giorgia meloni liberta stampa

GIORGIA MELONI È RIUSCITA IN UNA COSA: IMBRIGLIARE I GIORNALISTI - L'ITALIA È SCESA AL 49ESIMO POSTO NELLA CLASSIFICA GLOBALE STILATA DA "REPORTERS SANS FRONTIERES" SULLA LIBERTA' DI STAMPA. SI TRATTA DEL RISULTATO PEGGIORE DELL’EUROPA OCCIDENTALE - A SPINGERCI COSÌ IN BASSO NON SONO GLI ASSALTI ALLE REDAZIONI ("LA STAMPA") O LE BOMBE INTIMIDATORIE (SIGFRIDO RANUCCI), MA LE PRESSIONI POLITICHE, LE INGERENZE ECONOMICHE E LE MINACCE DIRETTE AI GIORNALISTI – L'ARMA DELLA QUERELA È QUELLA PIÙ UTILIZZATA PER SCORAGGIARE LE INCHIESTE: NEL NOSTRO PAESE SE NE CONTANO 10 MILA OGNI ANNO - INOLTRE, SAREBBE ORA CHE IL GOVERNO CHIARISSE CHI HA SPIATO GIORNALISTI, ATTIVISTI E MANAGER CON IL SOFTWARE DI "PARAGON"...

Estratto dell'articolo di Federico Genta per “la Stampa”

 

giorgia meloni in conferenza stampa 4

Questione di democrazia e di sicurezza. Per comprendere l'importanza di un indice sulla libertà di stampa, in Europa e nel resto del mondo, basta scorrere le voci su cui si basa la classifica elaborata ogni anno da Reporters Sans Frontières.

 

Ci sono le leggi che regolano l'informazione e più in generale il diritto di manifestare ed esprimere le proprio opinioni. C'è l'analisi politica dei diversi Paesi, dove ancora una volta viene rilevata la crescita dei governi autoritari. E c'è l'effettiva libertà dei giornalisti di informare senza censure e pressioni, politiche e non, e senza minacce alla propria incolumità.

 

Eccolo qui, il barometro per la salute di una democrazia: che nel 2025 vede l'Italia scendere al 49° posto su 180. Certo, siamo davanti agli Stati Uniti (57° posto), ma restiamo il fanalino di coda dell'Europa occidentale, tre posizioni più in basso rispetto al 2024. Sul podio, nella classifica presentata lo scorso maggio, ci sono Norvegia, Estonia e Paesi Bassi.

 

LIBERTA DI STAMPA

Cosa ci ha spinti così in basso? Reporters Sans Frontières indica tre fattori: le pressioni politiche, le ingerenze economiche e le minacce dirette ai giornalisti. Prima ancora della violenza, l'arma della querela è quella più utilizzata per scoraggiare un'inchiesta scomoda. Esposti e denunce che diventano bavaglio. E non sembrano casi isolati, visto che nel nostro Paese si conta una media di diecimila querele ogni anno. I dati sono raccolti dall'associazione "Ossigeno per l'informazione".

 

E le minacce? Secondo l'Osservatorio - premiato in due occasioni proprio da Sergio Mattarella con le "Medaglie del presidente della Repubblica" - sono state 361 soltanto nei primi sei mesi dello scorso anno: il 78% in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Crescono del 10% le aggressioni così come la tendenza delle vittime a non denunciare gli abusi, sia fisici sia verbali: rappresentano l'81% rispetto al 50% dell'anno precedente. Oggi, in tutta Italia, sono 26 i giornalisti sotto scorta.

LIBERTA DI STAMPA

 

Storie come quella della direttrice di Napolitan.it Luciana Esposito, minacciata dai clan che si contendono il territorio. O come quella di Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report che la notte tra il 16 e 17 ottobre scorso ha visto saltare in aria la sua automobile parcheggiata davanti alla casa di famiglia, a Pomezia. [...]

 

Altri duecentocinquanta sono i colleghi per cui è stata applicata la "tutela" delle forze dell'ordine: anche i loro nomi sono inseriti in quella che è una vera e propria anagrafe delle situazioni a rischio, collegato al centro di coordinamento, gestito dal ministero dell'Interno, che monitora gli atti intimidatori contro gli autori di inchieste, reportage, articoli di cronaca nera e giudiziaria.[...]

LIBERTA DI STAMPALIBERTA DI STAMPA - VIGNETTA BY ROLLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPAgiorgia meloni in conferenza stampa 5

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...