FORDISMO OMOSEX - LA TRAVOLGENTE PASSIONE DI TOM FORD PER RICHARD BUCKLEY (UN FIGLIO E UN RANCH ZEN IN TEXAS)

Maria Teresa Veneziani per "Corriere della Sera"

«La prima volta che il suo sguardo ha incrociato il mio, ho dovuto voltare la testa. Non so se è stato perché i suoi occhi sono così singolari e affascinati, o perché si è accesa una scintilla tra di noi. Gli occhi di Richard hanno il colore dell'acqua. Non blu, non grigi, e neppure beige. Porta decisamente bene la sua età e ora che ha i capelli più sale che pepe è ancor più seducente. È magro come un filo, cerimonioso nei modi, cammina felpato come un animale. È uno degli esseri più belli che abbia mai visto nella mia vita».

Comincia così la lettera d'amore pubblica che Tom Ford - stilista, icona fashion - scrisse sul numero che Vogue Paris gli dedicò in occasione dell'uscita del suo film A single man, storia quasi autobiografica di un professore universitario di 52 anni che si sforza di cercare il senso della vita dopo la morte del proprio compagno. L'amore tra Tom Ford e Richard Buckley, giornalista di moda, è così profondo da fare invidia.

Ricordo le facce straniate dei giornalisti in sala stampa a Venezia, quando lo stilista che ha vestito (svestendole) le donne di mezzo mondo, cominciò a raccontare di come la società fosse ingiusta in barba ai diritti civili (era il 2005 e negli Stati Uniti era ancora lontana la possibilità di sposarsi per i gay). Il suo volto bello e imperturbabile si fece vulnerabile raccontando le difficoltà che aveva trovato per poter stare accanto al proprio compagno in ospedale quando aveva avuto gravi problemi di salute, «una cosa che non si può accettare».

Gli chiesero se avrebbe voluto sposarsi: «Non mi interessa camminare sul tappeto rosso verso l'altare - rispose -. Ma mi piacerebbe un'unione civile, perché se io morissi domani, tutti i miei beni sarebbero tassati e a Richard rimarrebbe il resto. Se fossimo sposati avrebbe tutto».

Quello di Tom e Richard è un amore di quelli che tolgono significato a chi ancora discrimina l'amore di genere. Quell'alchimia che si avvera solo quando la chimica dell'epidermide ritrova sentimento e devozione.

Mr. Ford, ha sempre giocato sul proprio fascino tenebroso, non c'è giornalista - femmina o maschio - che non l'abbia subito. «Non si è chiesto come si sentiranno ora le sue fan?», arrivò a chiedergli l'intervistatrice di Vanity Fair quando fece outing agli inizi della sua ascesa da Gucci. «E lei come pensa che io mi sia sentito quando John John Kennedy si è sposato?», ribatté spavaldo lui.

Racconta così il primo appuntamento. «Nel 1986, quando ci siamo incontrati per la prima volta a una sfilata di moda, Richard era un uomo che metteva soggezione. Lui 38enne, caporedattore di Women's War Daily, tornava a New York dopo tre anni e mezzo trascorsi a Parigi. Era sicuro di sé e di una bellezza fuori dalla norma che lo rendeva quasi inaccessibile. Il suo sguardo mi tolse il respiro e alla fine della sfilata dovetti uscire per evitarlo».

Si rincontreranno 10 giorni più tardi, quando Tom, 25enne di belle speranze e forti ambizioni, entra a far parte dello staff creativo della designer Cathy Hardwick. «Mi aveva preso come assistente - ricorda Tom -. Quel giorno, arrivando nella redazione di Fairchild, seppi che stavano fotografando in mansarda i capi che dovevo recuperare.

Quando uscii dall'ascensore, lo riconobbi e lui si precipitò verso di me per presentarsi, dicendomi che i vestiti li avevano rimandati giù. Propose di accompagnarmi e scendendo non smetteva mai di parlare, cosa che fa raramente, ma anche di gesticolare e di comportarsi come un idiota, cosa che non fa mai. Un idiota adorabile. Io sono rimasto ad osservarlo in silenzio. Lo esaminavo, bevevo ogni sua parola e scrutavo ogni suo gesto e, nello spazio di quei 10 piani, mi sono innamorato follemente di lui e ho deciso che con lui volevo passare il resto della mia vita».

Un mese più tardi, la sera dell'ultimo dell'anno, in una piccola scatola blu di Tiffany, Richard gli consegnerà le chiavi di casa. Sarebbe stato l'inizio di una relazione che va avanti da oltre 27 anni. Chi conosce bene Richard dice che è un uomo meraviglioso, che ha supportato Tom nelle sue aspiriazioni. Fu lui a presentargli Down Mello, designer che gli aprì le porte di Gucci, esperienza che lo consacrò Re Mida della moda e stilista più influente di quegli anni.

Nel 2004 l'«allontanamento» - come lo definisce con la solita causticità - a cui è seguita la «crisi di mezza età», e rinascita: una griffe con il proprio nome, il film e la riscoperta delle piccole cose, «perché nella seconda fase della vita si diventa più spirituali».
L'unica certezza rimasta immutata è Richard. «È al centro della mia vita. Ho sempre voluto essere in coppia e l'ho cercata, indipendente dal fatto di essere gay o etero».

Tom e Richard hanno adottato un bambino che ha un anno. Vivono con gli adorati due cani nel ranch zen fatto progettare da Tadao Ando di Santa Fe nel Texas, dove Ford è nato, e dove sembra voler ricreare il modello d'amore della sua famiglia.
«Come tutte le coppie, abbiamo conosciuto dei momenti meravigliosi e altri tragici, ma avere qualcuno accanto nella vita, un sostegno permanente, sembra essere la più grande chance che possa esistere».

 

 

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