VIDAL, COME LUI NESSUNO - CON LA MORTE DI GORE VIDAL, LA LETTERATURA PERDE UNO DEGLI ULTIMI, VERI FUORICLASSE - INTELLETTUALE POLEMICO CON TUTTI E TUTTO, AMANTE DELL’ITALIA E DI RAVELLO, HA SAPUTO CONIUGARE VITA MONDANA E IMPEGNO POLITICO - SCANDALIZZÒ GLI USA CON IL ROMANZO “LA STATUA DI SALE” DEDICATO ALL’OMOSESSUALITÀ - ANTI-REPUBBLICANO, È STATO CRITICO ANCHE VERSO OBAMA: “VUOLE ESSERE AMICO DI TUTTI, TEME GLI SCONTRI DURI. L’OBIETTIVO È CONQUISTARE IL MAGGIOR NUMERO DI CONSENSI SEMPRE E COMUNQUE”…

1 - IL MONDO DELLA LETTERATURA PIANGE GORE VIDAL...
Da "Sole 24 Ore.com"

È mancato ieri, all'età di 86 anni, lo scrittore e sceneggiatore statunitense Gore Vidal (pseudonimo di Eugene Luther Gore Vidal), in seguito alle complicazioni di una polmonite. A dare la notizia, secondo quanto riporta il Los Angeles Times, il nipote Burr Steers. Particolarmente legato all'Italia e a Ravello, dove per oltre trent'anni ha scritto gran parte dei suoi capolavori nel 1972 decise di acquistare la celebra villa "La Rondinaia", passandovi molti mesi all'anno, Vidal è l'autore di libri celebri della letteratura angloamericana come "Lincoln" e "Myra Breckenridge".

Considerato uno dei giganti della letteratura americana, alla pari con scrittori quali Norman Mailer e Truman Capote, era noto per la sua vita sociale e sentimentale particolarmente vivace. Ha scritto 25 romanzi, saggi, spettacoli teatrali che hanno riscosso grande successo a Broadway, ma anche sceneggiature e film di successo come "Improvvisamente l'estate scorsa", di Joseph L. Mankiewicz, e "Ben Hur" di William Wyler.
Gore Vidal, che non nascondeva nei suoi scritti le sue idee politiche molto nette, aveva più volte tentato senza successo di candidarsi per cariche politiche. Adorava partecipare ad accesi dibattiti televisivi ed era apparso anche nel film "Roma" di Federico Fellini.

2 - BARACK O'DRAMA - I PRIMI CENTO GIORNI DEL PRESIDENTE GIUDICATI DA GORE VIDAL: "OBAMA TEME GLI SCONTRI DURI, NON DESIDERA AVERE L'OPPOSIZIONE SUL PIEDE DI GUERRA. L'OBIETTIVO È CONQUISTARE IL MAGGIOR NUMERO DI CONSENSI SEMPRE E COMUNQUE"...
Maurizio Molinari per "La Stampa" - 27-4-2009

«Un buon presidente ma con il problema di essere troppo tenero con i repubblicani». Gore Vidal, scrittore di successo e lingua tagliente dei liberal, dà un giudizio in chiaroscuro sui primi cento giorni di Barack Obama alla Casa Bianca.

Obama perché «troppo tenero»?
«Obama nel complesso sta gestendo bene la presidenza ma esita di fronte al gruppo di potere che è stato guidato per otto anni da Bush e Cheney. Si è trattato di un'amministrazione convinta che "tutto è legale per il presidente", proprio come ai tempi del Watergate di Richard Nixon, ma nessuno sembra volergliene chiedere conto».

Qual è la spiegazione?
«Obama vuole essere un presidente bipartisan. Per una questione di valori e per opportunità politica. Crede nella guida bipartisan della nazione, ispirandosi a Lincoln, e gli fa comodo averla per ottenere dai repubblicani i voti necessari per varare il bilancio ora e le riforme economiche in un prossimo futuro. Ma tutto questo ha un prezzo molto alto per il popolo americano: Obama rinuncia a riaffermare la Costituzione».

Il punto però è che Obama ritiene l'esatto contrario, ovvero che richiamarsi a Abramo Lincoln significa evitare rese dei conti sanguinose con gli avversari oramai sconfitti...
«Obama però è anche un avvocato e dovrebbe sapere che quando la Costituzione viene violata deve essere difesa, riaffermata, ripristinata. L'eccesso di accentramento di potere nella Casa Bianca avvenuto durante gli anni di Bush-Cheney ha creato un vulnus nel sistema politico che deve essere sanato. E' compito del nuovo presidente, votato dal popolo, di assumersi la responsabilità di punire chi violò la Costituzione proprio come si fece ai tempi di Nixon».

Cosa dovrebbe fare?
«Sostenere con forza chi al Congresso vuole arrivare a un processo pubblico agli eccessi dell'amministrazione Bush».

Sul fronte economico Obama la convince maggiormente?
«Sull'economia Obama applica Keynes, secondo il quale quando il mercato fa corto circuito spetta allo Stato versare il denaro per riattivare la crescita. E' l'unica ricetta economia che sento come mia. Il problema di Obama non sono le azioni politiche che compie, in gran parte giuste, ma la sua volontà di essere amico di tutti, di non avere mai avversari».

Come se lo spiega?
«Con il fatto che viviamo nell'era della tv. Il presidente vuole apparire ed essere amato, avere tassi di gradimento alti, teme gli scontri duri, non desidera avere l'opposizione sul piede di guerra. L'obiettivo è conquistare il maggior numero di consensi sempre e comunque.

L'approccio bipartisan è lo strumento con cui Obama persegue questa strategia ed al momento i tassi di popolarità superiore al 60 per cento gli stanno dando ragione. Ma in questa maniera sta facendo pagare un prezzo alto alla nazione. Il primo compito del presidente non è essere popolare ma difendere la Costituzione redatta dai padri fondatori».

Qual è l'errore più grave che gli rimprovera?
«Dalle torture della Cia fino agli abusi costituzionali vuole mettersi tutto dietro le spalle in fretta».

 

 

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