carlo giuliani ramy fakir sinistra scontri in piazza

IL G8 DEL 2001 NON HA INSEGNATO NULLA: A DISTANZA DI 25 ANNI LA SINISTRA ANCORA FATICA A CAPIRE COSA AVVIENE NELLE PIAZZE ITALIANE - SI EVOCA LA MORTE DI CARLO GIULIANI MA NON SI RICORDA CHE STAVA LANCIANDO UN ESTINTORE CONTRO LA CAMIONETTA DEI CARABINIERI – E OGNI VOLTA CHE ACCADE QUALCOSA IN STRADA, E SONO COINVOLTE LE FORZA DELL'ORDINE, I SINISTRATI DIFENDONO I MANIFESTANTI, PURE SE VIOLENTI, PER PARTITO PRESO CON DOPPI STANDARD – AI CASI CUCCHI E ALDROVANDI, DOVE SONO CHIARE LE RESPONSABILITA’, FANNO DA CONTRALTARE LE QUESTIONI RAMY E FAKIR, DOVE RAGIONI E TORTI NON SONO COSI’ DEFINITI. NEL CASO DEL 43ENNE MAROCCHINO, MORTO A BOLOGNA DURANTE UN INTERVENTO DI POLIZIA, IL SINDACO LEPORE E SCHLEIN SI SONO AFFRETTATI A DARE COPERTURA POLITICA PRIMA ANCORA DELL’ACCERTAMENTO DEI FATTI E DEI RISULTATI DELL’INCHIESTA – LA POSIZIONE DI ELLY (“LO STATO HA FALLITO”) HA PROVOCATO MAL DI PANCIA E IMBARAZZI NEL PD (MA PURE TRA GLI ELETTORI CON UN MINIMO DI CERVELLO) - GRAZIANO DELRIO: “SE FAI UN’INIZIATIVA IN PIAZZA C’È IL RISCHIO CHE POI SI INTRUFOLINO I DELINQUENTI” – E A MILANO IN 1000 CHIEDONO GIUSTIZIA ANCHE PER RAMY, IL 19ENNE CHE NON SI FERMO’ALL’ALT DEI CARABINIERI PRIMA DI CADERE...

Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera - Estratti

 

carlo giuliani

La sequenza dei fatti. È quella che mette in difficoltà il Pd. Prima il presidio istituzionale convocato dal sindaco di Bologna Matteo Lepore, poi gli scontri che hanno acceso polemiche durissime in tutto il Paese. Un nesso temporale che il centrodestra ha subito trasformato in un atto d’accusa, chiedendo le dimissioni del primo cittadino, e che costringe il Pd a una difesa tutt’altro che a cuor leggero.

 

Elly Schlein è netta: «Su Fakir lo Stato ha fallito e spetta allo Stato fare piena luce. Lepore ha scelto di governare la frustrazione e lo smarrimento di un’intera comunità. È stato importante, per non lasciarla in balia delle spinte più estremiste e degli antagonisti che anche ieri hanno messo a ferro e fuoco la città, con una violenza inaccettabile e che condanniamo con nettezza».

 

E poi, alla trasmissione In Onda su La7, per dimostrare che per i dem la sicurezza è un tema importante dice: «Abbiamo coinvolto l’ex capo della polizia Franco Gabrielli in iniziative sulla nostra idea di sicurezza, che non è rincorrere la destra sulla propaganda». 

ramy

 

Ma se è vero che nessun dirigente dem, in pubblico, punta il dito contro il sindaco, è altrettanto vero che dietro le dichiarazioni ufficiali di solidarietà serpeggia un imbarazzo evidente. Il punto debole, per non pochi esponenti del partito — soprattutto nell’area riformista — è proprio quella scelta: convocare un presidio in un clima già teso, sapendo che avrebbe potuto attirare gli autonomi e trasformarsi in un detonatore.

 

Un’iniziativa pensata per essere istituzionale che si è invece rivelata, agli occhi di molti, un azzardo. Chi nutre questi dubbi, però, preferisce non metterci la faccia e si rifugia nell’anonimato. 

Il nodo, per una parte del Pd, è tutto nell’opportunità del presidio convocato dal sindaco. «Il tentativo di fare una cosa istituzionale è comprensibile, ma è molto rischioso con questo clima — osservano alcuni parlamentari dem —. E comunque non bisognava accettare che ci fosse anche una manifestazione degli autonomi». 

fakir

 

Sulla stessa linea Lia Quartapelle, che ammette un passo falso ma lo circoscrive: «L’errore è stato non sapere gestire la piazza». Però poi aggiunge: «Lepore invece non ha commesso un errore a convocare il presidio», perché «deve essere interesse di tutti chiedere la verità». Più netto Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna: «Se non lo avesse organizzato Matteo, lo avrebbero organizzato altri. E i tafferugli ci sarebbero stati in ogni caso. Sono sempre gli stessi, li fanno ogni volta, anche contro il Comune». 

 

È forse Graziano Delrio a mettere a fuoco meglio di tutti l’imbarazzo che attraversa il partito: «Se fai un’iniziativa del genere c’è il rischio che poi si intrufolino i delinquenti, ma se non fai nulla sembra che tu non abbia coscienza civile». 

Un dilemma che il senatore dem non scioglie, lasciando intendere che il conto tra opportunità e rischio, col senno di poi, non torna del tutto. 

Simona Malpezzi, che pure ammette il problema, lo risolve a favore della presenza: è comunque «importante» che «la politica del territorio sia presente», anche quando «arrivano i contestatori». Quasi a dire che il prezzo pagato, per quanto alto, andava messo in conto. 

lepore schlein

(…)

 

MILLE IN CORTEO A MILANO. «GIUSTIZIA ANCHE PER RAMY» 

Matteo Castagnoli per corriere.it

 

Chiedono «giustizia e verità» per Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino morto domenica durante un intervento di polizia, mentre due agenti tentavano di immobilizzarlo a terra al Pilastro, quartiere popolare della periferia di Bologna. Sono più di mille a due passi dalla Prefettura di Milano. Gridano «polizia fascista, polizia assassina».

(...)

SCONTRI BOLOGNA MANIFESTAZIONE DOPO MORTE FAKIR

Ieri in strada a Milano c’erano centri sociali, bandiere della Palestina, di Potere al Popolo e di Rifondazione comunista e anche alcuni anarchici. Gli organizzatori, nel post sui social con cui hanno lanciato il ritrovo, hanno chiesto «giustizia e verità» anche per Ramy e Fares — i ragazzi in sella allo scooter che nel novembre 2024 scapparono e furono inseguiti dai carabinieri prima che cadessero e Ramy, 19 anni, morisse — e per Abderrahim Mansouri, il pusher di origini marocchine ucciso a Rogoredo dall’ex poliziotto Carmelo Cinturrino. 

 

Ieri il presidio è poi diventato un corteo che ha attraversato il centro della città, passando da Porta Venezia, e arrivando in piazza San Babila. 

Ad accompagnare la manifestazione, polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Ma non si sono registrate tensioni o scontri, a differenza di quanto successo lunedì a Bologna, dopo un altro presidio per Fakir, quando si era accesa la tensione tra le forze dell’ordine e un gruppo di antagonisti, con scene di guerriglia urbana. Erano stati lanciati oggetti e transenne; agenti e militari avevano risposto con idranti e cariche. 

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