giorgia meloni donald trump iran

GIORGIA MELONI S’È INGOLFATA – LA GUERRA IN MEDIORIENTE HA MANDATO IN BAMBOLA LA DUCETTA: NON HA VOLUTO METTERE LA FACCIA AL VIA LIBERA ALL’UTILIZZO DELLE BASI MILITARI AGLI USA, SNOBBANDO IL PARLAMENTO. MA POI, INCALZATA DALLE OPPOSIZIONI, E SOPRATTUTTO DAL QUIRINALE, ANNUNCIA CHE SARÀ ALLE CAMERE L’11 MARZO – MANCANO DUE SETTIMANE AL REFERENDUM E LA GUERRA PUÒ RIVELARSI FATALE: GLI ITALIANI SONO TERRORIZZATI DAGLI EFFETTI DEL CONFLITTO E VORREBBERO CHE LA PREMIER PRENDESSE LE DISTANZE DAL SUO IDOLO TRUMP. MA LEI NON VUOLE (O NON PUÒ) – LA MANO TESA DI MACRON…

LA PREMIER FA DA SPONDA A TRUMP

Estratto dell’articolo di Marcello Sorgi per “La Stampa”

 

GIORGIA MELONI A RTL 102.5

Sarà abbastanza complicato distinguere le funzioni difensive […] a cui il governo s'è appeso per giustificare la decisione di inviare difese aeree e navali e dispositivi anti-droni nel teatro della Terza Guerra nel Golfo. Specie se ci saranno dei caduti tra i militari italiani.

 

La decisione, annunciata di buon mattino dalla premier in un'intervista a Radio Rtl, è poi divenuta oggetto di scontro con le opposizioni […], che accusano in pratica il governo di essere entrato in guerra. Ed anche se tecnicamente non è così, perché tutti i mezzi e gli uomini sono stati inviati per scopi di difesa, si tratta di una scelta pesante […].

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

[…] Meloni taglia corto e sceglie ancora una volta la sponda di Trump.

 

C'è tuttavia una fondamentale differenza tra le esperienze di inizio secolo che seguirono l'attacco terroristico alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 e l'attuale intervento in Iran di Israele e Usa.

 

In Iraq e in Afghanistan a intervenire era una coalizione di Paesi alleati, sotto l'egida della Nato o dell'Onu. In questo caso invece Trump e Netayahu si sono mossi senza cercare altri consensi né concordare nulla con gli alleati, che come Meloni non sono stati neppure avvertiti.

 

Questo rende l'intervento del governo, ancorché sotto il cappello difensivo, diverso dal precedente (1999, governo D'Alema) dei caccia italiani a Belgrado durante la guerra dei Balcani e d'intesa con la Nato.

 

La motivazione ufficiale della difesa dei connazionali italiani che a migliaia vivono nei Paesi arabi coinvolti nel conflitto può funzionare da giustificazione, come hanno sostenuto in Parlamento Tajani e Crosetto. Ma le perplessità su un'entrata di traverso nella guerra di Usa e Israele restano.

 

GLI OBIETTIVI DELLA RITORSIONE IRANIANA DOPO GLI ATTACCHI DI USA E ISRAELE

IRAN, I TENTENNAMENTI DI MELONI SPIAZZATA DA ELISEO E CASA BIANCA. EVITA L’AULA, POI FISSA UNA DATA

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

Niente sembra incastrarsi come dovrebbe. E il legame con Donald Trump presenta un conto sempre più amaro. Giorgia Meloni si muove con cautela, di fronte a una guerra che minaccia anche l’Italia sul piano della sicurezza, dell’energia e della crescita, mettendo a repentaglio il consenso della premier. Ecco perché alcune scelte assunte vacillano dopo poche ore, oppure vengono ribaltate.

