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DAGOREPORT – GIORGIA MELONI QUESTA VOLTA FA BENE A INCAZZARSI CON GIANCARLO GIORGETTI: IL PASTROCCHIO SUL DEFICIT AL 3,1% (L’ITALIA RESTERÀ SOTTO PROCEDURA D’INFRAZIONE PER LA MISERIA DI 600 MILIONI DI EURO) È TUTTA FARINA DEL SACCO DEL MEF, E DELLA RAGIONIERA DELLO STATO DARIA PERROTTA (CHE NON HA AVUTO IL CARISMA PER ENTRARE IN SINTONIA CON L'APPARATO CORPORATIVO DEL MINISTERO) – SE CI FOSSE STATO UN VECCHIO VOLPONE COME BIAGIO MAZZOTTA O UN ALTRO GRAND COMMIS DI QUELLI TANTO INVISI ALLA “FIAMMA MAGICA”, UNA SOLUZIONE SI SAREBBE TROVATA, E QUELLO 0,1% SAREBBE STATO ARROTONDATO - COLPA DELLA INFAUSTA GUERRA AL DEEP STATE INIZIATA DAL GOVERNO MELONI...

DAGOREPORT

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Questa volta, Giorgia Meloni fa bene a essere incazzata come una biscia con Giancarlo Giorgetti.

 

Il pastrocchio sul deficit (l’Italia resterà sotto procedura d’infrazione per la miseria di 600 milioni, lo 0,03% del PIL) è frutto della totale assenza di “polso” nelle stanze del Tesoro.

 

Come ben raccontava Federico Fubini sul “Corriere della Sera” qualche giorno fa, “di solito in queste condizioni per la Ragioneria spostare qualche spesa da dicembre a gennaio, mandandola all’anno dopo, è facile. Invece non è successo. […]

 

daria perrotta (28)

A quanto pare, non sono mancate tensioni fra la Ragioneria dello Stato e Eurostat in questi mesi: gli statistici europei hanno espresso dubbi sulla classificazione contabile senza copertura di 600 milioni di sconti alle imprese per la prevenzione Inail e per altri 600 milioni circa di spese per il Piano di ripresa (Pnrr) sugli studentati addossati alla Cassa depositi e prestiti (fuori bilancio) anziché al ministero dell’Economia. Eurostat l’ha data vinta all’Italia su questi due punti, ma alla fine si è irrigidita proprio sugli ultimi 600 milioni che hanno determinato lo sforamento”.

 

La principale indiziata, insomma, è la ragioniera generale dello Stato, la rampante Daria Perrotta.

 

Fedelissima del ministro Giorgetti ma molto acerba, la sua nomina scatenò molte perplessità, nell’estate del 2024: andò a sostituire il grand commis Biagio Mazzotta, vecchio volpone dei conti pubblici, in un atto di sfida ai poteri “storti” di Roma.

 

BIAGIO MAZZOTTA - DARIA PERROTTA

Uno come lui, mormorano i tecnici più velenosi, avrebbe portato a casa il risultato, con qualche "genialata" contabile: spostando qualche milione qua e qualche altro là, avrebbe ammorbidito la tensione con gli uffici europei spuntando per l’Italia l’uscita anticipata dalla procedura di infrazione, che obbligherà la Meloni a stringere la cinghia e a non varare una manovra di fine legislatura “espansiva”.

 

Un autogol clamoroso, a maggior ragione visto che è stato lo stesso Ministero dell’Economia a indicare inizialmente il 3% di deficit come target.

 

GIORGIA MELONI E URSULA VON DER LEYEN

Scriveva Luciano Capone sul “Foglio” del 24 aprile: “Al Mef erano consapevoli che si trattava di un dato precario, visto che nel Dpfp di ottobre il deficit al 3 per cento era solo il frutto dell’arrotondamento di una stima del 3,04 per cento che, formalmente, neppure avrebbe consentito l’uscita dalla procedura d’infrazione (secondo le regole fiscali europee bisogna restare sotto la soglia: un pelo sopra, seppure al secondo decimale, non basta).

 

In ogni caso, una volta posta l’asticella politica al 3 per cento, il compito principale del governo e del Mef sarebbe dovuto essere quello di controllare la spesa più scrupolosamente del solito per evitare brutte sorprese, dato che una manciata di milioni avrebbero potuto far superare la soglia autoimposta come obiettivo.

