giorgia meloni sergio mattarella

MATTARELLA RISCRIVE IL DECRETO SICUREZZA! IL QUIRINALE HA FATTO MODIFICARE GLI ASPETTI PIÙ CONTROVERSI, IN PARTICOLARE SUL FERMO PREVENTIVO DI POLIZIA E SULLO SCUDO PENALE PER GLI AGENTI. IL COLLE HA FATTO NOTARE CHE UN CITTADINO NON PUÒ ESSERE FERMATO DALLA POLIZIA SOLO PER UN “ATTEGGIAMENTO SOSPETTO”. SERVONO FONDATE E MOTIVATE RAGIONI (AD ESEMPIO, IL POSSESSO DI ARMI) E IL COLLE CHIEDE CHE SIA COINVOLTO UN MAGISTRATO - SCOMPARE PURE LA CAUZIONE, CHIESTA DA SALVINI, PER CHI ORGANIZZA CORTEI E MANIFESTAZIONI – I DUBBI ANCHE DEL PRESIDENTE DEL SENATO LA RUSSA: "NO A MISURE CHE POSSONO APPARIRE DA STATO DI POLIZIA”

 

Concetto Vecchio, Tommaso Ciriaco per "la Repubblica" - Estratti

 

L'unico che ha voglia di scherzare è Matteo Piantedosi. È davanti alla sala del governo di Palazzo Madama. «Ministro, davvero arrivano leggi così liberticide?». «Ma no, stia tranquillo – sorride – soltanto a piccole dosi…».

 

meloni mattarella

Di queste norme contestate, due ore dopo, discutono al Quirinale Sergio Mattarella e Alfredo Mantovano. Come quasi sempre, restando sul merito giuridico e costituzionale. Il Capo dello Stato insiste su due aspetti non irrilevanti: lo scudo penale valga per tutti i cittadini, il fermo preventivo sia circoscritto in modo solido e con il coinvolgimento di un magistrato. A sera, le luci di Palazzo Chigi restano accese: riunione fiume, l'ennesima, per tradurre le sollecitazioni in commi e articoli.

 

È il governo a dover decidere quanto accogliere, quanto rischiare. Senza le modifiche richieste, il Quirinale bloccherebbe il decreto. A Giorgia Meloni spetta la scelta politica. E d'altra parte, le indicazioni del Colle non sono dettagli: condensano la differenza tra un autentico strappo costituzionale e regole comunque in equilibrio (precario) attorno alla lettera della Carta.

 

sergio mattarella e giorgia meloni - consiglio supremo della difesa

Il nodo forse più delicato è quello del fermo preventivo. Mattarella invita subito a togliere dal tavolo l'ipotesi di bloccare un manifestante soltanto perché sospetto, o per precedenti: non sarebbe costituzionalmente sostenibile. Servono fondate e motivate ragioni. Ad esempio, il possesso di armi o altri oggetti atti al travisamento.

 

Ma non basta. Il Colle chiede che sia coinvolto un magistrato, affinché la responsabilità sia condivisa e non solo in capo alle forze dell'ordine. Il pm sarà avvisato, propone l'esecutivo, ma non dovrà confermare tutte le misure (né, d'altra parte, avrebbe il tempo di farlo). Il compromesso potrebbe essere quello che la Procura possa almeno intervenire "in modalità interdittiva": in altri termini, una volta ricevuta la comunicazione e analizzata la ragione del fermo (come e in che modo, non sembra chiaro, né facilmente praticabile) potrebbe decretare l'immediata fine della misura o comunque prima dello scadere delle dodici ore.

giorgia meloni e sergio mattarella - consiglio supremo della difesa

 

Ma il Capo dello Stato chiede anche altro. Subordina il via libera al cosiddetto scudo penale al fatto che valga per tutti i cittadini e non solo per gli agenti. È un problema di rispetto della Carta. Pur di portare a casa il risultato, il governo accetta.

 

L'obiettivo è un doppio registro, uno soltanto per gli indagati. Di fatto, una legittima difesa rafforzata, che è poi lo slogan che Meloni e Salvini vogliono spendere nella futura battaglia per l'egemonia della destra.

 

Sono forzature. Il Colle incassa le correzioni, o almeno: così sembra a sera, in attesa di capire come sarà la bozza finale del testo destinato al consiglio dei ministri di stasera.

Mattarella, dopo aver ricevuto l'altro ieri pure Matteo Salvini, ottiene un altro risultato: scompare la cauzione per chi organizza cortei e manifestazioni. Qualche nodo, comunque, resta.

 

GIORGIA MELONI - IGNAZIO LA RUSSA - SERGIO MATTARELLA - 25 APRILE 2025 - FOTO LAPRESSE

C'è chi, e non sono pochi neanche nel centrodestra e ai vertici delle forze di polizia, nutre dubbi su alcuni specifici punti. Uno è Ignazio La Russa, che prima di essere presidente del Senato e attento alla sensibilità del Colle, è avvocato e, da giovane, militante in anni caldissimi e di piombo.

 

Prima del confronto tra Mattarella e Mantovano gli chiediamo delle misure e del rischio che siano restrittive di alcune libertà: «Possono apparire misure da Stato di polizia, ma va anche detto che il fermo preventivo era possibile negli anni Settanta, quando la Costituzione era questa, e durava assai di più. Lì era contro le Br e il terrorismo, oggi per un altro tipo di minaccia. Per me, comunque, dovrebbero prevedere un fermo di ventiquattro ore, ma con la possibilità per il giudice di esprimersi sulla validità del fermo.

(...)

SCONTRI TORINO MELONI SALVINI TAJANI

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