 

GIORGIA MELONI A RTL 102.5

Per dire: al mattino la leader si presenta in radio, snobbando il Parlamento. Nel pomeriggio, però, incalzata dalle opposizioni annuncia che sarà alle Camere l’11 marzo (anticipando le comunicazioni del 18, previste alla vigilia del Consiglio europeo). Una scelta che secondo fonti di maggioranza va incontro anche alla sensibilità del Colle, dopo il colloquio dell’altro ieri tra la presidente del Consiglio e Sergio Mattarella.

 

usa e israele attaccano l'iran 2

Non tutte le mosse vanno a segno. La guerra non oscura solo il referendum, genera confusione. La propaganda meloniana prova ad alzare i toni sulla giustizia, finché Fratelli d’Italia sbaglia un post contro i giudici ed è costretto a rimuoverlo.

 

Ma a questo punto è quasi uno (sgradevole) dettaglio: gli italiani, così dicono i primi sondaggi a Palazzo Chigi, sono terrorizzati dagli effetti del conflitto. Potrebbero farla pagare all’esecutivo.

 

La popolarità del presidente degli Stati Uniti diventa una potenziale zavorra in patria, per la premier. Non è lei, forse non a caso, a presentarsi alle Camere per annunciare il via libera all’utilizzo delle basi militari agli Usa. Per adesso c’è il paletto di un uso prettamente logistico, ma se servissero per raid e operazioni cinetiche?

 

guido crosetto giorgia meloni

Non funziona neanche il rapporto con l’opposizione. Il Pd, fiutata la difficoltà, fa saltare ogni possibile compromesso sulle risoluzioni, lasciando all’esecutivo il compito di gestire gli effetti della campagna militare della Casa Bianca.

 

E d’altra parte, nulla fa Meloni per costringere le minoranze all’unità nella crisi: non convoca un tavolo a palazzo Chigi alla vigilia del voto […] e diserta l’Aula, preferendo Rtl 102.5. È anche […]

 

[…] I problemi si moltiplicano. Meloni riceve una chiamata da Emmanuel Macron, la prima da parecchio tempo. Colpo a sorpresa del francese. Decidono di coordinarsi per la difesa di Cipro e per rafforzare la missione Aspides contro gli Houthi. Sono segnali di un obbligato disgelo, in una fase di massima criticità.

 

usa e israele attaccano l'iran 5

A Meloni, in fondo, è utile per bilanciare almeno un po’ il rapporto con Trump. Difficilmente servirà però a farle cambiare idea sull’adesione all’ombrello nucleare francese: «In nessun caso Parigi intende mettere sotto controllo Ue il suo arsenale nucleare. È un dibattito che non può non tenere conto delle garanzie che già esistono in ambito Nato. Ne discuteremo prima dell’estate al prossimo vertice intergovernativo italo-francese».

 

Nel frattempo, Palazzo Chigi e la Difesa lavorano al pacchetto di aiuti ai paesi del Golfo. Roma invierà un Samp-T nell’area e questa scelta comporterà anche un aumento degli uomini impiegati in quel teatro.

 

IL PAESE OSSERVATORE - GIORGIA MELONI E IL BOARD PER GAZA - VIGNETTA BY GIANNELLI

La valutazione sull’entità dell’incremento è in corso.

 

Come indica il sito del ministero della Difesa, quando il sistema fu schierato in Turchia – tra il 2015 e il 2019 - servirono 130 militari e 25 mezzi. E questo perché una singola batteria comprende il radar, la centrale di comando, quattro lanciatori multipli, gruppi elettrogeni e camion logistici.

 

[…] Se l’arma è schierata lontano da una caserma, vanno mobilitati altri trenta soldati per allestire tende, cucine e bagni. In Kuwait - dove c’è già un contingente italiano - potrebbero servire fino a cento militari. Negli Emirati, una sessantina di più.

usa e israele attaccano l iran 13usa e israele attaccano l'iran 4usa e israele attaccano l iran 8

guido crosetto giorgia meloni

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…