g7 videoconferenza

I LEADER OCCIDENTALI, UNO PIU’ EUNUCO DELL’ALTRO – DURANTE LA VIDEOCONFERENZA IN CUI SI E’ RIUNITO IL G7, NESSUNO DEI PRESENTI (ERANO COLLEGATI ANCHE VON DER LEYEN E ANTONIO COSTA) HA ESPRESSO A TRUMP LA PROPRIA PERSONALE CONTRARIETÀ PER L'ATTACCO SCATENATO DA STATI UNITI E ISRAELE CONTRO L’IRAN, DI CUI NESSUN ALLEATO EUROPEO ERA STATO INFORMATO E CHE ERA IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE – TUTTI ZITTI A LAGNARSI DEI CONTRACCOLPI ENERGETICI – “LA STAMPA”: “GLI ALLEATI VORREBBERO UN MAGGIORE CONFRONTO CON GLI STATI UNITI, E SI FIDANO SOLO FINO A UN CERTO PUNTO DELLA STRATEGIA A LARGO RAGGIO DI TRUMP. QUESTO VALE ANCHE PER IL LIBANO E PER L'UCRAINA. LA TELEFONATA SULL'IRAN CHE C'È STATA TRA IL PRESIDENTE AMERICANO E IL PRESIDENTE RUSSO VLADIMIR PUTIN NON TRANQUILLIZZA I LEADER…”

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

stretta di mano emmanuel macron donald trump 2

Succede a ogni vertice telefonico: i leader rimangono abbastanza stupiti dal comportamento di Donald Trump. Non è lo stesso Trump senza freni che il mondo ha imparato a conoscere durante le dirette televisive, o negli sfoghi sui suoi canali social. Come se non aderisse al suo stesso personaggio. Come se almeno per un'oretta rifiatasse dal The Donald Show.

 

Così è stato ieri quando il G7 si è riunito in videoconferenza, su iniziativa della presidenza francese, per affrontare gli sviluppi della crisi in Medio Oriente, in particolare le conseguenze energetiche che potrebbero trascinare nel disastro le economie occidentali.

 

antonio costa e ursula von der leyen a kiev - 24 febbraio 2025

Oltre ai leader di Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Canada e Giappone, erano collegati la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Secondo le ricostruzioni, nessuno di loro – va premesso – ha espresso a Trump la propria personale contrarietà per l'attacco scatenato da Usa e Israele contro Teheran, e di cui nessun alleato europeo era stato informato.

 

Quello che i capi di Stato e di governo presenti hanno fatto, uno dopo l'altro, è stato ribadire al presidente americano che prolungare di troppo questa guerra non sarebbe sostenibile. Tutti hanno insistito sulla necessità di tornare a una soluzione diplomatica, il prima possibile, anche per tutelare la sicurezza delle petromonarchie del Golfo.

GIORGIA MELONI BACIA KEIR STARMER - VERTICE PRE L UCRAINA A LONDRA

 

[…] La riunione è durata circa un'ora ed è servita infatti anche a condividere le preoccupazioni sul fronte energetico. Ovviamente tutti i leader hanno commentato come una buona notizia che i paesi membri dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (Iea) abbiano concordato all'unanimità di rilasciare 400 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve di emergenza per compensare l'impatto sui mercati del conflitto e, soprattutto, della chiusura dello Stretto di Hormuz. Per avere un'idea, la cifra è più del doppio del precedente intervento record dell'agenzia, all'inizio della guerra in Ucraina, quando rilasciò 182 milioni di barili di greggio.

 

[…] Già martedì, Macron aveva ipotizzato di entrare in azione quando l'intensità dello scontro tra Stati Uniti, Israele e Iran si sarà attenuato. Ma ha comunque voluto dare un primo segnale del fatto che l'Unione Europea si sta preparando a farsi coinvolgere direttamente per proteggere le rotte del petrolio da cui dipende la propria sicurezza energetica.

Putin Trump

 

Continuerà anche a esserci uno stretto coordinamento anche a livello G7, per «contribuire a garantire la libertà di circolazione e delle forniture energetiche». Il non detto, è che gli alleati vorrebbero un maggiore confronto con gli Stati Uniti, e si fidano solo fino a un certo punto della strategia a largo raggio di Trump. Questo vale anche per tutti i teatri di crisi. Per il Libano, ma anche per l'Ucraina. La telefonata sull'Iran che c'è stata tra il presidente americano e il presidente russo Vladimir Putin non tranquillizza i leader. E durante il vertice è stato il primo ministro britannico Keir Starmer, verso il quale il presidente americano ha avuto parole molto ruvide, a chiedere che «i partner si assicurino che Putin non sia in grado di approfittare della situazione in Medio Oriente per intensificare il suo sforzo bellico».

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