aldo rossi carlo aymonino

UN MARZIANI TRA ROMA E MILANO – LE MOSTRE DI ALDO ROSSI AL MAXXI E CARLO AYMONINO ALLA TRIENNALE FANNO IL PUNTO SUI MIGLIORI ARCHITETTI DELLA STORIA ITALIANA - ROSSI GIOCA CON LA METAFISICA ITALIANA, CITANDO DI CONTINUO LE FORME SOSPESE DI ALBERTO SAVINIO, CARLO CARRÀ E, SOPRATTUTTO, GIORGIO DE CHIRICO. AYMONINO E IL CASO DEL TEATRO DI AVELLINO. QUI L’ARCHITETTO AGGREGA MITOLOGIE, CLASSICITÀ MODERNA, RAZIONALISMI, SPUNTI METAFISICI, GEOMETRIE DA SUPERSTUDIO: IL RISULTATO DEL DISEGNO È UN...

Gianluca Marziani per Dagospia

 

 

Un milanese a Roma e un romano a Milano: impossibile lasciarmi sfuggire una concomitanza museale che lega le traiettorie di due architetti ad alta sensibilità pittorica. Il vostro marziano ha visitato le mostre di Aldo Rossi al Maxxi (a cura di Alberto Ferlenga) e di Carlo Aymonino alla Triennale (a cura di Manuel Orazi, catalogo Electa), promosse dalle due istituzioni nazionali che fanno il punto museografico sui migliori architetti della storia italiana.

05 aldo rossi al maxxi

 

Noi alieni, vorrei chiarirlo, non siamo abituati ad un’edilizia che è frutto di intuizioni a matita, appunti a pennarello, evocazioni ad olio o acrilico; invece voi, cari terrestri dalle mille risorse, avete inventato l’architettura partendo dal “grado lapis” della domus, tracciando perimetri grafici tra funzione e bellezza (pensiamo agli esiti cristallini del sasso materano, della casa strombolana, del trullo pugliese, della masseria, della malga ma anche del vespasiano, dell’acquedotto, del colonnato, delle catacombe, dei sistemi fognari…), disegnando su muri e fogli (pensiamo a due artisti “architetti” come Raffaello e Michelangelo o a due architetti “artisti” come Bernini e Borromini) la coscienza alchemica e illusionistica della futura architettura civile.

06 carlo aymonino catalogo electa

 

Aymonino e Rossi, due giganti del Novecento, provengono dalla radice vasariana che inventava la prospettiva mentre disegnava i codici del vivere moderno, delle arti liberali, della polis tolemaica in un mondo di realismi e magie. I loro sguardi italiani, prima di conformarsi alle ragioni del committente, coglievano la primavera del fanciullino ottico, la fioritura di echi abitativi che avevano la caverna e la tenda nel proprio codice sorgente. D’altronde, tutti i grandi architetti sono partiti dalle unità elementari del riparo, da una grotta che contenesse l’essenza del nucleo tribale.

 

02 carlo aymonino alla triennale

Da quella semplice ovulazione tecnica ha preso forma, secolo dopo secolo, la complessa vicenda delle architetture che disegnano il paesaggio, sperimentando le molteplici variazioni degli archetipi secolari. Oggi si aggiunge la tecnologia per ampliare il potenziale ingegneristico; il digitale partecipa al costrutto di sogni vivi, tra sfide alla gravità e rivoluzioni chimiche, combinazioni quantiche e intelligenze artificiali. Basti pensare a Zaha Hadid e Frank O. Gehry, i due “scultori” più puri dell’architettura contemporanea, occhi radicali che hanno immaginato l’architettura prima della caverna e dopo il verticalismo, formalizzando l’ombra solida dell’acqua e i volumi liquidi del parco onirico. 

 

Aldo Rossi e Carlo Aymonino sono stati due maestri: e su questo abbiamo abbondanza testimoniale per affermare una solidità che li proietta nell’eden delle anime luminose. La cosa che ogni volta mi emoziona è rivedere i loro disegni, le pitture giovanili, quel modo pittorico di immaginare l’immagine di una costruzione.

