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LA VITA DI UN ANIMATORE DI VILLAGGI TURISTICI: ''LAVORAVO NEI CLUB MED. LA MATTINA INTRATTENEVO I FIGLI, LA SERA LE MADRI SINGLE. 7 ANNI TRA TURCHIA, BAHAMAS, SENEGAL'' - ''NON AVEVO MAI VISTO COSÌ TANTA GENTE FARE SESSO OVUNQUE, ANCHE IN SPIAGGIA. IO USCIVO CON DUE RAGAZZE A SETTIMANA. MOLTIPLICATO 7 FA CIRCA 750 IN TOTALE'' - SOLDI, RELAZIONI, RIMORCHIO. E IL RITORNO ALLA VITA REALE

Il racconto di Jean-Pierre a Félix Macherez di www.vice.com, edizione francese. Tradotto e ripubblicato da www.vice.com edizione italiana

 

http://www.vice.com/it/read/vacanza-club-med-mare-sole-sesso-383

 

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Ho cominciato a lavorare al Club Med un po' per caso, agli inizi degli anni Novanta. Alla fine ci sono rimasto per sette anni: facevo l'animatore, quello il cui lavoro è far divertire le persone in vacanza proponendo sport o altri tipi di attività. Contrariamente a quello che pensa la gente, non è un lavoro facile. Nonostante ciò se riguardo a quegli anni me li ricordo come i più belli della mia vita.

 

Il concetto di villaggio turistico è stato inventato dopo la Seconda Guerra Mondiale, negli anni Cinquanta. Il Club Méditerranée, anche noto come Club Med, è stata una delle prime catene alberghiere a investire sull'"all inclusive", approfittando allegramente delle bellezze naturali per creare da zero un mondo di vacanza idilliaco in cui regnava l'open bar. Consapevoli delle potenzialità che rappresentava il duo consumazioni gratuite/sesso estivo, la catena ha inventato una nuova forma di turismo, che ruotava principalmente intorno a queste due forme di felicità. Il tutto immerso in un'atmosfera rilassante.

 

Quanto a me, tutto è iniziato in un autobus nel sud della Francia, a Marsiglia per la precisione. Ero sulla navetta per andate al Porto Vecchio quando ho visto mio cugino nel retro del mezzo. Non lo vedevo da quasi un anno. Abbiamo parlato e mi ha detto che stava lavorando come animatore in Grecia, in quello che per lui era "il nascondiglio perfetto."

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Durante il tragitto di 30 minuti mi ha spiegato più o meno tutto quello che faceva lì: si prendeva cura dei turisti, supervisionava i gruppi durante le escursioni, animava le cene e scaldava le piste da ballo. Ha passato tutto il tempo a dirmi quanto si stava divertendo, di tutte le ragazze che aveva rimorchiato e di quanto erano belle le spiagge. Mio cugino è sempre stato un po' sopra le righe, ma questa volta sembrava sincero in ogni dettaglio. Nella peggiore delle ipotesi, anche se solo un terzo di ciò che mi aveva detto fosse stato vero, mi sarebbe andata comunque bene.

 

Inoltre, la mia vita non stava andando un granché. Avevo 22 anni e vivevo ancora con i miei genitori. L'unica certificazione in mio possesso era un diploma professionale in educazione fisica. Finire a fare l'insegnante di educazione fisica in un hotel da sogno in un paese che era appena entrato in Europa era probabilmente il meglio a cui potevo puntare. Avevo già girato un po', ma non molto fuori della Francia. Dovevo cercare qualcosa altrove. Più ci pensavo, più mi convincevo del fatto che mio cugino aveva ragione. Quel lavoro era la svolta del secolo.

