA REPRESSIONE E DELLA CACCIA ALLE SPIE "NON CI GOVERNANO GLI USA"

Estratto dell’articolo di Laura Lucchini per “la Repubblica”

 

VLADIMIR PADRINO LOPEZ E NICOLAS MADURO

Attimi di tensione a Caracas nella notte di domenica. La contraerea entra in azione sopra il cielo della capitale quando sono le 20 in Venezuela. Uno scambio a fuoco di armi automatiche viene segnalato nei pressi del palazzo Miraflores. Sui social si diffonde il panico di un nuovo attacco Usa. Per un'ora la città resta con il fiato sospeso, poi di nuovo il silenzio e la gente barricata in casa.

 

La spiegazione fornita dal portavoce del governo non cela il nervosismo: «Un incidente provocato da una confusione interna tra le forze di sicurezza». Sarebbero stati levati in volo droni di vigilanza senza che venisse informato il personale a terra, che avrebbe quindi cercato di abbattere i «non identificati».

 

forze armate bolivariane a caracas

[…] Per precauzione gli edifici governativi vengono evacuati. Diosdado Cabello, il temuto ministro degli interni a capo dell'imponente macchina della repressione, posta un video delle pattuglie per le strade sorridendo sullo sfondo di musica rock. «Leali sempre, traditori mai!».

 

È l'ora della paranoia e della repressione per le strade di Caracas.

Decine di check point vengono installati in città. Sul gazzettino ufficiale viene pubblicato un decreto sullo stato di emergenza che ordina alle autorità di «intraprendere immediatamente la ricerca e l'arresto di qualsiasi persona coinvolta nella promozione o nel sostegno dell'attacco armato degli Stati Uniti contro il territorio della repubblica».

 

DIOSDATO CABELLO

«Non c'è nessun agente straniero che governa il Venezuela», assicura la presidente ad interim Rodríguez. I colectivos, le formazioni paramilitari maduriste, sono state dispiegate per le strade a seguito del decreto di emergenza. Fino ad ora, 14 giornalisti sono stati arrestati, 11 dei quali appartenenti a media stranieri sono stati fermati per diverse ore prima di essere rilasciati. Uno di loro è stato respinto dopo il fermo.

 

C'è un primo bilancio ufficiale dei morti venezuelani dell'attacco, anche se si tratta di un dato parziale. Secondo fonti ufficiali, 24 agenti delle forze della sicurezza sono stati uccisi. Le autorità pubblicano foto e identità. Anche a Cuba, il Granma, il quotidiano organo del partito, svela le identità dei 32 cubani uccisi. Il bilancio confermato è dunque di 56 forze dell'ordine cadute nella battaglia.

Ma si stima che i morti totali siano almeno 80. […]

 

3. LA GUERRIGLIA AL CONFINE TRA I GRUPPI ARMATI "CACCEREMO GLI YANKEE"

Estratto dell’articolo di Fabio Tonacci per “la Repubblica”

 

parata di sostenitori di maduro a caracas

Il muro bucherellato del Comando de Atención Immediata a Villa del Rosario, l'ultima municipalità colombiana prima del ponte Simon Bolivar che conduce in Venezuela, è un monito per tutti. Per chi passa, per chi arriva, per chi resta. E anche per il progetto predatorio che Donald Trump ha lanciato sull'America Latina. La notte di un mese fa questa stazione della polizia è stata assaltata a colpi di fucile, diversi poliziotti sono rimasti feriti.

 

Contemporaneamente, a Cúcuta due bombe sono esplose per strada, uccidendo due agenti di pattuglia in motocicletta. Per le autorità locali, entrambi i fatti hanno un unico responsabile: il fronte urbano dell'Ejército de liberación nacional (Eln), i guerriglieri marxisti-leninisti sostenitori della rivoluzione cubana che da sessant'anni sono in lotta armata con lo Stato colombiano.

 

NICOLAS MADURO E VLADIMIR PADRINO LOPEZ

Sono gli stessi che, il giorno dopo il blitz americano a Caracas e la cattura di Maduro, hanno fatto un appello a «tutti i patrioti», sia colombiani che venezuelani, per combattere «contro i piani imperialisti degli Stati Uniti nei confronti dei popoli del Global South».

 

[…]  E la domanda è: quanto sangue scorrerà? Quale sarà la risposta della guerriglia più antica e longeva dell'America Latina alla dichiarata intenzione della Casa Bianca di mettere una mano su Caracas e l'altra sulle sue ricche riserve di petrolio?

