AVEVA RAGIONE GRILLO: L’EXPO 2015 NASCONDE PARECCHIE MAGAGNE - ARRESTATO ANTONIO GIULIO ROGNONI, VOLUTO DA FORMIGONI, EMINENZA GRIGIA PER GLI APPALTI IN LOMBARDIA - GLI INDAGATI AL TELEFONO: ‘SONO TUTTE TURBATIVE, TUTTI ABUSI’

1. ARRESTATO IL REGISTA DEGLI APPALTI LOMBARDI - OMBRE SU EXPO 2015
Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella per ‘Il Corriere della Sera'

La grande scommessa italiana di Expo 2015, per i magistrati milanesi, poggia sull'illecito. Sin dall'inizio. Il modo in cui sono stati affidati i servizi legali di «supporto tecnico-amministrativo alla stazione appaltante Expo 2015 spa nella fase di aggiudicazione e direzione lavori», o nella «gestione dei rapporti contrattualistici di "Arexpo spa" che deve acquisire le aree per l'esposizione universale», sono infatti «un clamoroso esempio» di ciò che viene contestato ad Antonio Giulio Rognoni, perno delle legislature Formigoni e fino a un mese fa direttore generale di «Infrastrutture Lombarde» (la holding della Regione Lombardia per 11 miliardi di investimenti nelle grandi opere), e al responsabile dell'ufficio gare e contratti Pier Paolo Perez: l'aver «creato, in palese violazione di legge» e a dispetto delle già esistenti risorse interne, «una struttura parallela» composta sempre dagli «stessi avvocati esterni» alla quale «esternalizzare la parte più delicata e importante dell'attività», perché disponibili a «escogitare soluzioni tecnicamente adeguate rispetto alle illecite finalità preordinate dalla struttura».

Così ieri 67 capi d'imputazione, riguardanti incarichi esterni del valore di circa 8,7 milioni di euro tra il 2008 e il 2012 per servizi legali pertinenti anche all'autostrada Pedemontana, alla Brescia-Bergamo-Milano, alla Tangenziale Est Esterna Milano, all'ospedale San Gerardo di Monza, alla costruzione della nuova sede della Regione o al recupero edilizio della Villa Reale di Monza, portano in 243 pagine del gip Andrea Ghinetti all'arresto in carcere di Rognoni e Perez chiesto tre mesi fa dai pm Alfredo Robledo, Antonio D'Alessio e Paola Pirotta, che li ritengono «promotori» di una «associazione a delinquere» finalizzata «almeno dal 2008» a una miriade di turbative d'asta, truffe alla Regione e falsi in atto pubblico nell'assegnazione di incarichi di servizi legali e ingegneristici.

Altri sei ritenuti partecipi all'associazione sono stati posti agli arresti domiciliari: il direttore amministrativo di «Ilspa» Maurizio Malandra, gli avvocati Fabrizio Magrì, Carmen Leo, Giorgia Romitelli e Sergio De Sio, e l'ingegnere Salvatore Primerano.

Ad altri 9 dei 29 indagati il gip applica il divieto di esercitare la loro professione o di dirigere società, e questa misura interdittiva colpisce tra gli altri Cecilia Felicetti, «deposta» da direttore generale di «Arexpo», e Giuseppe De Donno, l'ex colonnello del Ros imputato con il generale Mori a Palermo nel processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, da Formigoni nominato componente esterno nel «Comitato per la legalità e la trasparenza delle procedure regionali», ma ora sollevato dal gip dal ruolo di amministratore delegato della sua società di investigazioni private «G-Risk srl» perché accusato di aver goduto irregolarmente di incarichi.

Per l'arresto di Rognoni, dal 2004 manager di Ilspa a 900mila euro l'anno, esprime «stupore» il presidente della Regione, il leghista Roberto Maroni, perché «in questi mesi ne ho apprezzato la competenza» in Infrastrutture Lombarde, che il predecessore Formigoni rivendica come «una delle grandi e positive intuizioni delle giunte da me presiedute». «Maroni venga in aula martedì a riferire, con particolare attenzione a Expo», invoca il Pd, mentre il Movimento 5 Stelle chiede a Maroni, «che fino a poco tempo fa paventava l'ipotesi di nominare Rognoni subcommissario a Expo, il blocco in via cautelativa di tutte le opere in mano a Infrastrutture Lombarde».

Viene così a galla che era questa l'inchiesta che Robledo, nel suo esposto sulle asserite violazioni del capo Bruti Liberati nell'assegnazione dei fascicoli, indicava potenzialmente danneggiata dal (a suo avviso) difettoso coordinamento con un altro fascicolo segreto, coassegnato ma coordinato dal capo dell'antimafia Boccassini. Per pochi minuti Bruti e Robledo nel comunicare gli arresti sono costretti a sedere accanto, con un gelido imbarazzo che ricorda quello Renzi-Letta allo scambio della campanella da premier, ma d'accordo nell'opporre un «non è questo l'argomento all'ordine del giorno» a chi prova a interrogarli sul dissidio.

2. GLI INDAGATI AL TELEFONO DICEVANO: ‘SONO TUTTE TURBATIVE, TUTTI ABUSI'
Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella per ‘Il Corriere della Sera'

«Ci sono tutti i suoi calcoletti... Se cicciano, se ciulano all'interno del computer di Perez, siamo rovinati!». Giusto. Ma la profezia il 12 luglio 2012 dell'avvocato Carmen Leo al formigoniano direttore generale di «Infrastrutture Lombarde», Antonio Rognoni, si era avverata già un mese prima, quando la Guardia di Finanza di Milano aveva sequestrato il computer appunto di Perez e iniziato a incrociare la cronologia dei vari «salvataggi» del pc con le intercettazioni.