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Non ho niente contro la scialba reputazione che ha il Club Med oggigiorno, ma 25 anni fa la catena pareva vivere il suo momento di massimo splendore. Il film Les Bronzés aveva forgiato completamente la mia idea del Club e dell'atmosfera che vi si respirava. Quella vita pareva fare per me; era allo stesso tempo tranquilla e perversa, così alla fine decisi di buttarmi in quest'avventura. Presi un appuntamento con l'ufficio centrale del Club Med della capitale e comprai un biglietto aereo per Parigi. Feci un colloquio di lavoro solo una settimana dopo la mia prima domanda.

 

Quella mattina mi venne fatta una retrospettiva della storia del Club Mediterranée, del suo spirito e delle sue regole. Venni informato della vita del villaggio, degli orari lavorativi (sei giorni alla settimana, uno solo di riposo) e della paga mensile—che allora era sui 5,000 franchi, quasi 800 euro.

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Ma dal momento in cui vitto, alloggio e tutto il necessario erano pagati, non avevo nulla di cui lamentarmi. Lo stesso pomeriggio, anche il secondo colloquio andò bene. Le domande che mi venivano poste erano a dir poco basilari, e a quanto pareva avevo la prestanza fisica richiesta per rientrare nei loro standard. Ottenni il lavoro.

 

Partii per la Spagna la settimana successiva. Ero ufficialmente "il leader degli sport di terra" della catena, e presi il tutto molto seriamente. Di fatto, era il mio primo vero lavoro.

 

La costa spagnola è un posto fantastico. Anche l'hotel mi sembrava magnifico, formato da diverse costruzioni più piccole. Mio cugino mi aveva raccontato che era in quei luoghi che succedevano le cose migliori. Era un bel punto di partenza. Quando arrivai mi vennero dati i vestiti da lavoro e la stanza. Avrei iniziato due giorni dopo. Prima dell'inizio ufficiale, conobbi i futuri colleghi: belgi, francesi e qualche tedesco.

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Ebbi il primo contatto con alcuni GM e dopodiché mi recai nella sala concerti per capire quali regole vigevano per la parte dell'animazione relativa alla discoteca. In ogni Club Med Village, gli animatori fanno uno spettacolino ogni sera. Questa performance dura dai 30 ai 45 minuti ed era forse l'unica cosa che non mi andava giù fin dal momento della firma del contratto.

 

In quanto animatore, anche io dovevo imparare i passi basilari per non fare figuracce sul palco davanti al capo del villaggio. Nel complesso, i passi di danza richiesti erano stupide coreografie e imparai a gestire braccia, gambe e bacino piuttosto rapidamente. Questo era lo "spirito del Club Med". Gli animatori erano responsabili dell'affluenza e dell'atmosfera della sala. Feci una pausa e dissi tra me e me che balare era fondamentale per poi riuscire a rimorchiare le ragazze nel nightclub dell'hotel. Era il prezzo da pagare, e mi pareva giusto.

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In quei giorni, la giornata tipo al Club Med si svolgeva così: sveglia ore 9, colazione, preparazione delle attività giornaliere, giochi e caffè, pranzo al volo, organizzazione delle attività sportive pomeridiane, inizio dei giochi, aperitivo, spettacolo serale. La giornata terminava portando le giuste vibrazioni nella discoteca per un'ora. Era dura. Quando la giornata era troppo pesante, andavo a letto attorno all'una per dormire il più possibile. Ma il più delle volte, come ogni 22enne che si rispetti, finivo col fare le ore piccole in discoteca. Sfruttavo il mio status di animatore per avvicinare le ragazze e riportarle al rifugio. La cosa funzionava.

 

 

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È in quell'estate che ho capito che l'uomo e la donna sono macchine da sesso. Dobbiamo affrontare la realtà: è molto facile rimorchiare nei Club Med. Ognuno è in vacanza per una settimana, e ognuno vuole divertirsi e fare sesso; nessuno vuole una storia seria. È la definizione di sesso per sesso. Inoltre le persone girano semi nude tutto il giorno. Il sole scalda la pelle e le vene: tutti hanno il sangue caldo.