 

NICOLAS MADURO DOPO LA CATTURA

«Non credo che vedremo il ritorno in massa dei gruppi armati colombiani che oggi si trovano in Venezuela, perché quel Paese è ancora sotto la cupola che aveva creato il presidente Maduro», dice a Repubblica Julio Londoño Paredes, ex ministro degli Esteri colombiano. Per sette anni, da ambasciatore a Cuba, si è trovato nella non facile posizione di negoziatore con Eln e Farc.

 

«Il fatto che Maduro sia in una cella a Brooklyn non significa che il castrismo, il chavismo e il madurismo siano morti del tutto. Le milizie colombiane in Venezuela, insieme a colectivos paramilitari e i circoli bolivariani, sono la prima linea del sostegno al regime».

E se non hanno reagito al blitz americano — è il ragionamento di questo diplomatico di lungo corso — è solo perché è stata un'operazione «rapida e sofisticata».

 

DIOSDATO CABELLO

Misurare la consistenza numerica di Eln e degli irriducibili delle Farc non può che essere un esercizio di approssimazione, non essendoci statistiche ufficiali: secondo alcune stime abbastanza attendibili, però, per l'Ejército si parla di 3.000 miliziani, le Farc ancora combattenti sarebbero un po' di più.

 

Finora non c'è stato un vero cambio del sistema di potere in Venezuela, per cui i guerriglieri che da anni si sono presi entrambi i lati della frontiera continueranno a lottare contro la Repubblica colombiana e tra di loro per il dominio di regioni come il Catatumbo, a nord di Cucuta. È il fortino della droga, dove si concentra la filiera produttiva della cocaina (una delle "migliori" in circolazione, più del 90 per cento di purezza) che poi, tramite il cartello messicano di Sinaloa, finisce negli Stati Uniti. E dove la polizia è sotto il tiro dei cecchini e non esce dalle stazioni-bunker.

[…]

 

 […]L'operazione su vasta scala in cui Trump ha spinto gli Stati Uniti, nel nome di una Dottrina Monroe riadattata ai desideri del tycoon, è cominciata dal Venezuela. Minaccia Colombia e Cuba. È benzina gettata su un incendio.

 

LE VOCI "FORZE PARAMILITARI E AGENTI SEMINANO IL TERRORE"

Estratto dell’articolo di Fabio Tonacci per “la Repubblica”

 

VLADIMIR PADRINO LOPEZ

Il governo ora sta mostrando la forza, controlla i telefonini, allestisce posti di blocco», racconta Alberto, un cittadino di Caracas, a 48 ore dal giuramento di Delcy Rodriguez come nuova presidente ad interim del Venezuela. «Per strada ci sono i colectivos, i gruppi paramilitari di motociclisti che pattugliano i quartieri. È comparso anche Diosdado Cabello, il ministro dell'Interno, gira circondato da poliziotti…insomma, vogliono far vedere che sono ancora forti e in pieno potere».

 

[…]

 

Da poco è stato emanato un decreto che autorizza la polizia venezuelana ad arrestare chiunque festeggi o si esprima a favore della cattura di Maduro e dell'operazione militare americana che lo ha esfiltrato, causando 80 morti e un centinaio di feriti. «Ho saputo di due arresti, due adulti nello stato di Merida che erano usciti di casa a festeggiare e hanno sparato in aria.

Sono stati subito denunciati dai vicini perché il decreto governativo spinge alla delazione. Sui social circolano molte notizie di altre detenzioni, ma non ci sono conferme».

 

[…]

 

nicolas maduro in versione scarface

Le file ai supermercati non si vedono più, sugli scaffali manca la frutta e c'è meno pane del solito. «Niente di nuovo», fa una signora, intervistata dai reporter locali che lavorano coi media internazionali. «Andiamo nel panico e facciamo le scorte tutte le volte che, negli ultimi vent'anni, succede qualcosa in questo Paese».

 

Altra voce, quella di Ana, contabile 42enne che abita a Chacao, un quartiere borghese della capitale. Spiega di aver accolto con favore la nuova presidenza. «È un fatto storico che Delcy sia la prima donna alla guida del Paese. Rappresenta l'emancipazione femminile in un momento critico, spero che porti unità e progresso».

NICOLAS MADURO E XI JINPING

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