netanyahu meloni missione unfil

“HANNO DAVVERO ESAGERATO” – PERFINO GIORGIA MELONI SI E’ ROTTA DI QUEL BOMBAROLO SUO ALLEATO DI NETANYAHU, DOPO CHE L’ESERCITO DELLO STATO EBRAICO HA SPARATO DEI COLPI CONTRO UN CONVOGLIO DI SOLDATI ITALIANI DELLA MISSIONE UNIFIL IN LIBANO – TAJANI CONVOCA L’AMBASCIATORE ISRAELIANO, CROSETTO CHIEDE L’INTERVENTO DELL’ONU DIMENTICANDO CHE IL GOVERNO NETANYAHU, CHE HA IL PIENO APPOGGIO DEGLI STATI UNITI, SE NE SBATTE DELLE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI - LE OPPOSIZIONI ATTACCANO LA MELONI PER L’ANTICO SODALIZIO CON NETANYAHU E IL LEGAME CON TRUMP SU CUI LA PREMIER SI BARCAMENA FINGENDO DI PRENDERE LE DISTANZE: “L'ITALIA NON E’ SUPINA”

 

Paolo Brera per repubblica.it - Estratti

 

GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU

Se erano «colpi di avvertimento», come dice il ministro della Difesa Guido Crosetto raccontando quel poco che si sa della dinamica del nuovo attacco subito ieri dai caschi blu italiani schierati nel sud del Libano, i soldati israeliani che li hanno sparati non hanno tirato in aria né tanto meno davanti ai mezzi del convoglio, per indurli a fermarsi. Gli hanno sparato addosso.

 

Un blindato Lince dei soldati italiani della missione Leonte — che fa parte di Unifil, ed è schierata nel sudovest del Libano a ridosso della Blue Line di demarcazione con Israele — è stato centrato «alle gomme e al paraurti» dai soldati israeliani.

 

GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU 1

L’Idf ha occupato e controlla di fatto l’intera regione a sud del fiume Litani: tutti i ponti sono stati distrutti per isolare il sud del Libano e i suoi villaggi dal resto del Paese, devastato ieri dai caccia che hanno provocato il massacro di Beirut, della valle della Bekaa e delle città del Sud come Sidone e Tiro.

 

Ancora una volta i caschi blu italiani sono finiti nel mirino, e stavolta non si parla di un «errore» come il 2 aprile quando un razzo finì sulla base di Shama, che ospita proprio il quartier generale del contingente italiano. Lì ci furono danni a un paio di mezzi e alla mensa, e per fortuna nessun ferito perché era scattato l’allarme e i nostri soldati ebbero il tempo di chiudersi nel bunker. Anche stavolta è andata bene (...)

 

CONVOGLIO UNFIL

 

(...)

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dopo l’attacco ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore israeliano, e ha chiamato al telefono il presidente del Libano, il generale Joseph Aoun, esprimendogli solidarietà per «gli attacchi ingiustificati e inaccettabili che sta subendo da Israele».

 

Riferendo in Aula alla Camera, il ministro ha difeso la missione dicendo che «i militari italiani non si toccano», fornendo i pochi dettagli divulgati come lo scopo del viaggio del convoglio: «Portava elementi a Beirut per il rimpatrio». L’attacco è avvenuto a un paio di chilometri dalla base italiana di Shama da cui si era mosso, e questo rafforza la tesi dell’avvertimento per far rientrare immediatamente i caschi blu.

 

Il ministro Crosetto chiede «alle Nazioni Unite di intervenire presso le autorità israeliane con la massima urgenza per chiarire l’accaduto, adottare tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza del contingente italiano e di tutto il personale Unifil, e ribadire con fermezza il rispetto del mandato e della protezione dovuta ai caschi blu». Assicura che «l’Italia continuerà a sostenere la missione di pace, ma pretende il pieno rispetto del ruolo di Unifil e la tutela dei propri militari. Episodi come questo sono intollerabili e non devono ripetersi».

trump meloni netanyahu

 

Ma il governo Netanyahu, che ha il pieno appoggio degli Stati Uniti, non teme affatto le istituzioni internazionali.

