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BUTTAFUOCO, PUSSY VIA! LA FONDATRICE DEL COLLETTIVO FEMMINISTA PUNK-ROCK "PUSSY RIOT", NADYA TOLOKONNIKOVA, CHE HA PROTESTATO DAVANTI AL PADIGLIONE RUSSO A VENEZIA, ATTACCA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE: “VEDO SOPRATTUTTO UN UOMO PICCOLO E SPAVENTATO, COME PUTIN. L’EREDITÀ DI BUTTAFUOCO SARÀ UNA MACCHIA SULLA BIENNALE. COSA AVREBBE OTTENUTO DALLA RUSSIA DI COSÌ IMPORTANTE? CREDO CHE IL MONDO OGGI COLGA TUTTA LA SUA DEBOLEZZA, LA SUA POCHEZZA, GLI SLOGAN VUOTI, IL BISOGNO DI NOTORIETÀ E DI LEGITTIMAZIONE” – VIDEO

 

Estratto dell’articolo di Alessandra Mancinim per www.open.online

 

Nadya Tolokonnikova fondatrice delle pussy riot a venezia

Prima ancora delle performance, dei brindisi e delle code davanti ai padiglioni, alla Biennale di Venezia sono arrivate le proteste. Da mesi il nodo della presenza russa […] alimenta polemiche, tensioni e prese di posizione sempre più accese.

 

[…]  a mobilitarsi sono state anche le Pussy Riot, collettivo artistico femminista punk-rock bandito in Russia, che insieme alle ucraine Femen hanno organizzato un blitz davanti al padiglione di Mosca nei giorni della pre-apertura della manifestazione d’arte.

 

«Siamo riuscite a rubare la scena alla Russia, mostrando la nostra rabbia e resistenza», dice a Open Nadya Tolokonnikova, fondatrice del gruppo russo, arrestata e incarcerata nel 2012 per aver eseguito una “preghiera punk” nella Cattedrale di Cristo Salvatoredi Mosca contro Putin e la chiesa ortodossa.

 

venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 1

Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, però, non arretra. Per evitare possibili tensioni con la Commissione europea, che ha minacciato la sospensione dei finanziamenti, il padiglione russo resterà “chiuso”. L’accesso agli spazi fisici non sarà infatti consentito per tutta la durata della Biennale, ma il progetto The Tree Is Rooted in the Sky verrà mostrato tramite una proiezione esterna, senza la presenza degli artisti.

 

La protesta delle Pussy Riot ha avuto eco internazionale. Video e immagini hanno fatto rapidamente il giro del mondo, spingendo il team del padiglione russo a reagire. Più che una replica, spiega l’attivista, si sarebbe però trattato di un tentativo di «appropriarsi della nostra azione».

 

venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 2

Prima con la pubblicazione di un video in cui membri dello staff indossano gli iconici passamontagna rosa del collettivo, poi inserendo immagini della protesta nella programmazione ufficiale della Biennale. «Un tentativo patetico di recuperare credibilità dopo essere stati “superati” da un collettivo punk femminista capace, ancora una volta, di mettere in difficoltà la macchina propagandistica russa», denuncia Tolokonnikova.

 

«Immagino abbiano avuto una riunione con i loro comandanti dell’Fsb – prosegue – e il loro piano per mascherare la vergogna è stato far sembrare tutto parte del progetto ufficiale».

 

venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 3

E mentre il collettivo può creare «arte ed espressione reale con note di libertà, rabbia e bellezza», il regime russo invece, sottolinea ancora la fondatrice delle Pussy Riot, «può solo appropriarsi» di ciò che non riesce a creare spontaneamente. Con questa operazione, il padiglione di Mosca – secondo Nadya – si sarebbe però «intrappolato da solo».

 

 In Russia, infatti, il gruppo è stato classificato come «organizzazione estremista» per la sua opposizione a Putin e la semplice diffusione dei suoi simboli può essere perseguita penalmente [...]

 

PIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026

«Forse sarò la prima persona nella storia a denunciare per estremismo un’organizzazione che ho creato io stessa – spiega -, ma è il momento per la curatrice Anastasia Karneeva e per l’inafferrabile presidente Buttafuoco di imparare una lezione sulla “censura” e sulla “libertà di dialogo” che tanto spesso proclamano».

 

Sul piano politico e simbolico, la posizione della fondatrice delle Pussy Riot è netta: «L’eredità di Buttafuoco sarà una macchia sulla Biennale, forse la fine della rilevanza che ha avuto nel mondo dell’arte negli ultimi decenni. E per cosa?» domanda.

 

«Che cosa avrebbe ottenuto dalla Russia di così importante?». Nelle scorse settimane, Open aveva riferito delle mail scambiate tra la Fondazione e gli organizzatori russi. Conversazioni su cui la realtà veneziana aveva chiarito di non aver rilevato irregolarità.

 

Nadya Tolokonnikova fondatrice delle pussy riot a venezia

«I russi, però, – continua la leader del gruppo – non sono così ingenui da corrompere qualcuno in modo esplicito. Eppure qualcosa lui l’ha ottenuta: visibilità, attenzione mediatica, forse un trattamento privilegiato quando torna nella sua amata “Leningrado”, come la chiama lui. Chi lo sa.

 

Ma credo che il mondo oggi colga tutta la sua debolezza, la sua pochezza, gli slogan vuoti, il bisogno di notorietà e di legittimazione. E in questo, che riconosco anche a Putin, vedo soprattutto un uomo piccolo e spaventato».

 

Il dilemma, allora, non riguarda soltanto la presenza o meno della Russia alla Biennale di Venezia, ma il valore politico che questi spazi assumono nel contesto attuale. Perché i padiglioni non sono mai stati semplici contenitori d’arte, bensì luoghi di rappresentazione in cui ogni scelta curatoriale finisce inevitabilmente per assumere anche un significato politico.

venezia, le pussy riot davanti alla sede della biennalevenezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 8pussy riot alla biennale 1PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI IN VERSIONE SAN SEBASTIANO pietrangelo buttafuoco venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 5venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 7venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 4

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