giorgia meloni carlo nordio

COMUNQUE VADA, IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA SARÀ UN CETRIOLONE PER GIORGIA MELONI – FLAVIA PERINA, EX DIRETTRICE DEL “SECOLO D’ITALIA”: “AL MINIMO, PAGHERÀ UN ALTO DAZIO IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CARLO NORDIO, CHE SI È ASSUNTO IL RUOLO DI FRONTMAN DELLA CONTESA CON LA MAGISTRATURA: SE VINCERÀ IL NO DIVENTERÀ IL PRIMO BERSAGLIO ANCHE DEI SUOI, CON L’ACCUSA DI AVER FAVORITO PIÙ LA MOBILITAZIONE DEGLI AVVERSARI CHE IL VOTO DEGLI AMICI” – “MA ANCHE IN CASO DI VITTORIA LA SINDROME DELL’ULTIMA SPIAGGIA AVRÀ CONSEGUENZE NEGATIVE, PERCHÉ IL GOVERNO SI TROVERÀ A GESTIRE UN RAPPORTO CON LA MAGISTRATURA IN MACERIE E UN ELETTORATO DIVISO IN DUE, CON METÀ DEL PAESE LACERATO DAL SOSPETTO CHE IL FRONTE DEL SÌ COLTIVI PROGETTI AUTORITARI. I DECRETI ATTUATIVI DIVENTERANNO UN CALVARIO, E NON SI CAPISCE COME L’ESECUTIVO POTRÀ GESTIRE IL NECESSARIO DIALOGO CON GIUDICI E PM DOPO AVERLI ACCUSATI DI ESSERE COMPLICE DI SCAFISTI, ANARCHICI, SABOTATORI, E DI AVER UTILIZZATO METODI PARA-MAFIOSI..."

Estratto dell’articolo di Flavia Perina per “La Stampa”

 

flavia perina foto di bacco

La sindrome dell’ultima spiaggia è il rischio vero dell’ultimo tratto di campagna referendaria ed è un problema notevole. La destra, per la prima volta, si rende conto che l’idea di sterilizzare una eventuale sconfitta (il famoso «non ci saranno conseguenze» di Giorgia Meloni e molti dei suoi) è un’illusione.

 

Al minimo, pagherà un alto dazio il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che si è assunto il ruolo di frontman della contesa con la magistratura: se vincerà il No diventerà il primo bersaglio anche dei suoi, con l’accusa di aver favorito più la mobilitazione degli avversari che il voto degli amici.

 

Anche per questo a quaranta giorni dal voto siamo già all’ordalia, con una totale perdita di lucidità su quelle che, all’inizio, sembravano le due principali linee strategiche della propaganda referendaria. Primo, non politicizzare la campagna (FdI aveva addirittura deciso di non usare il suo simbolo, a differenza di FI e Lega). Secondo, tenersi stretto quel pezzo di sinistra orientato a votare Sì, rassicurandolo sul carattere tecnico della consultazione.

 

GIORGIA MELONI CARLO NORDIO

Ma anche in caso di vittoria la sindrome dell’ultima spiaggia avrà conseguenze negative, perché il governo si troverà a gestire un rapporto con la magistratura in macerie e un elettorato diviso in due, con metà del Paese lacerato dal sospetto che il fronte del Sì coltivi progetti autoritari.

 

I decreti attuativi diventeranno un calvario, e non si capisce come l’esecutivo potrà gestire il necessario dialogo con giudici e pm dopo averli accusati per settimane di essere complice di scafisti, anarchici, sabotatori, e da ultimo di aver utilizzato metodi para-mafiosi nella distribuzione degli incarichi.

 

comitato per il no al referendum sulla giustizia - enrico grosso e antonio diella

[…] Il tono attuale del confronto fa pensare […] a una sorda guerriglia che ostacolerà qualsiasi soluzione condivisa anche dopo, anche se per il governo andasse nel migliore dei modi.

 

Chiedersi perché la maggioranza si sia infilata in questo tunnel non è esercizio inutile. L’attuale vicenda referendaria è l’opposto di quella vissuta durante il governo di Matteo Renzi, che vide il referendum costituzionale partire in salita, bersagliato da autorevoli ex-capi della sinistra, perdente o quasi nei sondaggi fin dall’inizio.

 

AVVOCATI E MAGISTRATI

Sulla Giustizia, al contrario, il consenso sembrava solidissimo, una vittoria facile: nel luglio scorso, poco prima della conclusione dell’iter parlamentare sulla separazione delle carriere, il Sì era dato al 44 per cento, il No al 21: un abisso. Cinque mesi dopo era già testa a testa.

 

Ha contato lo spirito vagamente vendicativo ostentato nelle feste di piazza. Ha contato l’eccesso di sicurezza nelle dichiarazioni pubbliche. Hanno contato, forse, i nuovi allarmi arrivati dall’America, col timore di contagio della dottrina Maga che vede i giudici non allineati come ostacoli da licenziare, indagare, scacciare. E si capisce che questo repentino cambiamento alimenti confusione e irrazionalità nella maggioranza, ma la sindrome dell’ultima spiaggia è una cattiva consigliera, comunque vada a finire.

giorgia meloni e cesare parodi - incontro tra anm e governo a palazzo chigi AVVOCATI E MAGISTRATIcomitato per il no al referendum sulla giustizia - enrico grosso e antonio diellacarlo nordio matteo piantedosi giorgia meloni – foto lapresse PD VIDEO REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA CON IL CURLINGmeloni nordio

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