 

01 carlo aymonino alla triennale

Mi colpisce la loro fedeltà atipica alle avanguardie, la magia quasi infantile con cui si esercitavano sul quadro; al contempo, non mi sfugge quel tratto da “traditori” del codice pittorico, forse dettato dalle attrazioni per il volume in scala reale, per una trasposizione del sogno nella dimensione dello spazio fisico. Entrambi si avvicinavano timidi al Futurismo, alla Metafisica, al Realismo di Scuola Romana per poi creare esili fratture, crepe iconoclaste con cui dichiaravano la loro appartenenza genetica ad uno “sguardo altro”. Che per entrambi sarebbe stato, con risultati diversamente notevoli, lo sguardo dei DISEGNATORI D’ARCHITETTURE. Coloro che, come detto, non immaginano una costruzione ma immaginano l’immagine di una costruzione.

 

carlo aymonino

Carlo Aymonino (Roma, 1926-2010) e suo cugino Carlo Busiri Vici frequentavano il giro artistico romano dell’immediato dopoguerra. Dal 1947 furono diverse le occasioni d’impegno tra organizzazione di mostre, partecipazioni in prima persona e frequentazione di altri artisti, da Renato Guttuso a Renzo Vespignani, da Scipione a Mario Mafai. In una delle ultime interviste Aymonino disse: “Il disegno serve per esprimersi, è come costruire un edificio o una città. Io potrei però fare a meno di scrivere ma non di disegnare, perché disegnare significa entrare direttamente nel mondo della figurazione architettonica, cosa che tra l’altro può fare solo l’architetto. Il disegno permette di misurare, di inventare, di capire attraverso le forme il mondo che ci circonda.”

 

carlo aymonino

Aymonino si è prima goduto il limbo giovanile, poi ha scelto la via accademica che fu, appunto, l’Architettura ma senza disperdere il patrimonio d’ispirazione, i legami umani, le attrazioni fatali per l’arte visiva. Per lui la creazione di una scena pittorica definiva non solo il futuro edificio ma anche le sue narrazioni, la vita onirica, il testo poetico. Gli edifici dipinti ricreavano la chimica del tempo perduto, della malinconia metafisica, del galleggiamento surrealista, in cerca di uno spazio oltre il nostro spazio, di un tempo oltre il tempo cronologico. 

 

Primo esempio: il Teatro di Avellino. Qui l’architetto aggrega mitologie, classicità moderna, razionalismi, spunti metafisici, geometrie da Superstudio: il risultato del disegno è un distretto da città polifunzionale che condensa ma non confonde, un luogo platonico che somiglia ai distretti culturali europei, ad alcuni siti asiatici In cui la gentrificazione esalta le nuove abitudini culturali, polarizzando le discipline senza dimenticare l’improvvisazione, la performance continua, la condivisione inclusiva.

 

carlo aymonino teatro avellino

Secondo esempio: Complesso Residenziale Monte Amiata nel quartiere Gallaratese a Milano. Una tecnica mista del 1971 mostra una sezione del complesso e aggiunge due figure arcaiche, una ragazza e un guerriero. Il disegno ha uno spirito neoclassicista e un costruttivismo caldo che passa per Alberto Magnelli, il minimalismo americano, Carlo Carrà e altre correnti avanzate del momento.

 

Terzo esempio: School Campus a Pesaro. Il disegno dell’atrio interno chiude la geometria dello spazio dentro un perimetro che è la geometria prospettica dell’occhio pittorico. Un atto che decreta una microscopica distonia tra l’artista e l’architetto: ed è in questo minuscolo movimento che il bozzetto si astrae dal committente, librandosi nell’aria veggente, “filmando” il reale con occhio astratto, intuendo la compresenza tra progresso significante e memoria necessaria.

 

carlo aymonino 19

Aldo Rossi (Milano, 1931-1977) ha sempre annodato il profilo del teorico con quello dell’architetto operativo, usando un collante che sussiste e resiste: il disegno e sua figlia la pittura. L’apoteosi della sua creatività purissima, dove il progetto fondeva scultura e Land Art, si chiama Teatro del Mondo, un’illuminazione che lo portò a costruire un teatro galleggiante per una prosa nomade, sorta di metafora terraformabile per ricreare sul palco le migrazioni culturali delle antiche genti mediterranee.