 

GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

E invece no. Il paradosso è che, come certifica il governo nel Dfp, il 3,1 per cento è il risultato di un deficit al 3,07 per cento, ovvero 0,03 punti più del previsto: appena 600 milioni (598 per la precisione). Bastava davvero poco al governo per evitare di spararsi un colpo nei piedi…”

 

C’è anche una questione di “karma”: l’esito infausto sul deficit è anche il risultato della guerra imbastita dalla sora Giorgia e dal ministro leghista al deep state. Quel potere che non va sui giornali o nei talk show, lo “stato dentro lo Stato” costruito dai burocrati inamovibili, un apparato di cui non fa parte Daria Perrotta e che, anzi, in questa situazione avrebbe rimediato la situazione…

 

DEEP STATE

Certo, oltre ai giochi contabili, sarebbe bastata una crescita anche solo lievemente più sostenuta per ribaltare il tavolo e consentire di non sforare il deficit.

 

Ricorda Veronica De Romanis sulla “Stampa”: “L’Italia è tornata agli ultimi posti della classifica per variazione del Pil. Peraltro, la stabilità non ci tiene neanche fermi: ci fa arretrare.

 

I numeri lo dimostrano: nel 2023 il tasso di crescita è stato pari allo 0,9 per cento, poi è sceso allo 0,8 nel 2024 fino allo 0,5 nel 2025. Per il 2026 la previsione dell’Ocse dello 0,4 per cento. La traiettoria è chiara: è quella che porta dritta verso il declino.

 

Giancarlo Giorgetti - foto lapresse

[…] La scelta di non intervenire in maniera incisiva dal lato della spesa si ripercuote inevitabilmente sulla dinamica del rapporto debito/Pil.

 

Nel 2025 il debito ha raggiunto il 137,1 per cento del Pil. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale è atteso crescere ancora fino al 138,4 nel 2027 per poi - nel 2028 - iniziare finalmente a scendere sebbene in maniera graduale al 137,6”.

 

Dati horror, destinati probabilmente a peggiorare, considerando lo choc globale, che colpisce in particolare il nostro Paese, che ha i prezzi dell’energia tra i più alti del mondo e dipende per la quasi totalità dalle importazioni di gas. L’uscita dalla procedura d’infrazione sarebbe stata una boccata d’ossigeno

 

GIORGETTI PREME SULLA UE: NO ALLE VISIONI OTTUSE, DEVE ESSERE PIÙ FLESSIBILE

Estratto dell’articolo di Enrico Marro per il “Corriere della Sera”

 

 «L’Europa deve essere più flessibile. Spero che la consapevolezza e il realismo prevalgano rispetto a una ottusa visione che non è neppure ideologica, ma freddamente burocratica».

 

I GRAND COMMIS DEL GOVERNO MELONI

Così il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ieri mattina nella sua Varese, all’assemblea annuale della Confagricoltura locale. Il ministro, reduce dalla delusione per aver mancato di un soffio l’uscita dalla procedure europea d’infrazione per deficit eccessivo, è alle prese con le coperture da trovare per il Consiglio dei ministri in vista dell’1 maggio, che presenta un menù ricco e oneroso: decreto legge con i sostegni al lavoro; piano casa; proroga del taglio delle accise sui carburanti.

 

Servirà complessivamente più di un miliardo. Ma prima Giorgetti dovrà affrontare la discussione parlamentare sul Documento di finanza pubblica, sul quale Camera e Senato voteranno giovedì le risoluzioni. Il ministro sarà audito domani dalle commissioni Bilancio e troverà una maggioranza dove emergono posizioni diverse su cosa scrivere nella risoluzione che impegna il governo.

 

MATTEO SALVINI E CLAUDIO BORGHI

La Lega, annuncia Claudio Borghi, «insisterà per inserire l’abbandono del patto di Stabilità Ue, anche unilateralmente, qualora l’Europa non dovesse dare risposte». Ipotesi liquidata dal responsabile Economia di Fratelli d’Italia, Marco Osnato, che invita a «evitare voli pindarici o fuochi d’artificio», mentre Raffaele Nevi per Forza Italia frena: «Ci sono problemi da considerare. Meglio costruire percorsi più condivisi con l’Ue per evitare contraccolpi, uno su tutti lo spread».

 

Di sicuro il governo non intende mandare segnali sbagliati ai mercati, giocandosi i buoni risultati ottenuti su rating e spread. Per i provvedimenti del primo maggio cercherà quindi le risorse nelle pieghe del Bilancio. Ma, anche se riuscisse a trovarle, il problema si riproporrebbe, quando, in corso d’anno, serviranno altri interventi contro il caro carburanti e bollette.

