generali giorgia meloni philippe donnet francesco milleri gaetano caltagirone

È L’ITALIA MA SEMBRA L’UNIONE SOVIETICA: IL GOVERNO CONDIZIONA IL MERCATO E VUOLE CREARE UN “SUO” COLOSSO” DEL RISPARMIO GESTITO – NEL RISIKO BANCARIO L’ESECUTIVO MELONI GIOCA TUTTE LE PARTI IN COMMEDIA: È ATTORE PROTAGONISTA, ATTRAVERSO MPS, MA ANCHE ARBITRO GRAZIE AL GOLDEN POWER. È LEGISLATORE E ORGANO DI INDIRIZZO POLITICO, NONCHÉ REGOLATORE ATTRAVERSO LE AUTHORITY DI VIGILANZA – IL “FINANCIAL TIMES”: “CHE UN SIMILE ACCANIMENTO NON SIA ESATTAMENTE UTILE AI MERCATI DEI CAPITALI ITALIANI È CHIARO A MELONI. PERTANTO, IL VERO OBIETTIVO DELLA PREMIER È…”

1. IL GOVERNO IN CONFLITTO SOGNA IL SUO COLOSSO

Estratto dell’articolo di Carlo Di Foggia per “il Fatto quotidiano”

 

SELFIE PASQUALE DI GIORGIA MELONI

Il 25 gennaio scorso, Giorgia Meloni ha benedetto l’assalto a Mediobanca lanciato dal Monte dei Paschi di Siena, di cui il ministero dell’Economia, cioè il suo governo, è primo azionista dopo il salvataggio pubblico: “La nascita del terzo polo bancario – ha detto commentando la notizia – potrà avere un ruolo importante per la messa in sicurezza dei risparmi degli italiani”.

 

Gli osservatori finanziari inorridiscono di fronte a un governo, per giunta di destra, che a loro dire si muove con postura sovietica e recita tutte le parti in commedia nel “risiko” bancario: è attore protagonista, attraverso Mps, ma anche arbitro grazie al golden power, i poteri speciali sui settori “strategici” allargati a dismisura dopo il Covid. È legislatore e organo di indirizzo politico, infine regolatore attraverso le Authority di vigilanza.

 

Questo enorme potere, che oggi è figlio dei tempi, non viene spiegato al grande pubblico ma messo al servizio del tentativo di due ricche famiglie, i Caltagirone e i Del Vecchio, di detronizzare l’Ad di Mediobanca Alberto Nagel e porre fine al controllo che esercita sulle assicurazioni triestine per cacciare i vertici guidati dal manager francese Philippe Donnet. Sui potenziali ostacoli si abbatte la scure di Palazzo Chigi.

 

PHILIPPE DONNET ALBERTO NAGEL

[…] Nagel chiama a raccolta i fondi esteri per resistere. Gli assalitori pure, potendo contare sull’ombrello implicito del governo. Il tutto in un groviglio di conflitti d’interessi. Ma qual è il senso di questa guerra, oltre il potere?

 

L’idea di fondo, almeno stando ai suoi sostenitori, è che, fermando il piano di Donnet di fondere le attività di asset management di Generali con la francese Natixis – operazione, per la verità, mal congegnata – si possa poi far nascere un colosso nazionale del risparmio gestito, oggi dominato dai giganti americani e, in Europa, dai francesi, e controllare così i canali di destinazione del risparmio italiano, cioè il “parco buoi” a cui tutti sperano di attingere.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI

La sensazione generale è che alla fine interverrà anche Intesa Sanpaolo per non essere tagliata fuori. E si può ipotizzare che il governo, più che limitarsi a consegnare le Generali a ricchi e litigiosi azionisti privati, possa accarezzare l’idea che la prima banca italiana entri a stabilizzare l’azionariato. Vasto programma.

 

Un governo ha il diritto di dire la sua sul mondo del credito e orientarne lo sviluppo, ma anche il dovere di spiegare a milioni di persone qual è la logica dietro, se ne esiste una, e perché sarebbe nel loro interesse piuttosto che in quello di grandi attori privati, evitando peraltro azioni sgangherate e conflitti d’interessi.

 

2. L’INGERENZA DI MELONI NELLE FUSIONI E ACQUISIZIONI DELLE BANCHE ITALIANE È PURTROPPO DI TENDENZA

Traduzione da “Lex” – “Financial Times” – articolo del 23 aprile 2025

 

giorgia meloni

L’abuso di potere esecutivo è un tema ricorrente di questi tempi. […]

 

L’ultima ad aggiungersi alla folla degli interventisti è la premier italiana Giorgia Meloni, che ha invocato le regole del “golden power” […] per ostacolare l’offerta da 14 miliardi di euro della banca UniCredit per la più piccola rivale BPM. L’offerta […] è ora in sospeso mentre UniCredit cerca di chiarire le condizioni imposte dal governo.

 

Le preoccupazioni geopolitiche, in questo caso, non sono facili da comprendere. Pur avendo uffici in tutto il mondo e azionisti internazionali, UniCredit è un gruppo con sede a Milano. L’Italia vuole la cessazione completa delle sue attività in Russia entro nove mesi. Inoltre, vuole garantire che i rubinetti del credito rimangano aperti per le aziende e i clienti italiani, richiedendo la promessa che UniCredit non riduca il rapporto prestiti/depositi né di BPM né proprio per un periodo di cinque anni.

ANDREA ORCEL - FOTO LAPRESSE

 

Infine, il gestore patrimoniale Anima, recentemente acquisito da BPM, non potrà vendere i suoi titoli italiani. A meno che i clienti di Anima non siano ferventi sostenitori dell’Italia, dovranno presumibilmente prepararsi ad andarsene.

 

Che un simile accanimento non sia esattamente utile ai mercati dei capitali italiani è, presumibilmente, chiaro a Meloni. Pertanto, il vero obiettivo della premier è oggetto di molte speculazioni.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET

Andrea Orcel, l’ambizioso amministratore delegato di UniCredit, ha infatti mandato all’aria i piani del governo di fondere BPM con la banca toscana Monte dei Paschi di Siena per creare un terzo grande gruppo bancario. Tuttavia, con MPS ora a caccia della nuova preda Mediobanca, quell’opzione non è più disponibile. Se non finirà per fondersi con UniCredit, BPM resterebbe un istituto di credito sottodimensionato con un grande azionista francese in Crédit Agricole.

 

Un’altra ipotesi è che Meloni stia cercando di aumentare la pressione su UniCredit affinché aiuti investitori locali sostenuti dal governo a prendere il controllo dell’assicuratore Generali, a sua volta al centro di una battaglia tra azionisti. […]

 

Per quanto tutto ciò sia sgradevole per i sostenitori dei mercati liberi, le sue ripercussioni saranno probabilmente relativamente contenute. Da un lato, l’influenza governativa nei settori strategici non è certo una novità — sebbene di solito venga esercitata attraverso una combinazione di sorrisi, accigliamenti e sopracciglia alzate. E sebbene la maggiore incertezza dovrebbe, a rigor di logica, aumentare il costo del capitale per le imprese italiane, tutto è relativo. L’ingerenza di Meloni è, purtroppo, in linea con i tempi.

GLI INTRECCI TRA DELFIN E CALTAGIRONEGLI STIPENDI DEI CEO DELLE MAGGIORI BANCHE EUROPEE

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”