francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

 

DAGOREPORT

francesco lollobrigida con la fede al dito 24 luglio 2025 foto lapresse

Uno dei misteri più indecifrabili delle cronache politiche degli ultimi giorni ha un nome, un cognome e un riportino, anzi, un "rafforzino" chiari: Francesco Lollobrigida.

 

L’ex cognato d’Italia è tornato in pista, dopo mesi di silenzio e lavoro dietro le quinte, come ras di Fratelli d’Italia per le nomine. Lo raccontava ieri il bene informato Stefano Iannaccone, su “Domani”, in un articolo sul valzer di poltrone nelle società partecipate dallo Stato:

 

“I plenipotenziari della partita (l’ultima prima delle elezioni politiche, quindi fondamentale, anche in caso di sconfitta elettorale della destra, visto che i nuovi ad scadranno nel 2029) sono sei uomini d’oro: il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e il ministro Francesco Lollobrigida, per conto di FdI e di Giorgia Meloni, Matteo Salvini in prima persona ed Andrea Paganella per la Lega, Tajani e Paolo Barelli per Forza Italia, dove l’“eminenza grigia” Gianni Letta conta assai meno di un tempo”.

 

LA SEPARAZIONE TRA ARIANNA MELONI E FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

Chi ha bazzicato di politica negli ultimi anni conosce bene le alterne fortune di Lollobrigida e la sua parabola decadente: da potente cognato d’Italia, in quanto compagno di Arianna Meloni, ai gossip sui tradimenti fino all’addio, consegnato dalla sorella di Giorgia alla penna amica di Simone Canettieri, all’epoca al “Foglio”, il 24 agosto 2024: “Sì è vero, non stiamo più insieme da un po’. Per Lollo mi butterei nel Tevere, come si dice a Roma. Ci vogliamo bene, so quanto vale, conosco di che pasta politica sia fatto: uno in grado di lavorare 500 ore al giorno.

 

E’ una persona solida, onesta e con una grande preparazione. Il nostro progetto politico va avanti, i nostri rapporti personali sono ancora solidi, poi l’amore è un’altra cosa. L’affetto e la stima rimangono intatti”.

 

GIORGIA MELONI - FRANCESCO LOLLOBRIGIDA - ITALIAN GOTHIC - MEME BY GNOLA

Nel frattempo, Lollobrigida si è trasformato in uno sforna-gaffe: dalla fermata “ad hoc” del Frecciarossa a Ciampino (quando ancora, ufficialmente, era signor Meloni, era il novembre 2023), alle boiate sulla “sostituzione etnica”, fino alla siccità che “per fortuna ha colpito il Sud e la Sicilia in particolare”. E via con altre perle come “L’abuso di acqua può portare alla morte”, “Gesù moltiplicava il vino” e via dicendo.

 

Per Lollo, insomma, i giochi della grande politica sembravano ormai preclusi. In pochi avevano fatto i conti con “lo stallone di Subiaco” e il suo vero potere.

 

Certo, il giudizio lecca-lecca di Salvatore Merlo sul “Foglio” di oggi (“uno degli uomini dotati di maggiore capacità nel ragionamento politico dentro Fratelli d’Italia”) è un po’ troppo lusinghiero, ma è vero che Lollobrigida, da solo, vale mezzo partito nel Lazio.

 

È lui a smuovere la gran parte dei voti, alla faccia del Gabbiano-in-chief Fabio Rampelli. È lui l’uomo di raccordo con la Coldiretti e i suoi 1,6 milioni di iscritti (e altrettanti voti).

 

francesco lollobrigida (3)

Per anni si è fatto le ossa a via della Scrofa e in Parlamento, dove da capogruppo organizzava, brigava, mediava e lavorava a fianco di Giorgia Meloni per la sua scalata al potere.

 

Ora è tornato con la sua nuova chioma a gestire la partita delle nomine: le sorelle Meloni volevano relegarlo a macchietta di se stesso, l’hanno dovuto richiamare per gestire il potere. Che poi è la cosa in cui è più bravo: quando parla pubblicamente, fa solo casino.

 

Un esempio è proprio l’intervista rilasciata a Salvatore Merlo sul “Foglio”: parlando di referendum, argomenta sostenendo che non si tratti di un voto politico (“Se fossimo partiti politicizzandolo, una specie di plebiscito come Renzi nel 2016, cosa sarebbe successo?”), salvo poi ammettere che lo è eccome: “Vedrete il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, più presente, con più uscite pubbliche”.