 

LA RABBIA DELLA PREMIER

Tommaso Ciriaco per repubblica.it - Estratti

 

C’è una ricostruzione che fa infuriare Giorgia Meloni. È il racconto che le fonti militari consegnano all’esecutivo poco dopo pranzo, lasciando attoniti anche Guido Crosetto e Antonio Tajani. Il resoconto riferisce nel dettaglio l’attacco ai soldati italiani di Unifil. La scena è agghiacciante. Eccola: c’è la colonna che prova a raggiungere l’aeroporto di Beirut, l’incrocio con un posto di blocco dell’Idf, il fuoco di avvertimento.

 

(...)

 

GAZA RIVIERA - DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Di fatto, un attacco deliberato e ingiustificato, che va ben oltre i colpi di avvertimento. La presidente del Consiglio decide subito di reagire. Chiede a Tajani di convocare alla Farnesina l’ambasciatore israeliano, affidando il colloquio alla direttrice generale per gli affari politici e di sicurezza, Cecilia Piccioni. Tocca a lei lamentarsi, a sera, con il diplomatico che rappresenta il governo di Benjamin Netanyahu. Ma non basta.

 

A Palazzo Chigi e alla Difesa l’irritazione supera il livello di guardia. Fonti di massimo livello riferiscono anche di un altro pesante episodio, risalente alla scorsa settimana. C’è di nuovo un mezzo italiano. Ed è sempre l’Idf a impedirne la circolazione. Un primo divieto, poi un secondo. Infine un terzo tentativo, questo invece autorizzato, ma comunque reso inefficace da un successivo posto di blocco, sempre gestito dall’esercito israeliano.

 

Ecco spiegata la rabbia di Meloni. A sera, riferiscono di parole dure della premier contro Netanyahu. Di un fastidio diplomatico ormai ingestibile. È tutto troppo: anche per chi, come la leader, ha in passato coltivato relazioni solide con l’amico “Bibi”. Un malessere che si può provare a sintetizzare edulcorando il ragionamento, ma cercando comunque di trasmettere il senso del suo sfogo: «Adesso ha veramente esagerato».

BENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

 

Sono ore destabilizzanti. La presidente del Consiglio si tiene per gran parte della giornata lontana da Palazzo Chigi, chiusa a casa a limare il discorso in Parlamento. Segue però la cronaca, in rapido divenire: la soddisfazione per la tregua, il comunicato con gli europei (negoziato dal consigliere diplomatico FabrizIo Saggio) le speranze che vacillano, il rischio di un nuovo brusco precipitare degli eventi. Sulle montagne russe finisce ovviamente anche il discorso che deve pronunciare alle Camere, stravolto e poi stravolto ancora. Dalle critiche aspre a Donald Trump e Netanyahu, elaborate prima della tregua, ai concetti ammorbiditi dopo l’accordo nella notte tra Washington e Teheran, fino al drammatico pomeriggio di ieri.

 

BENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

Il rischio è che in Parlamento le opposizioni attacchino dove Meloni è più fragile: il rapporto con il tycoon, l’antico sodalizio con Netanyahu. Fin dall’ultima fase dell’offensiva a Gaza, d’altra parte, Palazzo Chigi prova a smarcarsi dalle azioni israeliane, senza però riguadagnare consenso nell’opinione pubblica.

 

Tornerà a criticare il premier israeliano oggi, dunque. Chiedendo a Israele di rispettare gli sforzi del governo libanese per affrancarsi da Hezbollah. Di smetterla con gli attacchi indiscriminati. E, soprattutto, di non mettere a repentaglio i militari italiani.

 

GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU

Su Trump, invece, alternerà punte aspre ad aperture: è importante lavorare all’unità transatlantica, ma anche evitare azioni unilaterali fuori dalla cornice del diritto internazionale. E soprattutto, giurerà di non essere supinamente al traino della Casa Bianca, ma di aver mostrato — dal caso Groenlandia ai dazi e Sigonella — la propria autonomia.

NETANYAHU MELONI MISSIONE UNFILBENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGIBENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

 

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