giorgia meloni campagna referendum giustizia

FRATELLI DI FANGO – “LA STAMPA”: “O A GIORGIA MELONI TOCCA LICENZIARE I SUOI SOCIAL MEDIA MANAGER OPPURE LA SUA FRENATA (“BASTA FANGO”) IN FONDO NON ERA COSÌ AUTENTICA. LO SCHEMA È QUESTO: PRENDO UN CASO DI CRONACA SUI TEMI MOBILITANTI, LO DEFORMO, CON QUALCHE FALSITÀ, INDICANDO IL NEMICO, E PRESENTO LA RIFORMA, IGNORANDONE GLI EFFETTI REALI, COME UNA SOLUZIONE PUNITIVA: ‘CHI SBAGLIA, NON PAGA, PER I MAGISTRATI SOLO 15 CONDANNE NEGLI ULTIMI 15 ANNI’, MA LA RIFORMA NON PREVEDE LA RESPONSABILITÀ CIVILE.  NON C'È UN SOLO CASO IN CUI IL GUARDASIGILLI ABBIA ATTIVATO L'AZIONE DISCIPLINARE DI FRONTE A SENTENZE RITENUTE ABNORMI. CHISSÀ, MAGARI TANTO ABNORMI NON ERANO...” – IL CURIOSO SILENZIO SOCIAL DELLA LEGA E I DIRETTORI DEI GIORNALI DI DESTRA IN VERSIONE AGIT-PROP SU DI GIRI...

Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “La Stampa”

 

I POST SUI SOCIAL DI FRATELLI D ITALIA SUL REFERENDUM

A voler essere pignoli si potrebbe giungere alla conclusione che, delle due l'una: o a Giorgia Meloni tocca licenziare i suoi social media manager oppure la sua frenata («basta fango») in fondo non era così autentica. Anche dopo, l'andazzo non è così dissimile da prima.

 

Prima, una valanga di post su Carola Rackete («Chi sbaglia non paga»), con una certa manipolazione dell'accaduto [...]. Dopo, mentre anche Nordio e Mantovano invitano a non inasprire gli animi – il secondo ha citato, oltre a Mattarella, financo il Papa – riecco sulla pagina Instagram di FdI Carola Rackete, stavolta in compagnia di Ilaria Salis che la pensa come lei: «Votare sì è un dovere morale».

 

E riecco pure Piergiorgio Morosini, il procuratore generale di Palermo: «Il giudice che condanna lo Stato», si legge, anche se non è vero. Non è stato lui a emettere la sentenza, però è reo di averla difesa, udite udite, in tv da Lilli Gruber e di aver scritto un libro sul no.

 

GIORGIA MELONI CONTRO I MAGISTRATI DOPO LA SENTENZA SUL RISARCIMENTO A SEA WATCH

[...] La separazione delle carriere e la riforma del Csm non c'azzeccano nulla, con ogni evidenza [...] come non c'azzeccava nulla su Garlasco, o sul peruviano «che stupra e uccide e la magistratura lo libera» (in verità, non è stato espulso).

 

Pure i molestatori vengono messi in capo alla sinistra, purché immigrati: «Molestatore liberato. Il Pd grida, ma lo salvò il governo giallorosso e il solito giro di toghe». Il riferimento è al provvedimento in cui si regolarizzarono braccianti e badanti in nero, sia stranieri sia italiani, anche per ragioni sanitarie. Ma lo schema è squisitamente trumpiano, con un'enfasi superiore anche alla campagna della Lega, più fiacca sul referendum (interessante). [...]

 

Lo schema è questo: prendo un caso di cronaca sui temi mobilitanti (sicurezza e immigrazione), lo deformo, con qualche falsità, nel racconto indicando il nemico (i giudici, complici della sinistra e addirittura dell'"estremismo rosso"), e presento la riforma, ignorandone gli effetti reali, come una soluzione punitiva: «Chi sbaglia, non paga, per i magistrati solo 15 condanne negli ultimi 15 anni», altro titolone, nonostante la riforma non preveda la responsabilità civile.

 

sergio mattarella presiede il plenum del csm

E, sempre a voler essere pignoli, non c'è un solo caso in cui il guardasigilli abbia attivato l'azione disciplinare di fronte a sentenze ritenute abnormi. Chissà, magari tanto abnormi non erano.

 

Ove non arrivano i creativi, si esibiscono i direttori dei giornali di destra con video da agit prop particolarmente su di giri. A sentirli pare ci sia l'invasione dei clandestini e i giudici impegnati a «garantire loro i porti sicuri» oltre che a scarcerare i delinquenti. E peccato per il pistolero di Rogoredo.

 

Nemmeno una parola quando, dopo l'euforia inziale, si è capito come è andata perché rompe la narrazione della difesa sempre legittima e della magistratura che se la prende con la parte sbagliata.

 

Guardate che è davvero sorprendente la virulenza. Nessuno sta facendo così, né a destra né dall'altra parte. Di infelice giusto il post del Pd su Casa Pound che vota sì (e fa il paio con quello di Fdi su Askatasuna che vota no) e lo scivolone sugli atleti olimpici del Curling.

 

GIORGIA MELONI - VIGNETTA BY ROLLI IL GIORNALONE - LA STAMPA

Ma una sola cosa "a favore" e non "contro c'è" nella pagina del primo partito del paese? Sì, eccola. Un classico «vota sì per una giustizia più efficace, veloce, giusta». Lo disse anche Giorgia Meloni al Tg1.

 

Giulia Bongiorno aveva appena spiegato il contrario in Aula: «Questa riforma non incide sui tempi e sull'efficienza della giustizia. Solo un ignorante potrebbe pensarlo». Ops.

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