 

 

 

NOMINE, GUIDANO LOLLO&FAZZO. SU MPS MELONI TEME IL DOMINO

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

francesco lollobrigida e le mucche

[…] I plenipotenziari della partita (l’ultima prima delle elezioni politiche, quindi fondamentale, anche in caso di sconfitta elettorale della destra, visto che i nuovi ad scadranno nel 2029) sono sei uomini d’oro: il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e il ministro Francesco Lollobrigida, per conto di FdI e di Giorgia Meloni, Matteo Salvini in prima persona ed Andrea Paganella per la Lega, Tajani e Paolo Barelli per Forza Italia, dove l’“eminenza grigia” Gianni Letta conta assai meno di un tempo. […]

 

 

“VANNACCI IN MAGGIORANZA? VEDREMO. SUL REFERENDUM ARRIVERÀ MELONI”. PARLA LOLLOBRIGIDA

Salvatore Merlo per “il Foglio”

 

“Non abbiamo ancora deciso cosa fare con Roberto Vannacci e il suo movimento politico, se ammetterlo in maggioranza o tenerlo fuori. Ne parleremo”. E ancora: “Sul referendum ammetto che il centrosinistra ha più facilità a mobilitare il suo elettorato rispetto a noi del centrodestra, ma adesso vedrete. Per noi la campagna elettorale comincia ora. Scenderà in campo Giorgia Meloni. Farà più di una iniziativa”.

 

ANDREA GIAMBRUNO E FRANCESCO LOLLOBRIGIDA - MEME BY FAWOLLO

Dice così Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, uno degli uomini dotati di maggiore capacità nel ragionamento politico dentro Fratelli d’Italia. Lo incontriamo in un angolo del Transatlantico, sigaretta elettronica in mano, mentre in Aula si vota la fiducia sul decreto Ucraina. Sono chiacchiere veloci. Informali. In capannello.

 

Francesco Lollobrigida […]  tira dalla sigaretta elettronica e ragiona. E’ quello che forse gli riesce meglio: ragionare politicamente.

[…]

 

Il gruppo di Vannacci ha appena votato la fiducia al governo, eppure lei dice che non avete ancora deciso cosa fare di loro.

“Non abbiamo deciso, e non abbiamo neppure discusso seriamente. E’ una questione aperta”.

 

Eppure tutti i leghisti qui in Transatlantico non lo risparmiano. Battute sferzanti. E Salvini, si sa, non lo vuole.

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA A CAVALLO

“La situazione è quella che è. Ma ripeto: una discussione vera non c’è ancora stata” […]

 

Il referendum allora. Lo spartiacque. Il Foglio lunedì ha ipotizzato che Meloni possa perderlo, quel referendum. Il centrodestra appare assai meno impegnato del centrosinistra.

“Ammetto che gli elettori del centrodestra sono oggi meno mobilitati di quelli del centrosinistra. Ma bisogna capire perché. Per la sinistra questo referendum è diventato un appuntamento schiettamente politico, che prescinde dal merito della riforma. Ha poco a che fare con la separazione delle carriere: è l’occasione per dare un colpo al governo. Cosa che ovviamente non è. […]”.

 

E voi nel frattempo dove eravate?

“Noi facevamo una scelta precisa. Quella che è sembrata assenza era una strategia. Ragioni con me: se fossimo partiti subito, intestandoci con forza questo referendum, politicizzandolo fino a renderlo un’ordalia, una specie di plebiscito su Meloni come aveva fatto Renzi nel 2016, cosa sarebbe successo?”.

meme su francesco lollobrigida

 

Me lo dica lei.

“Non sarebbe successo, per esempio, che una buona parte della sinistra costituisse comitati per il Sì. Comitati favorevoli alla nostra riforma. Il nostro apparente stare di lato ha consentito che il tema fosse smilitarizzato. Che si discutesse del merito. Che anche elettori non nostri capissero che questa è una buona riforma, a prescindere da chi l’ha scritta e promossa. Non dimentichiamo che la separazione delle carriere trova sostegno anche nella storia recente della sinistra, che in passato è stata favorevole”.

 

Va bene la strategia, ma il voto è vicino. Non è tardi?

“La campagna elettorale per noi comincia adesso. […] Vedrete il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, più presente, con più uscite pubbliche. […]

FRANCESCO LOLLOBRIGIDA E I CAVALLI francesco lollobrigida con fede al dito 24 marzo 2025 foto lapresse meme sulla separazione tra arianna meloni e francesco lollobrigida 3FRANCESCO LOLLOBRIGIDA - MEME BY EDOARDO BARALDI FRANCESCO LOLLOBRIGIDA - MEME BY EMILIANO CARLI THE POORS - MEME SU FRANCESCO LOLLOBRIGIDA BY EMILIANO CARLI francesco fonzie lollobrigida meme by edoardo baraldi francesco lollobrigida porta la pasta italiana nello spazio meme by sirio 1francesco lollobrigida meme sulla cannabis lightmeme sulla separazione tra arianna meloni e francesco lollobrigida 2francesco lollobrigida con la fede al dito agosto 2024 foto lapresse francesco lollobrigida 5 settembre 2025 francesco lollobrigida sbadiglia mentre parla matteo renzifrancesco lollobrigida sbadiglia mentre parla matteo renzifrancesco lollobrigida sbadiglia mentre parla matteo renzifrancesco lollobrigida claudia conte

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…