NON MITIZZATE MANDELA! L’ARTISTA SUDAFRICANO WILLIAM KENTRIDGE: “HA FATTO MOLTI ERRORI. ERA DIVENTATO UN POLITICO MOLTO SOVRESPOSTO: TUTTI PROIETTAVANO I PROPRI BISOGNI SU DI LUI”

Flavia Foradini per il "Sole 24 Ore"

È uno dei più autorevoli testimoni dell'era di Nelson Mandela. Artista di fama mondiale, fin dagli inizi della sua carriera, alla metà degli anni 70, William Kentridge ha focalizzato la propria attenzione, le proprie opere figurative, e soprattutto i propri film di animazione, sulla situazione e i problemi del suo Paese, il Sudafrica.

Anche il suo background famigliare è profondamente radicato nell'epoca di Mandela: suo padre, Sydney Kentridge, fu uno dei difensori del leader nero, e sua madre, Felicia, fu sempre impegnata come avvocato nella difesa dei diritti umani.

Il suo giudizio sull'uscita di scena di Mandela parte dal rifiuto di condividere l'ipotesi che, per il Sudafrica, la morte di "Madiba" possa rappresentare una drammatica cesura politica: «La sua è stata un'importante presenza simbolica, un'istanza morale per il Paese, ma nell'azione politica quotidiana lui smise di essere attivo alla fine degli anni 90, dopodiché non assunse affatto la funzione di eminenza grigia dietro le quinte del governo.

Nel tempo, è diventato un personaggio politico molto sovresposto: tutti proiettavano i propri bisogni su di lui. Quando era in prigione, era un uomo in catene che rappresentava tutta la nazione in catene. Quando venne scarcerato, tutta la nazione è stata scarcerata. Lui si è portato dietro questa enorme, simbolica personificazione della trasformazione avvenuta in Sudafrica».

Un Paese che nel 1994, anno dell'ascesa di Mandela alla presidenza della repubblica, ha decretato la fine del regime di Apartheid, avviando riforme sociali e politiche, e diventando la maggiore economia del continente africano, ma oggi segnato da diseguaglianze e corruzione diffusa e, rispetto alla metà degli anni 90, con un numero doppio di cittadini che deve vivere con un dollaro al giorno. Un Paese che ha visto avanzare Johannesburg da centro delle rivolte dei neri a fulcro di importanti fermenti culturali, ma che oggi è in cima alle classifiche mondiali per tassi di omicidi, stupri e diffusione dell'Aids.

Kentridge non fa sconti alla leadership di Mandela: «Quand'era al potere ha commesso molti errori. Nell'ambito delle sue decisioni politiche, il senso di lealtà che nutriva nei confronti di vecchi amici, ha prodotto certamente dei danni: anche se erano incompetenti, gli affidava importanti funzioni di governo.

Però c'è sempre stata in lui una miscela di coraggio e generosità, che era stupefacente. Qualche volta non si riusciva a capire questa sua generosità, il perché, per esempio volesse compiere tanti sforzi per includere nella società attori importanti dell'Apartheid. E ogni volta mi dicevo: è giusto, lui è in prima linea e noi dobbiamo stare dietro di lui».

Rifiutando con decisione l'opinione espressa nel tempo all'interno e all'esterno del Paese, secondo cui Mandela avrebbe finito col voltare le spalle alla popolazione nera, Kentridge chiama in causa la nazione sudafricana: «C'erano tali e tante aspettative sul fatto che la libertà politica sarebbe diventata eguaglianza economica e sociale, ma non funziona così. Puoi imboccare la strada di nazionalizzazioni a tappeto e avviare un'enorme ridistribuzione, però questo è molto difficile da realizzare, se non sei un'economia autosufficiente e devi confidare in investitori stranieri che facciano funzionare le tue miniere e sviluppino nuove industrie.

In questo senso, le mani di Mandela erano assai legate dalla situazione contingente: il Sudafrica era molto dipendente da investimenti esterni, che sarebbero finiti di colpo e totalmente, se fossero state fatte vaste nazionalizzazioni. Ciò che lui ha tentato di fare è stato creare una società in cui tutta la gente che viveva nel Paese - bianchi, neri, indiani , avesse un genuino interesse a far funzionare la società.

Non c'è stata solo debolezza da parte sua, c'era generosità nelle sua visione delle cose, e credo che si sia scontrato con la venalità dei neri, dei bianchi, degli uomini d'affari: sono loro che lo hanno ingannato. Non credo che Mandela abbia voltato le spalle al Paese, credo che il Paese abbia voltato le spalle a Mandela: erano tutti troppo avidi, troppo egoisti, per compiere i sacrifici necessari a trasformare la società».

 

 

NELSON MANDELA NELLA SUA CASA DI QUNUmandela ali MANDELA mages clinton mandela williamKentridge William Kentridge portrait drawing

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