 

Senza contare che la manovra di finanza pubblica per il 2027, l’ultima prima delle elezioni politiche, difficilmente potrà essere fatta rispettando i vincoli del patto di Stabilità.

DARIA PERROTTA

Giorgetti ha già posto il tema della flessibilità in sede europea. E tornerà alla carica nelle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin il 4 e 5 maggio […]: «Non siamo soli, diversi Paesi hanno questo problema e hanno chiesto una valutazione diversa», così come resta la richiesta presentata a Bruxelles da Italia, Spagna, Portogallo, Austria e questa volta anche la Germania per avere il via libera alla tassazione degli extraprofitti delle società energetiche.

 

DAGOREPORT! DEEP STATE, IL POTERE ASSOLUTO - DOPO LA DISASTROSA MANOVRA, IL MINISTRO DELL’ECONOMIA GIORGETTI HA URGENTE BISOGNO DI QUALCUNO CHE GLI SPIEGHI CHE IL VERO POTERE NON È QUELLO CHE VA SUI GIORNALI O NEI TALK. IL POTERE ESECUTIVO È UN INVISIBILE "STATO DENTRO LO STATO" COSTRUITO DI BUROCRATI (GRAN SERBATOIO IL CONSIGLIO DI STATO) CHE SONO GLI UNICI VERAMENTE INAMOVIBILI NELLE ISTITUZIONI NAZIONALI - ECCO: IL GOVERNO HA IN MANO IL VOLANTE DELLA MACCHINA DEL POTERE MA SE IL DEEP STATE DECIDE DI NON METTERE LA BENZINA, PUOI SCHIACCIARE IL PEDALE DEL GAS QUANTO VUOI MA NON VAI DA NESSUNA PARTE – NE SANNO QUALCOSA TREMONTI E RENZI…

https://www.dagospia.com/politica/deep-state-potere-assoluto-dopo-disastrosa-manovra-ministro-336959

 

daria perrotta (24)

DAGOREPORT! IL SILURAMENTO DI ALESSANDRO RIVERA, DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, È IL DEFINITIVO SEGNALE DELLA FRATTURA TRA IL GOVERNO MELONI E IL ‘’PARTITO DELLO STATO’’, ALTRESÌ DETTO DEEP STATE - NON SOLO: LA DUCETTA HA INVIATO UN MESSAGGIO/ORDINE AL MINISTRO DELL’ECONOMIA: CARO GIORGETTI È ORA DI FINIRLA CON LA DIFESA DI RIVERA, VA CACCIATO! – MA SBARAZZARSI DI COLPO DI UNA BUROCRAZIA ARTICOLATA E AMMANICATISSIMA COME IL DEEP STATE NON È SOLO DIFFICILE MA IMPOSSIBILE. CONVIENE AL GOVERNO MELONI DI FARSI SBOLLIRE LA RABBIA E INCOMINCIARE A TROVARE UNA QUADRA CON QUELLA CHE È L’OSSATURA DELLA STATO. TERZA VIA, NON C’È...

https://www.dagospia.com/politica/siluramento-alessandro-rivera-e-definitivo-segnale-frattura-destra-deep-337422

 

DAGOREPORT! – DOPO UN ANNO E MEZZO DI GOVERNO LA DUCETTA NON HA ANCORA IMPARATO COME SI GOVERNA: ANDARE ALLO SCONTRO FRONTALE CON IL DEEP STATE PUÒ FARLE MOLTO MALE - IL NUOVO SGARBO DI FITTO ALLA CORTE DEI CONTI: NOMINA IL SUO AMICO MANFREDI SELVAGGI, CHE MANCO SA BENE L'INGLESE, PER LA CORTE DEI CONTI EUROPEA - L'IRA DELLA CORTE DEI CONTI CHE AVEVA INDICATO DUE NOMI PERFETTI, TRA CUI QUELLO DI MARIA RUCIRETA, CON DIECI ANNI ALLA SPALLE DA CAPO DI GABINETTO PROPRIO ALLA CORTE EUROPEA – FRATELLI D'ITALIA SE NE FREGA DELLE INCHIESTE SU GAETANO CAPUTI: NON E' CONSIDERATO "DI DESTRA" MA UNO DELLA CASTA SPONSORIZZATO DA UN EX DI FINI...

https://www.dagospia.com/politica/dagonota-sgarbo-meloni-deep-state-non-passera-conseguenze-384865

 

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