 

Non avevo mai visto così tanta gente fare sesso ovunque, anche in spiaggia. Quanto a me, credo di aver battuto tutti i record in sette anni. Uscivo con due ragazze a settimana. E moltiplicato per sette anni sono un bel po'. Significa centinaia di ragazze ogni anno, circa 750 in totale. E dato che nei villaggi tutti si vestivano allo stesso modo e tutti facevano le stesse cose, l'unico modo per confrontarsi con gli altri era il numero di ragazze. Pensandoci ora, era davvero un universo parallelo.

 

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Il Club Med mi ha anche fatto capire un'altra cosa: è vero che i soldi non comprano la felicità. Per prima cosa, i soldi là non servono a niente—dal momento che tutto è già compreso nel prezzo. Con il passare del tempo ti rendi conto che quando i soldi sono fuori dai giochi nelle relazioni quotidiane, ogni essere umano inizia a sentirsi genuinamente più libero. Guadagnavo il minimo, ma nonostante questo è stato il periodo più divertente della mia vita, anche se il lavoro era pesante.

 

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Seguire il ritmo di lavoro del posto non era per niente facile. Il piano era sempre di goderci al meglio i pochi giorni liberi che avevamo. Quando non lavoravo ero distrutto e non facevo molto; anzi, non facevo niente. I miei programmi andavano dal dormire all'andare in piscina, camminare sulla spiaggia, rilassarmi e tornare a dormire. Non sapevo praticamente nulla delle città in cui lavoravo. Mi chiudevo nel mio accogliente bozzolo.

 

Nel 1990 sono stato quattro mesi in un hotel in Spagna. Solitamente si resta dai quattro ai sette mesi prima di cambiare. Dopo essere passato per Parigi, ho scelto una nuova destinazione: la Grecia. Poi ho fatto la Turchia, le Bahamas, il Senegal, e poi di nuovo la Turchia, per finire in bellezza.

 

Nel 1997 la Turchia è stata la destinazione più assurda in assoluto. Sono stato là nove mesi in totale con una breve pausa a Parigi. Il Club Med era a Bodrum. I clienti erano amichevoli e la sera tutti volevano fare festa. Dopo sei anni avevo inquadrato perfettamente ogni tipo di vacanziere. E avevo reso questa mia abilità un perno del mio lavoro. Sapevo come intrattenere i piccoli durante le giornate e uscire con le loro madri single la sera. Rendevo felici due generazioni nell'arco di 24 ore.

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Malgrado non mi riveda in tutto quello che ho fatto là, onestamente ripensarci oggi mi fa sorridere. Ero giovane e sfruttavo queste opportunità per mio puro divertimento. Il Club Med è un luogo in cui tutto sembra concesso, aspetto riconducibile al fatto che passi del tempo solo con gente lasciva in vacanza per un breve periodo di tempo: tra i 7 e i 14 giorni. I turisti, recandosi là, vogliono staccare la spina dalle loro routine europee e divertirsi: spiaggia, piscina, free drink, aria aperta, sport, sole e, ovviamente, sesso, sono tutte facce della stessa medaglia.

 

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Tutto questo per dire che dopo anni passati a fare questo lavoro ero arrivato alla frutta. E se vivi troppo a lungo in una bolla come il Club Med, c'è il rischio di rimanerci incastrato—o comunque senza altre offerte di lavoro. Sette anni erano il limite. Avevo 29 anni. Dovevo trovare qualcosa a lungo termine. Per questo appena ho ricevuto una proposta di lavoro a Parigi non ho esitato ad accettarla.

 

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Tornare alla vita normale è stato difficile, soprattutto perché laggiù si è completamente risucchiati dalla routine del Club Med. Ho chiamato questa fase il mio ritorno alla vita civile. Quando sono tornato in Francia, i miei amici non facevano altro che dirmi "ti sei divertito come animatore, eh", con un leggero sorriso. Ma non è facile imparare a tornare a casa, curare il proprio stile di vita e trovare il senso della stabilità.

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Da allora non ho mai più messo piede in un Club Med. Superata una certa età devi smetterla con le stronzate.

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