DAGOREPORT - MENTRE I GIORNALONI GIÀ SI BALOCCANO SUL RISIKO BANCARIO PROSSIMO MPS-BANCO BPM, NESSUNO SI DOMANDA CHE FINE HA FATTO L’INTEGRAZIONE (PREVISTA PER IL 3 GIUGNO) TRA LA BANCA SENESE E MEDIOBANCA (CHE HA IN PANCIA IL TESORETTO DEL 13% DI GENERALI) - CHE DIAVOLO DI DUBBI E PERPLESSITÀ SONO SORTI TRA I SOCI (DELFIN, BPM, FONDI INTERNAZIONALI, ETC.) CHE HANNO INASPETTATAMENTE APPOGGIATO IL RITORNO ALLA GUIDA DI MONTEPASCHI DI LUIGI LOVAGLIO, L’AD LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA, DOPO AVER GESTITO LA VITTORIOSA SCALATA A MEDIOBANCA? - C’È CHI ACCENNA AI FONDI (BLACKROCK, NORGES, ETC.) CHE SAREBBERO PERPLESSI SULLE SINERGIE CHE SCATURIRANNO DALL’INTEGRAZIONE DELLE DUE BANCHE - C’È CHI METTE DI MEZZO I TEMPI ‘’AVVENTATI’’ PER PORTARE IN PORTO UN’OPERAZIONE CHE DEVE OTTENERE L’APPROVAZIONE DEI DUE/TERZI DELL’ASSEMBLEA MPS – UNA MOSSA CHE LOVAGLIO SA BENE CHE NON PUÒ PERDERE: IN CASO DI BOCCIATURA, DOVREBBE DIMETTERSI - (CHISSA' POI COME VA FINIRE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO SUL PRESUNTO CONCERTO RELATIVO ALL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA, IN CUI SONO INDAGATI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO...)
DAGOREPORT
luigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli
“Ormai tutte le strade portano a Siena”, ha proclamato una settimana fa Luigi Lovaglio.
Ma il Ceo di Mps, più realisticamente e più opportunamente, avrebbe dovuto aggiungere alle ‘’strade’’ anche qualche ‘’rogna’'.
Mentre già galoppa sui giornali l’ipotesi di un asse Mps-Mediobanca-Banco Bpm che dia vita al terzo polo bancario, qui si è ancora in trepida attesa che Lovaglio annunci l’assemblea (era prevista per il 3 giugno) per l’atto di fusione, operazione che gli permetterebbe di gestire dall’alto della prima poltrona dell’istituto di Rocca Salimbeni il tesoretto che ha pancia Mediobanca: il 13% di Generali.
Invece del fatidico annuncio di nozze dei due istituti, si accavallano indiscrezioni che raccontano di un Lovaglio in preda alla massima agitazione, che contatta questo e quello, che si sbatte qua e là provando a depennare perplessità sulle sinergie che scaturiranno dall’integrazione e dubbi sui tempi dell’operazione, che sarebbero sorti tra alcuni azionisti che l’hanno inaspettatamente issato di nuovo alla guida di Mps.
ROBERTO GUALTIERI FABRIZIO PALERMO
Il primo step non pone problemi al baffuto banchiere lucano, che può vantare in CdA il favore di 8 consiglieri contro un’“opposizione” della galassia Caltagirone ridotta a 5, dopo che il board di Mps ha dichiarato la decadenza di Carlo Vivaldi per la sua presenza nei board di banche concorrenti, cui hanno fatto seguito le dimissioni del candidato Ceo, Fabrizio Palermo, posto dal sindaco di Roma Gualtieri davanti alle scelta tra il palio di Siena e la guida della municipalizzata capitolina Acea.
all armi siam banchieri servizio di report su mps mediobanca 1
I dilemmi che stanno infiammando i neuroni di Lovaglio sono motivati piuttosto dal successivo e definitivo passaggio per la fusione: l’approvazione dei due/terzi dell’assemblea della banca senese.
E qui, oltre alla contrarietà (eufemismo) della galassia che fa riferimento a Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista del Monte (ha in tasca, dicono, il 13,5%), il cui obiettivo dichiarato e agognato è la conquista di Generali, il "forziere del risparmio italiano".
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE RE DI ROMA
Malgrado la batosta ricevuta a Siena, l’83enne Caltariccone non è un tipino da arrendersi e ritirarsi dalla battaglia.
Più irriducibile che mai nel suo tentativo di far fallire il matrimonio Mps-Mediobanca, per l'editore del "Messaggero" ‘sto Lovaglio deve stare al suo posto, ché al Leone di Trieste ci pensa il nuovo Ceo di Piazzetta Cuccia, Melzi d’Eril, issato in quota Calta (of course).
Messo al suo posto deputato il nemico più intimo di Lovaglio, la domanda che sorge spontanea è un’altra: che diavolo di dubbi e perplessità sono sorti da parte degli stessi soci (Delfin, Bpm, fondi internazionali, etc.) che hanno appoggiato il ritorno alla guida di Montepaschi di Lovaglio, l’amministratore delegato che era stato messo alla porta, con tanto di licenziamento per giusta causa, dopo aver gestito la vittoriosa scalata a Mediobanca?
Esattamente quali siano ‘sti ostacoli non si sa: c’è chi accenna ai fondi di investimento (Blackrock, Norges, etc.) che sarebbero perplessi delle sinergie che scaturiranno dall’integrazione delle due banche, chi mette di mezzo i tempi avventati per portare in porto dell’operazione.
Chissà chi lo sa, quello che è certo è che non arriva l’annuncio de ‘sta benedetta assemblea (c’è anche chi profetizza che verrà convocata dopo l’estate, a settembre).
Tant’è che oggi appare profetica (anche realistico-jettatoria) la dichiarazione del Grande Vecchio della finanza tricolore, l’ultranovantenne Giovanni Bazoli, che il 22 maggio, al Festival dell’Economia di Trento, ha messo da parte la sua solita riservatezza per gettar in pasto ai giornalisti quanto segue: “Bisogna vedere come va a finire, è tutto incertissimo cosa faranno di Mediobanca...”
Il profeta “Abramo” Bazoli ha proseguito così: “Il Monte dei Paschi ha vinto dove altri non erano riusciti a vincere, ma tra i vincitori è nata una divergenza assoluta e non si capisce fino a che punto l’idea di Lovaglio andrà in porto, con il consiglio diviso a metà”.
Mentre a Siena si moltiplicavano i classici gesti apotropaici sotto la cintura per allontanare la sfortuna, il presidente emerito di Intesa Sanpaolo ha aggiunto un altro dito nella piaga, destinato potenzialmente a incidere sul percorso dell’operazione:
l’indagine avviata dalla Procura di Milano sul presunto concerto relativo all’Ops di Mps su Mediobanca, in cui sono finiti indagati i tre caballeros Caltagirone-Milleri-Lovaglio: “Bisogna vedere come va a finire…”, ha concluso “Abramo” con l’aria di chi la sa lunga.
Insomma, prima di baloccarsi sulla fusione Mps-Bpm che, a rigor di logica, non sarebbe nemmeno impossibile, ne deve passare di acqua sotto i ponti: se per caso l’assemblea Mps bocciasse l’operazione di integrazione con Mediobanca, per Lovaglio sarebbe una scoppola tale che potrebbe costringerlo a dimettersi…
roberto pellicano pierantonio zanettin marcello viola commissione banche al senato foto lapresse
francesco gaetano caltagirone - ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCO FRANK FEDERIGHI PER IL FATTO QUOTIDIANO




