UN’OASI DI PACE - SONO SOLO UNDICI I PAESI AL MONDO CHE NON SONO COINVOLTI, NÉ DIRETTAMENTE NÉ INDIRETTAMENTE, IN UNA GUERRA - E SONO SVIZZERA, BOTSWANA GIAPPONE, QATAR, MAURITIUS, URUGUAY, CILE, BOTSWANA, COSTA RICA, VIETNAM, PANAMA E BRASILE

Federico Rampini per “la Repubblica”

 

barack obama guerra 3barack obama guerra 3

È la conclusione del più accurato rapporto sulle guerre nel mondo, un esame di 162 nazioni compiuto dall’Institute for Economics and Peace. Non solo Ucraina, Gaza, Iraq e Siria. Qualche volta la visibilità delle guerre viene imputata a una distorsione dei media, una sorta di «preferenza per le cattive notizie». Autorevoli studiosi propongono messaggi controcorrente: il mondo non è mai stato così sicuro e così prospero, è la tesi del celebre psicologo americano Steven Pinker, autore de Il declino della violenza.

 

guerra in terra santa gaza 26guerra in terra santa gaza 26

Perché quella che stiamo vivendo è l’epoca più pacifica della storia (Mondadori). Prima di lui, la teoria della decrescita dei conflitti ha avuto autorevoli precedenti. Un secolo fa iniziava la prima guerra mondiale che fu definita «la guerra per terminare tutte le guerre ». Negli anni Cinquanta e Sessanta i fautori della deterrenza nucleare teorizzarono che l’equilibrio del terrore atomico avrebbe reso sempre meno frequenti i conflitti.

 

CARRIARMATI NELLA CITTA DI SLAVIANSK IN UCRAINA IN MANO AI FILORUSSI CARRIARMATI NELLA CITTA DI SLAVIANSK IN UCRAINA IN MANO AI FILORUSSI

E 25 anni fa con la caduta del Muro di Berlino si celebrò «la fine della storia», l’avvento di un unico modello politico-economico dominante (la democrazia capitalistica), quindi anche l’esaurimento delle cause strutturali dei conflitti.

 

Sta accadendo il contrario. Le carneficine di Verdun e Sedan non hanno impedito due decenni dopo Danzica, Dresda, l’Olocausto e Hiroshima. La guerra fredda ha coesistito con tanti conflitti “regionali”, non per questo poco cruenti. Il 1989 è stato seguito dall’11 settembre 2001. E in particolare dal 2007 ad oggi l’indice della pace globale ha ripreso ad arretrare paurosamente.

 

GUERRA IN CONGO GUERRA IN CONGO

Quell’anno — che coincide con l’esplosione della grande crisi economica — segna anzi una svolta negativa, rispetto a un trend di lenta riduzione delle guerre dopo il secondo conflitto mondiale. La lista Iep delle “oasi pacifiche”, oltre alla Svizzera include Giappone, Qatar, Mauritius, Uruguay, Cile, Botswana, Costa Rica, Vietnam, Panama e Brasile (ma anche su questo elenco bisogna fare precisazioni).

 

Perché non vi appaiono i paesi membri dell’Unione europea, che non sono sconvolti da conflitti armati? In un intervento sul quotidiano inglese The Independent, la direttrice dell’Institute for Economics and Peace (Iep), Camilla Schippa, spiega la ragione. Le classifiche misurano anche il coinvolgimento diretto o indiretto in guerre lontane dai propri confini.

la guerra in afghanistan doveva finire undici anni fala guerra in afghanistan doveva finire undici anni fa

 

Il criterio che definisce la vera pace, quindi, è la non partecipazione «a qualsiasi controversia tra governi e territori, con il ricorso alle armi, che abbia fatto almeno 25 morti in un anno ». Stati membri della Nato che partecipino ad operazioni in Afghanistan, o anche a missioni d’interposizione sotto l’egida Onu, sono in qualche modo coinvolti nei conflitti. Inoltre l’Iep misura quella forma di partecipazione alla guerra che sono le vendite di armi. Da questo punto di vista perfino la Svizzera perde punti.

 

Tra le poche eccezioni veramente virtuose c’è il Costa Rica che ha abolito le forze armate. Tra i paesi in stato di guerra vengono inclusi ovviamente anche casi come la Corea del Nord: lì non c’è una guerra guerreggiata, ma l’intera nazione vive sotto il terrore di un conflitto imminente, che serve a giustificare una delle dittature più feroci della storia.

 

iraq di nuovo in guerrairaq di nuovo in guerra

Il rapporto dell’Iep non sottovaluta quelle tensioni interne — sociali, economiche, religiose, ideologiche — che possono sfociare in guerre civili o quantomeno in violenze di piazza.

La stessa lista degli 11 paesi in pace totale, per quanto striminzita, è piena di candidati alla retrocessione.

 

Il Brasile, come si è visto nelle violente proteste prima dei Mondiali di calcio, è un paese dove le diseguaglianze sociali e la povertà delle favelas può incubare nuovi periodi di instabilità e di scontri interni. Non sono guerre tra nazioni, ma rientrano comunque in un barometro della violenza di cui bisogna tenere conto.

 

Sull’ Independent Camilla Schippa spiega che l’indice Iep è ancora fermo agli eventi dell’anno scorso, quindi non include Gaza, l’annessione della Crimea, la crisi in Ucraina, l’avanzata della fazione sunnita Is in Iraq e il massacro della minoranza Yazidi. Nella sua analisi, a spiegare il peggioramento dal 2007 a oggi hanno contribuito sia lo shock economico globale, sia l’esito delle primavere arabe.

 

GUERRA NEI BALCANI GUERRA NEI BALCANI

E i conflitti più gravi del momento non sono per forza quelli che gli europei seguono da vicino. Meno visibili sui nostri schermi radar ma egualmente distruttive sono le ondate di violenza in Sudan e Congo. Sarà possibile tornare a invertire la tendenza? Invece di inseguire improbabili scenari macro-geostrategici come quello che disegnò Francis Fukuyama ne La fine della storia , un filone di ricerca più recente è quello guidato da John Horgan, direttore del Center of Science Writings allo Stevens Institute of Technology.

 

Nel suo recente saggio The End of War , Horgan parte dall’assunto che la guerra, a differenza del cancro, non è un fenomeno naturale ma un prodotto degli uomini. Non ha una necessità bio-genetica. E se il dispiegamento di risorse economiche e scientifiche è riuscito negli anni a fare arretrare, almeno relativamente, la potenza distruttiva del cancro, un approccio altrettanto oggettivo e scientifico è quello che Horgan propone per far indietreggiare, un passo alla volta, l’indice dei conflitti armati.

 

 

Ultimi Dagoreport

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….