giorgia meloni donald trump vladimir putin matteo salvini

RIUSCIRÀ FAZZOLARI A METTERE LA MORDACCHIA A SALVINI? – L’UFFICIO STUDI DI VIA DELLA SCROFA DIRAMA UN DOSSIER A TUTTI I PARLAMENTARI IN CUI INDICA LA LINEA: “IN GUARDIA DA CHI ALIMENTA LE DIVISIONI, BASTA CONTRAPPOSIZIONI, SERVE MASSIMA RESPONSABILITÀ” – LA LEGA È TORNATA ALL’ATTACCO IN VISTA DEL VOTO SUL DECRETO ARMI, GIÀ RINVIATO PER NON CERTIFICARE LA SPACCATURA NELLA MAGGIORANZA. MA TANTO AFFANNARSI FORSE NON SERVE: ORMAI ANCHE GIORGIA MELONI HA GETTATO LA MASCHERA E A ZELENSKY HA DETTO “DEVI FARE CONCESSIONI DOLOROSE”, ADOTTANDO LA LINEA DEL SUO IDOLO TRUMP…

Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/politica/2025/12/11/news/lega_armi_ucraina_tensione_fdi-425034246/

 

giorgia meloni donald trump

Dopo giorni di pressioni, frecciate e aut aut, FdI prova a mettere un freno alle scorrerie leghiste sull'Ucraina: un dossier spedito martedì sera a tutti i parlamentari di Fratelli d'Italia mette in guardia chi «alimenta le divisioni».

 

In sintesi, è la linea, basta strappi, le contrapposizioni non aiutano i negoziati portati avanti da Trump e visto il momento serve massima responsabilità da parte di tutti. Il report è stato confezionato dall'ufficio studi di via della Scrofa, propaggine della comunicazione coordinata dal potente sottosegretario di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari.

 

SALVINI PUTIN

La Lega di Matteo Salvini non è menzionata esplicitamente, ma è il partito che in questi giorni, con sempre maggiore insistenza, sta frenando sugli aiuti al paese invaso dalla Russia che deve affrontare il quarto inverno di guerra.

 

L'altro ieri Salvini ha detto, in soldoni, che la «guerra è persa» e che dunque è meglio investire in sanità piuttosto che in rifornimenti militari. Meloni e il vicepremier leghista si sono sentiti, in queste ore, ma senza trovare un punto di caduta vero.

 

Non a caso ieri si sono esposti due colonnelli di via Bellerio, perfettamente in linea con le bordate del capo. Il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, ha chiesto di non procedere a stretto giro con il nuovo decreto armi, quello che consentirà al nostro Paese di assicurare gli aiuti a Zelensky anche per il 2026.

 

giorgia meloni volodymyr zelensky giovanbattista fazzolari a kiev

[…]  La Lega intanto vuole inserire alcuni passaggi critici nella risoluzione di maggioranza che sarà discussa mercoledì alle Camere.

 

Il vicesegretario Roberto Vannacci batte sullo stesso chiodo: «Dobbiamo aspettare di avere una situazione più chiara, che succederà tra qualche mese? Rischiamo di approvare un decreto che poi decade perché la situazione è cambiata».

 

L'ex generale, visto a braccetto nei corridoi della Camera con l'ex deputato della fiamma Emanuele Pozzolo (quello espulso da FdI dopo il famoso sparo di capodanno), mette in dubbio pure gli sconfinamenti dei droni russi nei paesi Nato: «Non ci sono prove, possibile che non ne abbiamo mai catturato uno? L'Ue è masochista».

 

roberto vannacci e il suo presepe 3

Le uscite degli alleati ex lumbard creano imbarazzo in FdI. Dopo il rinvio della settimana scorsa, il decreto armi non è stato segnato nemmeno nell'ordine del giorno del Cdm di oggi: si discuterà del Milleproroghe, della ratifica dell'accordo con l'Albania e di nuove regole per i buddhisti.

 

In attesa dei passaggi in Consiglio dei ministri e in Parlamento, i Fratelli devono però fronteggiare l'offensiva politico-comunicativa del Carroccio.

 

Da qui il dossier spedito agli eletti, per tenere il punto nei dibattiti tv: «È una fase delicatissima per il futuro dell'Ucraina e dell'Europa», si legge, e «se oggi parlare di pace è possibile è grazie alla resistenza del popolo ucraino ma anche grazie al fatto che l'Occidente, coeso, non ha abbandonato Kiev fornendole il supporto necessario a resistere ad un'invasione contraria a tutti i principi del diritto internazionale».

 

giorgia meloni donald trump

Poi ecco l'ammonimento, che ufficialmente è rivolto ad anonimi commentatori in cerca di audience: «Sono tanti i commentatori che, magari per aumentare il proprio pubblico, cadono nella tentazione di alimentare discussioni su divisioni, contrapposizioni e spaccature». Una tendenza che «non giova a nessuno e che sicuramente non aiuta i negoziati».

 

Quanto a FdI, è la linea, «mantiene la posizione di responsabilità». Come dire: lo facciano pure gli altri.

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI

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