 

03 aldo rossi al maxxi

Quella torre sull’acqua divenne un’attrazione a Venezia (presentata per la Biennale del 1980) ma non fu mai sviluppata come formula di teatro (in)stabile per migrazioni culturali, antidoto a motore per spostare la speranza tra le persone e non persone senza speranza. Oggi rimangono molti documenti di quella magnifica utopia, in particolare i disegni e le pitture dove la torre ritrova il suo parcheggio metafisico tra muse inquietanti, pavimenti a scacchiera, archi classici e altre intuizioni ferraresi. Rossi ha chiaramente giocato con la Metafisica italiana, citando di continuo le forme sospese di Alberto Savinio, Carlo Carrà e, soprattutto, Giorgio de Chirico. Nella pittura di Rossi quel Teatro gioca con la citazione per riportare l’architettura al suo lapis originario, ai princìpi morali dell’essenza abitativa, ad un contenitore che si fa contenuto sensibile.

 

02 aldo rossi al maxxi

Al Maxxi si scorre lungo il nastro visivo delle pareti, captando quadri che si sganciano dalle tavole più tecniche. Sono disegni e pitture con una luccicanza che racconta un autore da camera, circondato da assoli temporali che precedono e seguono ogni costruzione. Paesaggi su carta che abitano la materia cromatica mentre seguono la mano in libertà vigilante. Eccola, la mano che osserva e mastica intuizioni, disegnando gli edifici che ogni bambino sogna quando scende dall’albero. Eccola, la vertigine di un architetto che ha raggiunto la semplicità dopo il lungo viaggio nella conoscenza. La Metafisica di Aldo Rossi, in fondo, era il sogno ad occhi aperti di un pittore che costruiva il suo mondo ideale.

carlo aymonino campus pesaroGianluca Marzianicarlo aymonino marco aurelio01 aldo rossi al maxxicarlo aymonino gallaratese

Ultimi Dagoreport

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCIZZARSI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, PERCHE' I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

donald trump specchio meme

DAGOREPORT - CHE ARIA TIRA NEGLI USA IN VISTA DELLE MIDTERM? DONALD TRUMP HA TRASFORMATO IL VOTO IN UN REFERENDUM SU DI SÉ (“FATE FINTA CHE SULLA SCHEDA CI SIA IO”), E LO SARÀ: I DEMOCRATICI HANNO UNA CHANCE IRRIPETIBILE DI APPROFITTARE DELL’IMPOPOLARITÀ DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO E TRASFORMARLO IN UN’ANATRA ZOPPA, METTERLO SOTTO INCHIESTA E PORRE FINE ALLA FOLLIA DAZISTA E AUTORITARIA DI QUESTI DUE ANNI – I DEM SONO AVANTI SECONDO TUTTI I SONDAGGI: ALLA CAMERA AVRANNO PROBABLIMENTE UNA MAGGIORANZA, MA AL SENATO LE COSE CAMBIANO – LA SFIDA CRUCIALE: IL TEXAS. SE IL CANDIDATO DEM DOVESSE ESPUGNARE LA STORICA ROCCAFORTE DEL GOP, PER TRUMP SI METTE DAVVERO MALE – IL VOTO DEI LATINOS E GLI STATI DA TENERE D’OCCHIO...

valter lavitola placca palazzo chigi presidenza del consiglio

FLASH! – QUANTI MISTERI, VALTERINO! COS’HANNO TROVATO I CARABINIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE A CASA DI LAVITOLA, IL 4 LUGLIO 2026? OLTRE A TRE CELLULARI (GIA' BEN RIPULITI DALLA MESSAGGISTICA CON RANUCCI), DUE CHIAVETTE USB, SVARIATI MANOSCRITTI E UN COMPUTER, SONO SBUCATI ANCHE DUE DISTINTIVI INTESTATI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, BENCHE' PRIVI DEL TESSERINO CHE RIPORTA MATRICOLA E FOTO (E' BENE RICORDARE CHE ANCHE GLI AGENTI DEI SERVIZI DIPENDONO DA PALAZZO CHIGI) - COME, QUANDO E PERCHE' LAVITOLA E' RIUSCITO  A ENTRARE IN POSSESSO DI TALI "PLACCHE" (CHE NON ERANO IN USO ALL'EPOCA DEI SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI PREMIER)?

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)