Come quelle in cui Rognoni si infuria («Non deve scrivere quelle str... lì») perché, negli studi di qualche avvocato di quelli beneficiati dall'affidamento esterno di incarichi per servizi legali del valore di 8,7 milioni nel 2008-2012, un ingenuo fa girare una mail che candidamente accenna all'artificioso spacchettamento e frazionamento di contratti per scendere sotto soglia, e assegnare senza gara una commessa in realtà da 400.000 euro («poi ce la gestiamo io e te, ti faccio un po' di affidamenti sotto i 40...»): e l'interlocutrice di Rognoni concorda, «una roba del genere non è il caso... vedi è come se gli dicessimo sì, non vi preoccupate, non facciamo la gara, facciamo 10 incarichi da 400.000 euro».

La predilezione per i ricchi incarichi a professionisti legali esterni, che per il gip «lavoravano in rapporto di "parasubordinazione" presso gli stessi locali degli enti pubblici, profumatamente pagati col pubblico denaro, con buona pace della libertà di toga e dei principi deontologici», origina dal fatto che - come l'ingegnere Primerano racconta a un conoscente il 17 aprile 2012 - «persone troppo rigide alla fine trovano qualche difficoltà», invece «Infrastutture solitamente si contorna di persone che capiscono e che sanno che se c'è un problema si affronta, ma non si mettono il bastone tra le ruote perché tu ad esempio sei il collaudatore...». Ancor più chiaro è Rognoni stesso il 2 agosto 2012 ammonendo Perez e Leo: «Non riuscite più ad ascoltare il mio parere come vincolante! Io pretendo che sia vincolante!». Il che spaventa qualche avvocato come Leo: «Allora tutte le forzature che lui ci impone di fare... peggio per lui! Qui facciamo le cose così, perché lui ce le dice e vuole la mia sigla?».

Oltre allo spreco di soldi e alla violazione delle regole, l'indagine mette a nudo negli avvocati alcuni casi di «clamoroso e spudorato conflitto di interessi, ben noti ai pubblici ufficiali delle stazioni appaltanti». Lo studio dell'avvocato Magrì, ad esempio, nel 2009-2011 riceve incarichi per 3 milioni di euro dal mondo della Regione ma lavora anche per «Impregilo», la quale controlla il «Consorzio Torre» incaricato proprio da «Infrastrutture Lombarde» di realizzare il nuovo Palazzo Lombardia.

Lo studio dell'avvocato Leo, 2 milioni di incassi dal mondo della Regione nel 2009-2012, guadagna 900.000 euro assistendo la «Cooperativa CMB» di Carpi che, «tramite la partecipata Progeni spa, è concessionaria per la realizzazione del nuovo ospedale Niguarda di Milano, la più grande opera sanitaria in project financing, per la quale Infrastrutture Lombarde ha ufficialmente funzione di supporto alla committente azienda ospedaliera».

Di più: per i pm, l'avvocato consulente della coop «CMB» (aderente al consorzio aggiudicatosi le opere di viabilità e accessibilità a Expo 2015) «carpisce senza sforzo informazioni riservate grazie alla sua appartenenza al contesto delittuoso in Infrastrutture Lombarde».

Per i pm, poi, le «manovre occulte» di Rognoni «finalizzate a pilotare gli affidamenti tecnici presso le direzioni dei lavori nelle opere di realizzazione della "Piastra Expo"» sarebbero state motivate dalle ambizioni politiche dell'allora presidente Formigoni. Quando infatti la «Mantovani» vince l'appalto, alcuni commentatori e organi di stampa giudicano eccessivo il ribasso, e anche Formigoni esprime perplessità. Il suo sottosegretario Paolo Alli il 23 luglio 2012 spiega a Rognoni che la critica di Formigoni «non può restare lettera morta, cosa che lui non tollera...

Inventatevi due o tre cose che si vendono mediaticamente, qualche controllo in più... bisogna che lui ne esca a testa alta dicendo "io ho segnalato un problema reale"». A quel punto, ricostruiscono i pm, «Rognoni esige dai più fidati collaboratori iniziative tese a ottenere forzatamente dall'appaltatore garanzie accessorie manifestamente non dovute».

Tanto che l'avvocato Leo commenta intercettata: «Son tutte turbative, son tutti abusi... Il problema è che vogliono ricattare Mantovani..."se non mi fai le garanzie io non ti aggiudico"». E anche Perez il 2 agosto 2012 riporta il concetto: «Sembra che vogliono ricattarlo, cioè "se non fai così non ti aggiudico la gara"... siamo al delirio mistico».

Dalla pubblicazione il 19 aprile 2012 sul Corriere di una lettera «aperta» di Carla Vites, moglie di Antonio Simone arrestato nell'inchiesta Maugeri con Pierangelo Daccò (dispensatore di 8 milioni di benefit a Formigoni), ora si scopre che sono partiti accertamenti sul fatto che le figlie di Daccò, Erika e Monica, usassero con la loro società «Poliedrika» il 31° piano del Pirellone per eventi: i pm contestano che il contratto annuale da 48.000 euro, più un 40% su quanto ricavato dai clienti, dovesse essere affidato con procedure pubblicistiche, anziché con «palesi violazioni» del limite per l'affidamento diretto che all'epoca era 20.000 euro. Un miracolo che le intercettazioni riconducono alla «"vicinanza" delle sorelle Daccò agli ambienti della Presidenza della Regione, in virtù della quale riuscivano a imporre i loro interessi».

 

 

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